Jacques Sapir: democrazia a brandelli

Gaulliste Libre 08 Marzo 2013 effedieffe

 

A fine gennaio, Jacques Sapir ha reso pubblica una serie di 4 scritti filosofici molto lunghi (uno, due, tre e quattro ) tuttavia fondamentali, che propongono una riflessione sulla democrazia e le regole giuridiche e concludono con una lucida contestazione dei moderni tiranni che stanno indebolendo la democrazia.



L'esproprio della democrazia

In Après la démocratie, Emmanuel Todd aveva fornito un'analisi prettamente politica. In questa serie di 4 scritti invece - un autentico saggio - Jacques Sapir ci fornisce un'analisi più filosofica, più vicina a quella proposta nella La dissociété di Jacques Généreux, la cui tesi viene in un certo senso completata da Sapir.

Sapir critica «lo sviluppo di istanze di decisioni economiche (quali la BCE ), sconnesse da qualsiasi controllo democratico, con quest'idea ormai diffusa che un governo delle regole si possa sostituire ad un governo del popolo».

È indiscutibile che le sue tesi sono assolutamente attuali, dato il modo sempre più deprecabile nel quale si stanno organizzando le nazioni europee . Non solo il potere è sempre di più nelle mani di organismi non eletti (BCE, Commissione Europea, Corte di Giustizia), ma è sempre più presente - in tutte le regole stesse del funzionamento sia della BCE che di questa Europa dell'austerità (TSCG, six pack, two pack...),- il "costituzionalismo economico" che consente, ad esempio, molta meno elasticità di interpretazione della stessa FED statunitense.

Per Sapir,

«ll potere ha smesso di essere in mano agli uomini per passare in mano alle leggi, ma le leggi non governano, vengono invece imposte come fossero norme generali. Abbiamo dunque davanti una de-politicizzazione totale» in quanto «il legalitarismo è impermeabile a qualsiasi contestazione».

Sapir vi vede una critica alla stessa democrazia :

«Schmitt ritiene dunque che il parlamentarismo liberale abbia creato le condizioni affinché la legalità soppianti la legittimità ed il potere della maggioranza soppianti il diritto (...) se il popolo non è né buono, né unito né omogeneo, allora la regola maggioritaria è la fine della ragione e della giustizia. Si deve in tal caso imbrigliare l'azione delle maggioranza in un riferimento ideale intangibile».

Ridiscutere in senso neoliberale

Jacques Sapir sottolinea il ruolo di Hayek e nota la contraddizione dei neoliberali che «ormai pretendono un costituzionalismo economico. Proprio loro che, per costruzione, rifiutano il ruolo delle regole in quanto non credono ad altro che alla massimizzazione delle scelte individuali».

Sapir sottolinea che la prima questione sollevata è relativa all'efficacia:

«la stabilità di una scelta (...) garantita dall'esistenza delle regole si contrappone all'instabilità che deriva da un'azione discrezionale».

È l'argomentazione sollevata tipicamente per giustificare l'indipendenza delle banche centrali, argomentazione che pone una grave problema di democrazia.

La seconda questione fa riferimento all'affermazione che

«il funzionamento dei mercati sarà migliore se i partecipanti dovranno agire all'interno di scenari che non avranno il potere di modificare. Da cui deriva l'idea che lo stabilire tali quadri di riferimento dipenda da decisioni politiche alle quali sottostare per assicurare, ancora una volta, una stabilità delle decisioni dei partecipanti». In economia, ciò presuppone che «esista una scienza economica in grado di individuare rapidamente quali siano le decisioni giuste», ma gli ultimi anni dimostrano esattamente il contrario. Da ultimo, ma non meno importante, proprio le regole possono finire per servire soprattutto a degli interessi particolari.

La terza questione verte sul fatto che queste regole sono più «suscettibili di funzionare operativamente meglio del caos indotto dal blocco del sistema politico». Il problema è che «perché un sistema di regole costituzionali possa prendere il posto di un'azione politica discrezionale, occorrerebbe, sia che nel sistema delle regole fossero incluse e previste con certezza la totalità delle crisi future, sia che si avesse la certezza che tali regole potranno essere cambiate con la stessa velocità degli avvenimenti che si succedono nella crisi».

Infine, «questo ricorso alla regola costituzionale crea un'ulteriore incertezza», come è successo nella crisi della zona euro. Si aggiunga che costituzionalizzare delle regole economiche «implica o che le persone che concepiscono tali regole siano onniscienti, o che ci ritroveremo a fare i conti sempre con gli stessi problemi».

