La zona euro prende fuoco

Gaulliste Libre 13 Aprile 2013

 

Sul finire del 2012, dopo 6 mesi di calma sui mercati, i sostenitori della moneta unica europea avevano gridato vittoria troppo presto.


La crisi cipriota è venuta a ricordarci la fragilità dell'edificio monetario europeo e, come se non bastasse, il conto viene ora rivisto al rialzo. Ed altri focolai di crisi stanno divampando

Chi sarà il prossimo?


E così siamo già a 5 Paesi - su 17 - che sono stati aiutati dalle autorità europee per uscire dalla crisi provocata dalla moneta unica. Ma questa crisi non sembra volersi fermare al 30% dei Paesi dell'eurozona; sono difatti stati evidenziati molti altri focolai. Hervé Nathan ed Emmanuel Lévy, su Marianne, elencano la lista dei candidati alla prossima crisi. Una lista sfortunatamente lunga: Malta, Lussemburgo, Irlanda e Slovenia e, fuori dall'eurozona, Lettonia (che vorrebbe adottare la moneta unica), così come la Gran Bretagna ed i suoi paradisi fiscali.

I primi due Paesi della lista sono piccoli ma sono ben noti paradisi fiscali incastrati nel bel mezzo dell'Unione Europea (cosa che non promette nulla di buono circa una vera riforma sul tema...). I loro sistemi bancari, che non sono gonfiati come quello di Cipro, danno sempre più segnali di allarme. Nel Lussemburgo le banche hanno un peso di oltre 20 volte il PIL del Paese, mentre nel caso di Cipro era di 8 volte ed è di 4 volte nel caso della Francia. Signifiva che anche solo una piccola crisi bancaria richiederà un nuovo intervento dei pompieri europei.

Le luci oggi sono comunque puntate sulla Slovenia - come ci dice il Point, a seguito della comparsa di un resoconto dell'OCDE che invita il Paese a mettere a posto la crisi del proprio settore bancario. Certo, l'organizzazione vuole essere rassicurante e dichiara che il governo sloveno sarà in grado di risolvere la questione da solo - dovrà esserlo - ma non può non criticare il piano sloveno per la ristrutturazione delle banche. L'OCDE ha infatti proposto una quindicina di misure, una delle quali è la privatizzazione delle banche pubbliche.

Gli incendi che covano sotto cenere


Oltre a questi nuovi potenziali focolai, ce ne sono alcuni vecchi che non sono per nulla spenti. L'evoluzione della crisi non si è fermata nemmeno nelle nazioni che sono state aiutate dall'Unione Europea : in Portogallo, il governo taglia con la scure i costi dell'istruzione, al punto da rimettere in discussione la gratuità dell'istruzione stessa. La situazione greca continua ad essere sconfortante, come riferisce il blog Greek Crisis, con un'esplosione nel numero dei suicidi ed il deterioramento della situazione sanitaria. Che la situazione irlandese sia migliorata è solo un'illusione ottica perché gli Irlandesi non ne beneficiano affatto.

Ma i due Paesi della lista che restano da vagliare sono i più preoccupanti: Spagna ed Italia, le cui implicazioni per il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) sono troppo importanti. Madrid è riuscita ad evitare le forche caudine della Troika pur ottenendo dei fondi per aiutare le proprie banche. Nel frattempo, il tasso sui prestiti continua a salire, e la cosa potrebbe colpire ancora il sistema bancario, tanto che non si può escludere una nuova crisi spagnola.

In Italia la situazione è sempre instabile
perché la maggioranza dei cittadini ha votato per due partiti apertamente euro-scettici. Anche se è probabile che ci sarà un accordo fra centro-sinistra e centro-destra che salverà la partecipazione del Paese alla moneta unica, questa alleanza probabilmente non avrà alcuna garanzia di stabilità e potrà portare ad una nuova elezione dall'esito incerto.

Da ultimo, i Paesi creditori sono sempre più esasperati nel vedersi richiedere altri soldi.

In breve, se non è possibile prevedere quando affonderà quella costruzione artificiale e barocca che è la moneta unica europea ( cosa che comunque richiederà un certo lasso tempo visto che la BCE ha i mezzi per tenerla in piedi), il tempo che le rimane non si presenta come una tranquilla passeggiata.

Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla, revisione di Lorenzo de Vita


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