Un dottore per curare la Chiesa ferita

Marcello Veneziani - Mer, 13/03/2013 - Il Giornale

 

Trovo deprimente il toto-papa che infuria sui media tv e trovo un po' scemo il giochino etnico del geo-papa: lo vogliamo americano, no nero, meglio ispanico, no brasiliano, è mundial, come se si dovesse scegliere il testimonial di uno spot e il target su cui puntare.


Ricorda certi premi Nobel assegnati non al valore dello scrittore ma per gratificare un'area geografica.


I gruppi di cardinali stanati come grillini, le primarie papali, i sarti che preparano tre taglie per il futuro papa che sembrano corrispondere a Bersani, Berlusconi e Grillo, certi tg che trattano il Conclave come se fosse un tribunale destinato a decidere sulla pedofilia e le banche cattoliche.


Mi auguro che il futuro papa, in segno di resurrezione della Chiesa ed eletto in prossimità di Pasqua, abbia l'ardire di chiamarsi Pasquale per significare il Risorgere della fede. Non sarebbe il primo ma Pasquale III.


O in subordine, Celestino VI, per indicare un Papa che riannoda la vita della Chiesa dopo colui che rifiutò (Papini scrisse lettere agli uomini firmandosi Celestino Sesto).


È necessario ripartire da un atto fondativo perché la chiesa ha riportato molte ferite, anche se l'ultima - la rinunzia di Ratzinger - vogliono farla passare per un atto glorioso. Invece è stata una ferita grave, di tipo diverso ma non inferiore alle altre piaghe della Chiesa: la scristianizzazione, la pedofilia, il malaffare, le guerre intestine.


 Le cinque piaghe della Chiesa, come scriveva Rosmini e come testimoniava Santa Maria Francesca. Un Papa per risorgere.


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