DALL'ARCHIVIO - I seguaci del vescovo ribelle

Anno 1999 Di Vittorio Messori

«E' una verità che imbarazza la Chiesa di Roma, ma nessuno la può contestare. padre Pio si è sempre rifiutato di celebrare la messa in italiano e di adottare le modifiche liturgiche introdotte da Paolo VI a partire dal '64. Diceva messa in latino, rivolto al tabernacolo e non ai fedeli. Cioè la messa che sarebbe poi costata a monsignor Lefebvre l'allontanamento dalla Chiesa. Sono curioso di vedere cosa succede domani in San Pietro: il Papa dirà che padre Pio rappresentava un modello di prete in antitesi rispetto a quello conciliare? Oppure, come ha fatto con gli altri santi del suo pontificato, perfino con quelli medievali, lo dipingerà come un precursore delle riforme del Concilio?»


La tonaca è quella lunga di una volta, con il colletto bianco inamidato. La voce mantiene un accento francese nonostante i due decenni trascorsi in Italia. Ed è severa come si conviene a chi crede che il compito della Chiesa sia quello di «dire che il male è male e il bene è bene, senza girarci intorno con troppe ipocrisie». Padre Emmanuel du Chalard de Taveau, 48 anni, è uno dei 370 sacerdoti che nel mondo seguono gli insegnamenti di Marcel Lefebvre, il vescovo francese che rifiutava il Concilio Vaticano II e il «falso modernismo che vuole coniugare la Chiesa e la rivoluzione, la Chiesa e la sovversione». Lefebvre venne scomunicato nel 1988 per aver ordinato quattro nuovi vescovi. Il suo scisma è stato l'unico del nostro secolo. Padre Emmanuel è a capo del priorato di Montalenghe, un paese immerso nel verde del Canavese, a pochi chilometri dalle fabbriche Olivetti. Il priorato ha sede in un'ex casa salesiana che i lefebvriani della Fraternità S. Pio X hanno rilevato, non senza un certo spirito polemico. Perché, oltre ai computer, nell'Italia che sta per beatificare il frate cappuccino anche le vocazioni di Santa Romana Chiesa hanno i bilanci in rosso.


«Questa Chiesa modernista è ormai un deserto. I seminari sono vuoti. Le chiese sono vuote. Il numero di sacerdoti in forte calo. Solo noi cresciamo», dice padre Emmanuel du Chalard. E aggiunge: «Ma lo sa che diversi giovani preti italiani vengono da me di nascosto per farsi insegnare la messa in latino? Mi dicono che finalmente ne riscoprono il significato sacrale». Padre Pio è morto nel '68, appena prima che la riforma liturgica venisse completata. Non ha vissuto gli anni più duri dello scontro tra Lefebvre e Roma. Ma per i lefebvriani sparsi per l'Italia -alcune migliaia di fedeli e nove sacerdoti- il cappuccino non ha mai smesso di essere una bandiera. «Sì sì no no», la rivista dei tradizionalisti che si dice sia letta anche in Vaticano, lo cita spesso. Il bollettino Roma Felix, un'altra testata lefebvriana, ha appena ricordato un episodio che era finito nel dimenticatoio: il lunedì di Pasqua del 1968 monsignor Lefebvre andò in visita da Padre Pio e chiese la sua benedizione. La ottenne. «Dunque Padre Pio ha in un certo qual modo benedetto la sua azione di resistenza durante il Concilio, che si era chiuso tre anni prima», scrive don Michele Simoulin. Negli ambienti lefebvriani circola una rara fotografia scattata in quell'occasione, nella quale si vede il cappuccino di San Giovanni Rotondo baciare l'anello del vescovo francese, non ancora scismatico ma certamente su posizioni di forte contrasto nei confronti di Roma. Così, nel silenzio del priorato di Montalenghe e nell'abbazia di Econe, in Svizzera, sede centrale dello scisma, sono in molti a ritenere che la beatificazione di Padre Pio rappresenti una vittoria morale sulla Chiesa che li ha espulsi. E si cita uno dei principali «figli spirituali» del frate cappuccino, l'industriale padovano Giuseppe Pagnossin, ora scomparso, che era contemporaneamente devotissimo a monsignor Lefebvre e a Padre Pio. Per Vittorio Messori questa rivendicazione ha una sua giustificazione. «Padre Pio viene beatificato a furor di popolo, non certo a furor di monsignori, magari quelli teologicamente corretti che vanno di moda adesso -dice l'autore di libri celebri come Ipotesi su Gesù- «Ma, a differenza di Lefebvre, Padre Pio ha obbedito e ha continuato ad amare la Chiesa. Non si è ribellato, anche se ciò gli è costato sofferenza. In fondo, anche in ciò sta la sua santità».


Nei conventi scismatici dove la messa è ancora in latino l'opinione è diversa. «E' solo questione di tempo - dice padre du Chalard- come la Chiesa ha prima perseguitato Padre Pio, arrivando perfino a spiarlo nel confessionale, e poi l'ha beatificato, così finirà per fare anche con monsignor Lefebvre».


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