22 marzo 2013

22/3/2013 Camillo Langone il Foglio

 

Prego per l'anima di Gabriele D'Annunzio.


Gli ultimi capitoli della "Mia vita carnale", la biografia dannunziana di Guerri, mi hanno intristito parecchio. Vi si racconta che, forse per la droga, forse per la sifilide, forse per altre malattie malcomprese o malcurate, forse per tutte queste cause insieme, a 73 anni il Comandante cede quasi all'improvviso: "C'è ormai in me un senso di pudore. Non posso più piacere alle donne".


Non potendo esistere un seduttore pudico, chiaramente è la fine. A un'amante giovane e bella (quarant'anni di differenza) che lo vorrebbe ancora, risponde affranto: "Bisogna rassegnarsi.


Io da alcune settimane sono orribilmente vecchio. Dianzi mi sono spaventato guardandomi allo specchio".


 Sdentato, catarroso, gonfio, purtroppo non impiega gli ultimi mesi di vita a guadagnare sul fronte dell'anima il terreno che sta perdendo sul fronte del corpo.


 E' un peccato, uno spreco artistico oltre che spirituale, il suo rifiuto di mettere a frutto la vecchiaia.


Però ce lo rende più avvicinabile.


Prego per D'Annunzio che, dopo un'esistenza inimitabile e perfetta, ci ha risparmiato l'ulteriore umiliazione di un gran finale: spegnendosi piuttosto modestamente ci ha lasciato lo spazio per provare a fare di meglio.


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