2 aprile 2013 Il Riempitivo

2/4/2013 Pietrangelo Buttafuoco Il Foglio

 

C'è da qualche parte dell'universo mondo un'acqua che non può in alcun modo essere raccolta da vaso alcuno.


 

Così insegna Platone. E' acqua che tutti siamo obbligati a bere secondo misura ma solo chi non è frenato dalla prudenza e dall'intelligenza, tracannandone oltremodo, via via che ne prende sorsi si scorda di tutto e dorme perfino, come ad attendere il sorteggio di un destino e trovare in quel torpore una nuova esistenza.


 Fosse pure quella di un usignolo o vestire - Allah non voglia! - gli strepiti di una scimmia.


Ed è così che l'ombra di Aiace, avendo Ulisse fatte proprie le armi di Achille in tutto quel dormire, resta sempre in corruccio.


Così un cigno sceglie di diventare un essere umano e Orfeo precipita ancora tra le fauci delle Baccanti.


E così Ippomene, per distrarre la ghiottona Atalanta, pur celebrata nella velocità di gara, dissemina di mele la pista e ne frena il galoppo.


Senza un araldo divino che faccia avviso - senza il Profeta, il Lodato - tutti bevono troppa di quella acqua e qualcuno, inesperto di sofferenze, incappa in mescolanze di ogni genere.


 E siccome dopo i tecnici è dato il tempo ai saggi, che sono i sapienti della Repubblica, è dovere dei veglianti attendere il tuono della mezzanotte quando il terremoto fa rinascere i dormienti che, chi di qua, chi di là, si levano in sù ma per cadere come stelle filanti.


E al contrario dei dormienti, dunque, al pari di Er, al modo di Gengis Khan, bisogna attraversare quell'acqua e poi tenersi lungo la via che porta in alto.


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