La libertÓ si conquista e si mantiene con il sangue. Nessuno ce la regala.

31/3/2013 dal Blog di S.Mela

 

 La storia dell'umanità ci insegna che i popoli si conquistano la libertà versando, e copiosamente, il loro sangue. Non solo, ma continuano a versarlo per continuare a rimanere liberi.


  La libertà non é mai stata elargita come regalo, ma, soprattutto, non é un qualcosa di definitivo: deve essere conservata con cura meticolosa, anche con lacrime e sudore.


  Solo qualche esempio. I Romani si conquistarono la propria libertà con un rivo di sangue, e difesero la propria libertà alla Trebbia, al Trasimeno, a Canne ed infine a Zama. E quindi anche ad Aquae Sextiae e sui campi di Vercelli, così come ai Campi Catalaunici. Solo per menzionare alcuni episodi eroici.


 

Né ci si illuda che queste considerazioni pertengano fatti di lontani passati. Non molti anni or sono la Devoluzione Yugoslava avvenne tramite una sanguinosissima guerra civile che esitò alla fine nella sua scomposizione in stati che ricalcavano quelli del medioevo centrale.

  Queste crisi politiche, sociali, economiche e militari pongono molti interrogativi. Ne riporteremo solo alcuni, non in ordine di importanza bensì di contingente attualità.


  In primo luogo, mettono in luce la necessità anche, e massimamente in tempo di pace, di mantenere un esercito addestrato ed efficiente. Si voglia o meno, le forze armate sono una componente essenziale di ogni stato, che dovrebbe curarle come le pupille degli occhi.


  In secondo luogo, mettono in evidenza quanto sia importante la comune volontà della Collettività di perseguire un fine comune, al quale sacrificare gli interessi particolari. E la libertà è forse il bene supremo di un popolo. La morte di uno può significare la salvezza di molti.


 

In terzo luogo, si noti che la libertà conferisce la responsabilità delle proprie azioni. Sia nel bene, sia nel male. Ma anche circa quel particolare comportamento che é costituito dalla desistenza: ossia dal non volere o sapere far nulla, nel tollerare, dall'essere ignavi. Se su molti argomenti lice o conviene la tolleranza, quando é in gioco la libertà essa diventa disdicevole e controproducente. Non é contrattabile.


  In quarto luogo, nessuna Collettività può ambire ad essere libera senza prima essersi fortificata nell'etica e nella morale. Non ha motivo di vivere chi non abbia un valido motivo per cui morire. Chi lotta per la libertà è certamente una persona che ha ben chiaro che le sofferenze presenti saranno compensate dal bene futuro di essere libera: lei o la sua discendenza. Ha quindi ben presente la scala gerarchica dei valori e la nozione del tempo. Rifugge quanto debosci la mente ed il cuore ed alleva la prole nel rigore dell'autodisciplina.


* * * * *

  Per cercare di essere ancora più chiari, le parole che Senofonte mette in bocca al grande condottiero nella sua Ciropedia dovrebbero offrire sufficienti spunti di meditazione ed approfondimento.


 

«Quanto al futuro, tuttavia, io credo di poter prevedere che, se cederemo all'indolenza e alla dolce vita propria di quegli uomini meschini che considerano il lavoro una disgrazia e l'ozio una fortuna, in breve tempo finiremo col disprezzare noi stessi e col perdere tutti i nostri beni. [75] Non basta essere stati virtuosi per continuare a esserlo, ma bisogna coltivare la virtù fino al termine, e come le attività artigianali in genere si deteriorano se vengono trascurate e i corpi in pieno vigore tornano a infiacchirsi se ci abbandoniamo alla mollezza, così la temperanza, l'autocontrollo, il vigore si riconvertono in vizi se non ci curiamo di praticarli. [76] Dunque si deve perseverare senza abbandonarsi al piacere del momento.


Io credo che se è gran cosa un impero è cosa ancora più grande saperlo conservare dopo averlo conquistato: la conquista riuscì non di rado a chi non dimostrò che audacia; la conservazione di ciò che si è conquistato non può invece prescindere dalla temperanza, dall'autocontrollo, da un impegno continuo. [77] Con questa consapevolezza dobbiamo oggi praticare la virtù molto più assiduamente di quanto abbiamo fatto prima di acquistare queste fortune, ben sapendo che quanto più un uomo possiede tanto più diventa bersaglio di invidie, di agguati, di colpi di mano, specialmente se, com'è il nostro caso, si sia assicurato con la forza le sostanze e l'ossequio altrui.»


  Rileggiamo con grande attenzione:


 

«Io credo che se è gran cosa un impero è cosa ancora più grande saperlo conservare dopo averlo conquistato: la conquista riuscì non di rado a chi non dimostrò che audacia; la conservazione di ciò che si è conquistato non può invece prescindere dalla temperanza, dall'autocontrollo, da un impegno continuo


  Ma quale impero é più importante della nostra libertà?

* * * * *

  «Temperanza ed autocontrollo».


  Ma, domandiamoci, in questi ultimi sessant'anni di pace abbiamo saputo dimostrare ed addestrarci alla temperanza ed all'autocontrollo?


  Non è forse alla mancanza di tali virtù che si possono addurre molti dei mali odierni?


  Ma che razza di libertà supporta l'andante sessantottino «vietato vietare»? Codesta é pura e semplice licenza.


  Signori, se Voi effettivamente volete essere liberi, dimostratevene degni. Non a parole, ma nei fatti.


  Volete la libertà economica in questa situazione di emergenza?


  Benissimo: conquistatevela. É semplice:


  1. Tassare del 30% tutte le pensioni e gli stipendi dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni superiori ai 1,500 euro mensili, così da portare il bilancio dello stato in attivo ed iniziare a ripianare il debito

  2. Una tantum su ogni cittadino di 5,000 euro, destinati esclusivamente ad abbattere il debito sovrano.


  3. Dimezzare le tasse al comparto produttivo, affinché non muoia.


  4. Deregolamentare il lavoro fino a ripresa consolidata.


  Troppo dolore? Troppo peso? Qualcosa da ridire?

  Lo sappiamo, per chi é quello cha ha, staccarsi dai propri beni equivale a versare sangue.

  Bene, restate schiavi e statevene zitti.





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