FINI ALL'INFERNO, 'IL GIORNALE' BRINDA

Repubblica e il Giornale

 

- ‘'CHI LO HA INCONTRATO LO DESCRIVE SOTTO SHOCK, PROVATO E INCREDULO DI FRONTE A QUELLE PERCENTUALI MINUSCOLE E IRRIDENTI, QUELLO 0,46% CHE SOMIGLIA A UNO SBRICIOLAMENTO PIÙ CHE A UN CROLLO" -



1 - MA FINI NON VUOLE MOLLARE "M'IMPEGNO PER UNA NUOVA DESTRA"
Da "la Repubblica"


«Se amare il mio Paese ha un costo (ma ne vale comunque la pena), non rientrare in Parlamento non è certo un motivo sufficiente per desistere dal tentativo di rappresentare da destra un'Italia mille miglia lontana dal berlusconismo e dal grillismo». Lo ha detto Gianfranco Fini, non rieletto alla Camera. «Nei prossimi giorni - ha aggiunto il leader di Futuro e libertà - con le amiche e con gli amici di Fli valuteremo come dar vita ad una nuova stagione di impegno culturale e politico per consentire ad una generazione più giovane di continuare in prima persona a lavorare per un'Italia migliore».

2 - SFRATTATO DOPO 30 ANNI, È LA FINI DEL MONDO
Fabrizio De Feo per "il Giornale"

Chi lo ha incontrato lo descrive «sotto shock», come uno che ha l'aria di aver smarrito la schedina dopo aver vinto al Superenalotto, provato e incredulo di fronte a quelle percentuali minuscole e irridenti, quello 0,46% che somiglia a uno sbriciolamento più che a un crollo.


Il giorno dopo la sua esclusione, Gianfranco Fini assapora fino in fondo il calice della sconfitta, l'ultimo schiaffo della sua personale parabola di autodistruzione. La mattina va a Montecitorio e si rinchiude nel suo ufficio. Qualcuno prova a portargli qualcosa da mangiare ma l'appetito latita. A chi lo incrocia si limita a una battuta: «Vorrà dire che andrò in pensione». Nel primo pomeriggio si sposta a Via Poli, nel quartier generale di Futuro e Libertà, dove riceve da Valerio Staffelli il Tapiro d'Oro. Inutile provare a immaginare adesso un futuro politico.


«Non rientrare in Parlamento non è certo un motivo sufficiente per desistere dal tentativo di rappresentare da destra un'Italia mille miglia lontana dal berlusconismo e dal grillismo» dichiara. «Valuteremo come dar vita a una nuova stagione di impegno per consentire a una generazione più giovane di continuare a lavorare per una Italia migliore». Parole di circostanza. Perché la ferita è troppo fresca e anche i parlamentari a lui più vicini ammettono che «bisogna far decantare un po' la delusione».

Qualcuno ricorda che di fronte ai sondaggi il suggerimento era stato quello di «fare come Casini e mettersi in salvo al Senato con la Lista Monti». Lui, però, aveva deciso di restare alla Camera, scommettendo sulla clausola del miglior perdente. Anche perché nessuno si aspettava la caduta verticale dell'Udc, scivolato sotto il 2% e «corresponsabile» della morte politica di Fli.


A questo punto per uscire dal vortice di questa tempesta perfetta il presidente della Camera si prenderà un periodo di riposo. Una indicazione che su Twitter scatena inevitabili ironie sui suoi futuri soggiorni a Montecarlo. In realtà nel giorno in cui quella percentuale da prefisso telefonico mette una croce su trent'anni di attività politica tra tante luci e altrettante ombre, dentro il partito risuonano le recriminazioni.


C'è chi pensa retrospettivamente alle mancate dimissioni, chi suona il refrain delle cattive compagnie politiche, chi punta il dito sulla campagna elettorale e l'appiattimento su Monti, chi si sorprende per la mancata capitalizzazione del suo ruolo o per il velleitarismo coltivato fin dal primo giorno: «Non voglio una An in piccolo, ma un Pdl in grande» la sua frase dell'ottobre 2010.


Naturalmente adesso Fini dovrà anche ridimensionare il suo tenore di vita (un presidente della Camera fra indennità di funzione, di carica e rimborsi viaggia sui 15mila euro mensili), anche se certo non avrà il problema della sopravvivenza. Innanzitutto potrà incassare la buonuscita che spetta a tutti i parlamentari. Non si tratta di una regalia in quanto accantonata attraverso contributi mensili defalcati dalla busta paga. Le cifre, come scrisse Carlo Bertini su La Stampa «non hanno uguali in Europa: dopo 5 anni 46.814 euro, dopo 15 anni oltre 140 mila. E tutti esentasse».