In questa raccolta di scritti fondamentali, Jacques Sapir fa dunque a pezzi la costituzionalizzazione delle politiche economiche.

Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla, revisione di Lorenzo de Vita

L'esproprio della democrazia

In Après la démocratie, Emmanuel Todd aveva fornito un'analisi prettamente politica. In questa serie di 4 scritti invece - un autentico saggio - Jacques Sapir ci fornisce un'analisi più filosofica, più vicina a quella proposta nella La dissociété di Jacques Généreux, la cui tesi viene in un certo senso completata da Sapir.

Sapir critica «lo sviluppo di istanze di decisioni economiche (quali la BCE ), sconnesse da qualsiasi controllo democratico, con quest'idea ormai diffusa che un governo delle regole si possa sostituire ad un governo del popolo».

È indiscutibile che le sue tesi sono assolutamente attuali, dato il modo sempre più deprecabile nel quale si stanno organizzando le nazioni europee . Non solo il potere è sempre di più nelle mani di organismi non eletti (BCE, Commissione Europea, Corte di Giustizia), ma è sempre più presente - in tutte le regole stesse del funzionamento sia della BCE che di questa Europa dell'austerità (TSCG, six pack, two pack...),- il "costituzionalismo economico" che consente, ad esempio, molta meno elasticità di interpretazione della stessa FED statunitense.

Per Sapir,

«ll potere ha smesso di essere in mano agli uomini per passare in mano alle leggi, ma le leggi non governano, vengono invece imposte come fossero norme generali. Abbiamo dunque davanti una de-politicizzazione totale» in quanto «il legalitarismo è impermeabile a qualsiasi contestazione».

Sapir vi vede una critica alla stessa democrazia :

«Schmitt ritiene dunque che il parlamentarismo liberale abbia creato le condizioni affinché la legalità soppianti la legittimità ed il potere della maggioranza soppianti il diritto (...) se il popolo non è né buono, né unito né omogeneo, allora la regola maggioritaria è la fine della ragione e della giustizia. Si deve in tal caso imbrigliare l'azione delle maggioranza in un riferimento ideale intangibile».

Ridiscutere in senso neoliberale

Jacques Sapir sottolinea il ruolo di Hayek e nota la contraddizione dei neoliberali che «ormai pretendono un costituzionalismo economico. Proprio loro che, per costruzione, rifiutano il ruolo delle regole in quanto non credono ad altro che alla massimizzazione delle scelte individuali».

Sapir sottolinea che la prima questione sollevata è relativa all'efficacia:

«la stabilità di una scelta (...) garantita dall'esistenza delle regole si contrappone all'instabilità che deriva da un'azione discrezionale».

È l'argomentazione sollevata tipicamente per giustificare l'indipendenza delle banche centrali, argomentazione che pone una grave problema di democrazia.

La seconda questione fa riferimento all'affermazione che

«il funzionamento dei mercati sarà migliore se i partecipanti dovranno agire all'interno di scenari che non avranno il potere di modificare. Da cui deriva l'idea che lo stabilire tali quadri di riferimento dipenda da decisioni politiche alle quali sottostare per assicurare, ancora una volta, una stabilità delle decisioni dei partecipanti». In economia, ciò presuppone che «esista una scienza economica in grado di individuare rapidamente quali siano le decisioni giuste», ma gli ultimi anni dimostrano esattamente il contrario. Da ultimo, ma non meno importante, proprio le regole possono finire per servire soprattutto a degli interessi particolari.

La terza questione verte sul fatto che queste regole sono più «suscettibili di funzionare operativamente meglio del caos indotto dal blocco del sistema politico». Il problema è che «perché un sistema di regole costituzionali possa prendere il posto di un'azione politica discrezionale, occorrerebbe, sia che nel sistema delle regole fossero incluse e previste con certezza la totalità delle crisi future, sia che si avesse la certezza che tali regole potranno essere cambiate con la stessa velocità degli avvenimenti che si succedono nella crisi».

Infine, «questo ricorso alla regola costituzionale crea un'ulteriore incertezza», come è successo nella crisi della zona euro. Si aggiunga che costituzionalizzare delle regole economiche «implica o che le persone che concepiscono tali regole siano onniscienti, o che ci ritroveremo a fare i conti sempre con gli stessi problemi».

In questa raccolta di scritti fondamentali, Jacques Sapir fa dunque a pezzi la costituzionalizzazione delle politiche economiche.

Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla, revisione di Lorenzo de Vita


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