LA SOCIETÀ 20-80 (PARTE 1)

di Hans Peter Martin e Harald Schumann FISICAMENTE.NET

PARTE 1 

La globalizzazione sta modellando una nuova civiltà, dove solo un quinto della popolazione planetaria avrà accesso alla ricchezza.


Un processo che si nutre di una dottrina in cui l'esclusione viene presentata come fenomeno inevitabile. Dallo smantellamento dello "stato sociale" alla marginalità del Sud del mondo.


I sogni di importanza mondiale alloggiano al Fairmont Hotel di San Francisco. E' un'istituzione e un'icona, un albergo di lusso e un mito della voglia di vivere. Chi lo conosce lo chiama rispettosamente "The Fairmont", e chi vi abita ce l'ha fatta.


 Come una cattedrale del benessere, l'hotel troneggia sul Nob Hill, sopra la celebrata "City", un suntuoso edificio dai molti superlativi che unisce, in un sol colpo e con aria svagata, "fin de siècle" e "boom" del dopoguerra. I visitatori vengono colti dalla smania di guardare quando l'ascensore di vetro li solleva lungo il muro esterno della torre dell'albergo per portarli al "Crown's Room Restaurant". Allora si apre davanti ai loro occhi il panorama di quello splendido mondo nuovo, il sogno di miliardi di esseri umani: dal ponte del Golden Gate fino alle colline di Berkeley rifulge una ricchezza del ceto medio che non sembra avere confini.


 Tra gli eucalipti scintillano le piscine di ville grandi e accoglienti, avvolte dalla tenera luce del sole, davanti agli ingressi sono parcheggiate quasi sempre diverse automobili. Come una pietra di confine, il Fairmont segna il passaggio dall'età moderna al futuro, dall'America all'area del Pacifico.

MAGNATI GLOBALI


In questo ambiente pregno di storia, Mikhail Gorbaciov, uno dei pochi che ha personalmente contribuito a scrivere la storia, accolse, nel settembre 1995, l'élite del mondo (...): ha riunito in questo luogo cinquecento politici, dirigenti dell'economia e scienziati di spicco di tutti i continenti.


 Il nuovo "braintrust globale" -per usare la definizione data dall'ultimo presidente dell'Unione Sovietica e Premio Nobel per definire questo circolo esclusivo- dovrebbe indicare la via che ci porterà nel XXI secolo, la via "che porta ad una nuova civiltà".


 Vecchi ed esperti timonieri del mondo come George Bush, George Schultz, e Margaret Thatcher incontrano i nuovi signori del
pianeta, quali Ted Turner, il capo della CNN, che fonde le sue imprese con la Time Warner creando nell'ambito dei mezzi di comunicazione il più grande gruppo di tutto il mondo, o un magnate commerciale del sudest asiatico come Washington Sycip.


 Per tre giorni riflettono con la massima concentrazione, formando piccoli gruppi di lavoro con i "global players" del mondo informatico e finanziario, con i sommi sacerdoti dell'economia, con gli economisti delle università di Stanford, Harvard e Oxford. Anche gli inviati del libero commercio di Singapore e Pechino vogliono far sentire la loro voce quando è in gioco il futuro
dell'umanità (...).


PERSONE INUTILI


Uno degli uomini interpellati è David Packard, uno dei fondatori del gigante high-tech "Hewlett&Packard". L'anziano self-made miliardario rimane impassibile.


 Con la massima lucidità pone piuttosto la domanda centrale: "Quanti impiegati servono davvero nelle nostre aziende?". "Sei, forse otto", è la risposta asciutta di John Gage, top manager della Sun Microsystems.


"Senza quelli saremmo spacciati. Va detto però che è del tutto indifferente in quale paese della Terra abitano". A questo punto interviene il moderatore, il professor Rustum Roy della "Pennsylvania State University": "E quante persone lavorano attualmente per la Sun System?". Gage risponde: "Sedicimila.


A parte un'esigua minoranza, sono la nostra riserva di razionalizzazione". La risposta non suscita nessun mormorio tra i presenti; per loro, la prospettiva di eserciti finora inimmaginabili di disoccupati è un dato scontato.


Nessuno tra i remuneratissimi manager di carriera ai vertici delle aziende e dei paesi del futuro crede ancora che i mercati della crescita economica dei paesi finora benestanti possano offrire un numero sufficiente di posti di lavoro nuovi e pagati in maniera decente: secondo loro questi posti non ci saranno in nessun ambito della vita economica.


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