Wall Street segna dei record... e la propria follia

Gaulliste Libre 18 Marzo 2013 effedieffe.com

Sono alcuni giorni che il Dow Jones segna record su record.


Oggi (il 17 marzo) è sopra il livello raggiunto alla fine del 2007, e ciò malgrado dei tagli automatici nei bilanci e ad una congiuntura poco brillante. Ma che cosa spiega questa apparente esuberanza dei mercati finanziari?

Perché le borse crescono


Anche se i mercati sono esuberanti ed irrazionali, i massimi del Dow Jones non sono totalmente privi di fondamento. Ci sono 3 potenti fattori che possono spiegare perché il più importante indice borsistico al mondo abbia di recente segnato dei nuovi massimi. Prima di tutto, negli Stati Unti gli utili aziendali non sono mai stati così alti, si veda questo grafico del The Economist. Alti profitti giustificano una valorizzazione in borsa delle aziende.

Questo grafico mostra
che la crisi è stata meno violenta per le aziende che non per le famiglie e che, inoltre, queste hanno assorbito molto più rapidamente di quanto non abbiano fatto i cittadini. Superato nel 2007 il picco del 12% del PIL, i profitti delle imprese statunitensi hanno raggiunto un valore esorbitante, corrispondente a quasi il 15% del PIL, cioè un 20% sopra il valore precedente alla crisi! In breve: dato che la capitalizzazione è ad un massimo storico, la cosa non è totalmente senza senso.





Poi ci sono altri due fattori, associati, che giocano anch'essi a favore della Borsa: il flottante di liquidità emessa dalle Banche Centrali per cercare di uscire dalla crisi ed il livello estremamente basso dei tassi di interesse. In effetti, come fu negli anni 2000, la creazione di moneta non ha causato inflazione sui prodotti di consumo, mentre sostiene il valore degli attivi aumentandone la domanda. I bassi tassi rendono più attraenti gli investimenti azionari dato che i soli dividendi superano spesso il rendimento dei titoli di stato delle varie nazioni, cosa successa ben di rado.

Un sistema completamente malato


Ma questi 3 fattori non sono esenti dal porre problemi seri. È abbastanza evidente che il flottante di liquidità ponga il problema del crearsi di una bolla. È indubbio che la forte crescita della massa monetaria, a partire dalla fine degli anni ‘90 abbia prodotto delle colossali bolle immobiliari e finanziarie sfociate nel crollo finanziario del mercato immobiliare anglosassone e delle borse e mercati finanziari del 2008.

Nondimeno, attualmente non siamo in presenza di una crescita dissennata della massa monetaria ed il rischio è moderato in quanto le famiglie hanno la tendenza a ridurre il proprio indebitamento, ed i deficit pubblici sono ovunque in calo [?, ndt]. Comunque, in assenza di una seria riforma del settore finanziario, dalle stesse cause non possiamo che aspettarci gli stessi effetti e la bassa attività rischia di spingere ad un eccesso di liquidità e quindi ad un grosso rischio di bolla.

Infine, l'incredibile risalita dei profitti delle aziende non è necessariamente una buona notizia, se ne preoccupa lo stesso The Economist. In effetti questo picco di guadagni si è realizzato a scapito dei salari e delle assunzioni, frenando quella domanda che costituisce più del 60% del PIL. In breve, il capitalismo finanziario ha dimenticato la lezione del capitalismo fordista che aveva ben compreso come il potere di acquisto dei salari doveva crescere per garantire l'aumento della domanda.


Se ci sono delle ragioni obbiettive che possano giustificare i record raggiunti dal Dow Jones (a parte la massiccia creazione di denaro da parte della  Fed), è difficile non vedere in esse le gravi disfunzioni di questo capitalismo finanziario che sta segando il ramo sul quale è seduto.
Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla, revisione di Lorenzo de Vita


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