Quello che la Grecia ha patito in 3 anni, Cipro lo sta subendo in poche settimane

Guardian14 Aprile 2013 effedieffe

 

 Un'analisi mostra che per il proprio salvataggio Cipro è stata obbligata a cercare altri 6 miliardi di euro. Il conto del salvataggio negoziato meno di un mese fa è così salito a 23 miliardi di euro, più dell'intero PIL cipriota



I politici ciprioti hanno reagito con furia alla notizia che il Paese, per contribuire al proprio salvataggio, è stato obbligato a cercare altri 6 miliardi di euro, molti dei quali saranno tolti ai risparmiatori delle banche in difficoltà.

È trapelata difatti una bozza del piano di salvataggio aggiornato e da essa emerge che nella tarda nottata di mercoledì, il conto finale del salvataggio è salito a 23 miliardi di euro da un valore iniziale stimato in 17, ed il tutto in meno di un mese dall'accordo e con l'intero aumento semplicemente imposto a Nicosia.

In visita ad Atene, Yannakis Omirou - presidente del Parlamento cipriota - ha dichiarato che la piccola isola è stata avvelenata dai suoi alleati dell'Unione Europea. 

I politici ciprioti hanno già dovuto fronteggiare una fortissima pressione politica interna per accettare le pesanti perdite dei risparmiatori delle due banche in difficoltà ed esaudire la richiesta di contribuire per 7 miliardi di euro. Ma dopo che un'analisi più dettagliata della sostenibilità del debito ha mostrato che il buco nero della finanza nazionale dell'isola era più profondo di quanto immaginato in precedenza, il costo totale per i contribuenti ed i risparmiatori ciprioti è salito a 13 miliardi di euro, mentre 10 miliardi verranno dal FMI e dagli alleati dell'eurozona. La cifra finale di 23 miliardi di euro è ben superiore all'intero PIL annuale cipriota.

Jonathan Loynes, del centro studi Capital Economics, ha dichiarato che la crescita dei costi non ha fatto che rispecchiare quanto già successo in precedenza nelle altre nazioni salvate: «Non sanno se ci saranno altri buchi neri, io non sarei poi così sorpreso se scoppiasse un altro terremoto finanziario nella prossima settimana, o giù di lì» .

Il piano ventilato del nuovo salvataggio, che sarà discusso dai ministri delle finanze venerdì a Dublino, smaschera la natura approssimativa del primo accordo, messo insieme in fretta e furia a marzo e ridisegnato dopo che il parlamento cipriota aveva respinto l'ipotesi che i risparmiatori con meno di 100.000 euro di deposito - i cui risparmi dovrebbero essere garantiti - potessero accusare delle grosse perdite.

Un nuovo decreto, operativo per 7 giorni, toglie tutte le restrizioni per transazioni sotto i 300.000 euro, al fine di ridare energia al commercio interno affamato di contanti ed in difficoltà nel pagare fornitori e dipendenti. Inoltre, il limite delle transazioni giornaliere verso l'estero che non richiedono una approvazione è stato alzato da 5.000 a 20.000 euro. Rimane il limite di 300 euro per il prelievo in contanti, così come la proibizione all'uso di assegni. Il decreto introduce anche una nuova restrizione sull'apertura di nuovi conti bancari in banche dove non si è già clienti.

La maggior parte degli ulteriori 6 miliardi di euro sarà ricavata prendendola dai risparmiatori: si prevede che Cipro sarà anche obbligata a vendere oro delle sue riserve per un controvalore di 400 milioni di euro, a rinegoziare i termini del prestito dalla Russia e ad imporre delle perdite ai creditori della Banca di Cipro. 

Circolano voci relative anche ad una ristrutturazione del debito in titoli governativi ciprioti nei confronti di portatori di titoli di Stato per importi dell'ordine del miliardo di euro, una ristrutturazione ovviamente nel senso della riduzione dei rimborsi da parte dello Stato. Se così fosse, sarebbe l'inizio di uno periodo ancora più turbolento per l'incertezza delle negoziazioni.

Omirou ha dichiarato: «Dai nostri partner europei abbiamo ricevuto veleno invece che solidarietà» .

A Nicosia, la capitale, la reazione non è stata meno feroce: molti prevedono che il peso del salvataggio, insostenibile per una nazione la cui economia è in pezzi, spingerà inevitabilmente Cipro ad uscire dall'euro.

Giorgos Doulouka, portavoce del principale partito di opposizione, l'Akel, ha dichiarato: «Resisteremo. Abbiamo studiato qualsiasi scenario alternativo per l'uscita del Paese dai vincoli della Troika e del memorandum. Ci stanno mangiando vivi. Quello che la Grecia ha patito in 3 anni, Cipro lo sta subendo in poche settimane. Tutte le ulteriori misure che il governo dovrebbe ora prendere, colpiranno la gente comune. È una cosa indegna». 

È anche saltato fuori che martedì Mario draghi, presidente della Banca Centrale Europea, è entrato a piè pari nel dibattito sempre più febbrile sul futuro di Cipro mettendo in guardia il governo di Nicosia di non passar sopra a Panicos Demetriades, governatore della Banca Centrale cipriota. Draghi, in una lettera inviata al presidente cipriota Nicos Anastasiades, ha anche ammonito che licenziare un governatore di banca centrale senza giusta causa è contro le leggi dell'UE.

Alcuni analisti fanno presente che le previsioni fatte per l'economia di Cipro, e sulle quali si basa il piano di salvataggio, sono risultate troppo ottimistiche, come si è già verificato, e ripetutamente, per la Grecia. Un nuovo salvataggio potrebbe dunque essere imminente.

In effetti, tutti si aspettano che l'economia di Cipro finisca in una grave depressione, con il PIL in contrazione dell'8,7% nel 2013 e del 3,9% nel 2014. A riguardo, la scorsa settimana un portavoce del governo ha accennato che nel 2013 la perdita potrebbe essere anche superiore : potenzialmente fino al 13% del PIL cipriota, il che farebbe saltare il piano di salvataggio nell'arco di pochi mesi.

Simon Derrick, capo stratega del settore valutario alla Banca di New York Mellon, ha messo in discussione le previsioni che vedono una ripresa dell'economia nell'arco di 2 anni, con una sensazionale crescita dell'1,1% nel 2015. Derrick ha commentato: «Perché mai ci dovrebbe essere un tale ritorno di fiducia e perché mai la gente dovrebbe aver voglia di mettere nuovamente i soldi nelle banche di Cipro? L'economia cipriota ha 3 fonti: banche, case e turismo. A Cipro non riusciranno a ricostruire un sistema bancario offshore ed il turismo non è competitivo essendoci una Turchia [l'altro pezzo di isola è turco, ndt] con una moneta nazionale svalutata del 50% rispetto al 2005» .

E Loynes conclude facendo riferimento alle restrizioni sui capitali imposte per impedire  una loro fuoriuscita in massa dal Paese, restrizioni che si ritiene dovrebbero rimanere temporaneamente ma almeno fino a che tramite i prelievi forzosi si conti dei risparmiatori non saranno recuperati i costi del salvataggio: «La storia ci dice che una volta avvenute restrizioni sui capitali, è estremamente difficile disfarsene».

Heather Stewart e Helena Smith, da Atene

Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla, revisione di Lorenzo de Vita

Fonte >
Guardian


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