Ma quale rivoluzione grillina: vogliono Prodi al Quirinale

Francesco Maria Del Vigo - Sab, 13/04/2013 - Il Giornale

 

Alla faccia del cambiamento, le Quirinarie del M5S scelgono il vecchio. Il candidato medio ha 71 anni e un passato in politica 


Ma dov'è il cambiamento? Dov'è l'innovazione? Dove sono i nomi nuovi e i visi puliti della politica che sgorga direttamente dalla rete? Ci sono solo vecchi arnesi e icone della sinistra giustizialista e radical chic.

Sepolcri che non hanno neppure avuto il pudore del restauro.


Ricapitoliamo. Ce l'avete presenti i grillini? Quelli che state attenti tutti che vi circondano, quelli che dovevano aprire la casa della politica come una scatoletta di tonno. Quelli che vengono dal web, quelli della democrazia diretta, quelli che sono la gente più della gente, che sono più voi anche di voi. Ecco loro, insomma.


 Loro non solo sono come tutti gli altri, sono peggio.


Perché non puoi proclamarti ambasciatore della nuova era della politica e poi voler mandare Romano Prodi al Quirinale. Romano Prodi.


 Non è un omonimo, è proprio lui: classe 1939, quello della tassa per entrare, quello che - come racconta oggi sul Giornale Gian Marco Chiocci - sostiene di avere scoperto dove era segregato Aldo Moro durante una seduta spiritica. Ma non c'è solo lui nella rosa di papabili presidenti della Repubblica. Dieci nomi per un totale di 710 anni. Praticamente il candidato grillino ideale ha una media di 71 anni. Un giovanotto. Che non ci sarebbe niente di male se loro non avessero il vezzo di infilarsi nell'occhiello il certificato anagrafico.


 Certo un bambino non può salire al Colle ma, carta alla mano, basta aver compiuto cinquant'anni. Volete altri nomi?


Emma Bonino (entrata per la prima volta in Parlamento nel lontano 1976) e Stefano Rodotà (classe '33, eletto col Pci nel 1979). Grillo, con lo stile sobrio dei suoi comizi-show, li definirebbe mummie della politica.


 Poi si passa al capitolo giustizia con Ferdinando Imposimato e Gian Carlo Caselli. Può mancare una gloria del giornalismo engagè? Ovviamente no.


Infatti sbuca anche Milena Gabanelli. E non vogliamo strizzare un po' l'occhio al pacifismo di sinistra? Certo che sì: Gino Strada al Quirinale.


Per non farsi mancare niente e dare un contentino anche al giustizialismo caro al "partito" di Repubbica c'è pure Gustavo Zagrebelsky.


E poi, ovviamente, Dario Fo. Ah, c'è anche Grillo.


E lì in mezzo sembra un bambino.  


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