Considerato che Fini si appresta a compiere i 30 anni in Parlamento, questo vuol dire che riceverà un assegno vicino ai 270mila euro. Per quanto riguarda il vitalizio mensile, questo dovrebbe aggirarsi sui 6200 euro mensili. Non avrà, invece, a disposizione la Fondazione Camera, azzerata dopo una lunga battaglia di Amedeo Laboccetta.


«Si trattava di un giocattolo per ex presidenti che costava due milioni. La sua cancellazione rappresenta un punto d'onore e il segno positivo del mio passaggio». Fini, comunque, come ex presidente avrà diritto a un ufficio con alcuni collaboratori, senza ulteriori benefit. Ma chi lo conosce assicura che difficilmente metterà piede da sconfitto nelle stanze e nei corridoi dell'istituzione di cui è stato il dominus.


3 - L'EREDE DELLA CONTESSA COLLEONI: «ORA DOVRÀ RESTITUIRMI LA CASA DI MONTECARLO»
Gian Marco Chiocci per "il Giornale"

«Oddio che goduria, che giornata memorabile. Ne sono certo: la prima a gioire della debacle di quello lì (Gianfranco Fini, ndr ) è la buonanima di mia zia. Erano due anni che da lassù attendeva, come tutti noi uomini di destra, questo momento. Fini a spasso, cacciato in malo modo dalla Camera che presiedeva. Sono contentissimo».


Paolo Fabri, nipote e unico erede di Annamaria Colleoni, la nobildonna che donò l'appartamento di Montecarlo ad Alleanza nazionale e che poi finì miracolosamente nella disponibilità del cognatino Giacarlo Tulliani, non sta nella pelle.


Signor Fabri, la sentiamo particolarmente emozionato.
«È vero,lo ammetto.C'è una felicità contagiante, esplosiva, meravigliosa del popolo di centrodestra alla notizia che quello lì ( sempre Fini, ndr ) non entrerà in Parlamento. Doveva andarsene nel 2011 quando grazie al vostro splendido lavoro di inchiesta giornalistica l'avevate messo con le spalle al muro insieme alle sue menzogne sulla casa di Montecarlo dove c'era andato a vivere il cognato e dove la compagna Elisabetta seguiva personalmente i lavori di ristrutturazione.


Aveva promesso in tv a milioni di italiani che se veniva provato che la casa era di Giancarlino avrebbe immediatamente tolto il disturbo. E invece è rimasto attaccato, col bo-stik, alla poltrona nonostante le innumerevoli prove schiaccianti, i contratti con le stesse identiche firme tra locatore e locatario, le cucine scavolini, le off-shore ai Caraibi, le testimonianze di operai e coinquilini, i passaporti dei fratelli Tulliani inviati a quel Co-rallo lì...».

Punito per aver tradito la «buona battaglia» cui faceva riferimento nel testamento, sua zia, la contessa?


«Punito per aver tradito quel patto d'onore e per aver umiliato la destra italiana. Non poteva farla franca in eterno. Alla prima occasione gli italiani lo hanno spedito a casa e hanno fatto giustizia della sua arroganza politica e da come ha trattato la vicenda dell'immobile monegasco di mia zia. Dovrebbe riflettere, quel signore lì (Fini, ndr ) e ammettere una volta per tutte le sue responsabilità ».


Per chi voterebbe oggi Annamaria Colleoni?
«Bah.L'unica certezza è che da ex fascista, eppoi missina convinta, non voterebbe assolutamente Gianfranco Fini finito ad allearsi con gente tipo Casini e Monti che non escludeva un accordo con gli ex comunisti guidati da Bersani. Da lassù chissà quante gliene ha mandate a dire».


Notizie della casa monegasca?
«Allora. La battaglia per tornare in possesso dell'appartamento di mia zia è ancora aperta. E se prima non nutrivo particolari speranze, visto come la magistratura penale aveva "salvato" Fini (indagandolo solo il giorno della richiesta di archiviazione, non interrogando mai nè lui nè il cognato nonostante avesse appurato come l'immobile valeva molto più del prezzo pagato) sono fiducioso nel processo civile».


E perchè?
«Le cose sono cambiate, Fini ora è un cittadino qualunque, dunque spero in un atteggiamento di vera imparzialità della magistratura. Se prima potevano esserci delle "influenze" non esplicitate o inconsce sui giudici adesso sarà più semplice giudicare ciò che è sotto gli occhi di tutti, anche degli elettori di Fli».


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