Che paradiso l'Olanda, terra anti bamboccioni Al lavoro 9 giovani su 10

Giuliana De Vivo - Mar, 26/02/2013 - Il giornale

 

La ricetta del successo: incentivi per lasciare casa e tasse universitarie ridotte se ci si laurea in tempo


Mentre in Italia i governanti di turno concentrano il dibattito su quanto i giovani siano «bamboccioni», «sfigati» o «choosy», ci sono Paesi, nemmeno tanto lontani, dove invece di tante chiacchiere esiste da anni un sistema che aiuta davvero gli under 30 a emanciparsi dal «nido».

Succede in Olanda, una delle nazioni europee con il miglior sistema di welfare.


 Dove, come ha raccontato Il Fatto Quotidiano del lunedì, chi si trova nella fascia d'età tra i 20 e i 30 anni può contare su una rete efficace per costruirsi una vita autonoma. Con una serie di incentivi, ben calibrati e sottoposti a seri controlli ex post. Non aiuti una tantum e a pioggia, dal sapore vagamente assistenzialista e in genere fallimentari, di cui qualche volta si è teorizzato pure qui da noi. I meccanismi pensati nella terra dei tulipani sono costruiti sul lungo periodo.


Primo punto: la casa. In Italia siamo pieni di 30enni ben contenti di vivere ancora con papà e mamma, gustando il ragù della domenica affettuosamente preparato da quest'ultima, che naturalmente si preoccupa anche di lavare e stirare dalla camicia all'ultimo dei calzini del figlio.


Ma pensare che l'unico motivo per il quale tanti non vanno a vivere da soli sia «genetico», colpa delle «mamme chioccia», sarebbe un errore. In Olanda, per esempio, se vai via di casa e la tua famiglia ha un reddito complessivo al di sotto dei 50mila euro all'anno lo Stato ti paga circa 300 euro al mese (se invece resti in famiglia, solo 80). Magari non è sufficiente a pagarsi tutte le spese che un'autonomia economica completa comporta, ma è tanto se si tiene in conto che a questo assegno mensile si aggiunge la possibilità, per gli studenti, di viaggiare gratis sui mezzi pubblici di tutto il Paese.


Abbastanza diverso da quello che accade nelle principali città italiane dove esiste al massimo uno sconto per studenti sul costo dell'abbonamento del trasporto cittadino (e con limiti di età ben precisi: a Milano ad esempio si pagano 17 euro invece di 30 al mese solo fino ai 26 anni, e poco importa che oggi a quell'età i disoccupati e i precari siano ancora la maggioranza).

Altro tasto dolente: l'Università. Il diritto allo studio in Olanda si fonda su un patto: lo Stato si accolla una parte delle tasse, concedendo borse di studio a seconda del reddito, a condizione che lo studente completi gli studi entro dieci anni. In caso contrario dovrà restituire allo Stato la parte che gli era stata anticipata.


Un sistema meritocratico, in grado di scoraggiare i «parcheggiati» in facoltà, e di permettere allo stesso tempo, a chi davvero ne ha voglia, di studiare nei migliori atenei (da Amsterdam a Maastricht a Utrecht) anche se non ha alle spalle una famiglia in grado di sostenerlo. Un meccanismo simile è in funzione anche per i master, dove le borse di studio, per chi dimostra di non poter far fronte alle spese da solo, arrivano fino a 900 euro al mese.


Tutto perfetto dunque? No: l'onda lunga della crisi è arrivata anche in Olanda. Già ora a soffrire sono gli immigrati, meno inseriti di chi ha studiato nel Paese. Il tasso di disoccupazione tra quelli under 30 tocca il 40 per cento. E cominciano a preoccuparsi anche gli studenti, che dal settembre 2014 non potranno più contare sul finanziamento diretto da parte dello Stato per pagare la retta universitaria. Colpa, appunto, dei tagli che la crisi rende necessari.


Dal prossimo anno accademico sarà possibile «solo» usufruire di prestiti con un tasso di interesse agevolato. Misura che comunque in Italia non esiste. Insomma, forse anche loro sono più in difficoltà di prima, ma nella terra dei mulini a vento la lotta ai bamboccioni non somiglia affatto a quella di Don Chisciotte.


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