LA FINE DI PIERFESSO

Paolo Festuccia per 'la Stampa' 26/2/2013

 

 - TRA IL NANO E CULATELLO, AVEVA IN TASCA IL BIGLIETTO VINCENTE DELLA LOTTERIA E L'HA PERSO DIETRO QUEL DECOTTO DI MONTI


C'è delusione, amarezza nel fortino dei centristi. In poco meno di quarantotto ore le ambizioni dell'Udc sono passate dall'essere ago della bilancia in un futuro governo a una condizione di inconsistenza, quasi di marginalità. Al punto che dai clamorosi dati della vigilia si è scesi a sperare nel minimo indispensabile per la «salvezza». Per un esiguo pacchetto di voti e un altrettanto esiguo numeri di parlamentari.


E così, cifre alla mano va riconosciuto che Pier Ferdinando Casini, a differenza di altri leader, non ha esitato a metterci la faccia sulla sconfitta rendendo onore ai vincitori, e auspicando che Grillo e il suo movimento non «deludano l'ondata di simpatia che hanno conquistato». Poi una lancia a favore dell'avversario di tutti, Silvio Berlusconi: «L'animale elettorale numero uno».


E ancora, «gli elettori hanno sempre ragione, anche se non se ne è contenti». Come dire: chi perde incolpi se stesso. Del resto, «nella vita si vince e si perde», e noi - spiega il leader Udc - «abbiamo dato tutti noi stessi per un progetto di governabilità del Paese». Pausa, «ora la sorte che l'Udc entri o meno in Parlamento è un problema personale non degli elettori».


Fin qui, le prime note politiche. Poi la certezza di una ciambella di salvataggio nell'emiciclo parlamentare, e infine «l'apertura» nei confronti di Bersani: «È lui che ha vinto alla Camera, è una persona seria e gli faccio gli auguri». Certo aggiunge il leader Udc, «l'onere della proposta spetta a chi ha vinto, non a noi che abbiamo fatto una battaglia sincera, limpida, onesta in cui credevamo, ma l'abbiamo persa».

Posizione chiara, dunque, ma comunque diversa da quella del premier Mario Monti che a tarda sera, e di fronte a «risultati che sono ancora incerti» si è detto però «soddisfatto del risultato, anche se qualcuno lo aveva ipotizzato superiore». Certo è, ha chiarito Monti in conferenza stampa, «che un governo al Paese va garantito».


«È prematuro - ha spiegato il capo del governo uscente - ipotizzare qualunque soluzione, serve trasparenza, siamo di fronte a una responsabilità molto grave». Per questo sottolinea - è necessario «un governo alla luce del sole, con trasparenza». Un governo, insomma, che sulla base dei dati elettorali di ieri sera non è proprio dietro l'angolo e, forse, ancor più complesso ipotizzare.


La palla, dunque, torna al Colle. Nella mani del presidente Giorgio Napolitano che ascolterà i partiti e farà le sue valutazioni. Osserva Monti: «Siamo non per una governabilità qualunque. Auspichiamo che si vada avanti nella direzione del risanamento intrapresa dal governo in carica. Le turbolenze dei mercati - spiega Monti - sono minori del previsto grazie all'acquisita solidità dell'economia italiana.


Ogni ipotesi di nuova maggioranza è prematura, spetterà al Capo dello Stato, ascoltati i partiti, indicare una strada». E magari, chissà, dopo una nuova legge elettorale. Eh già, perché a detta di Monti, «il premio di maggioranza ha avuto un ruolo esorbitante nell'attribuzione di seggi e in un modo che non ha pari in altri Paesi». Rammarico, dunque, per una legge elettorale che anche in questa situazione ha mostrato tutte le sue incongruità. E questo - ha concluso Monti - «è motivo di grandissimo rammarico».


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