Prove tecniche di resurrezione

6/4/2012 Di Marcello Veneziani per Il Giornale

Alla resurrezione della carne stentano ormai a credere in tanti, credenti inclusi, anche se non lo ammettono. Se c'è una promessa della fede che oggi appare inverosimile a molti è proprio l'annuncio pasquale: la resurrezione dei morti nei loro corpi.


E' vista come una metafora per la rinascita spirituale, un simbolo dell'anima che si eterna, ma sempre meno come una concreta promessa, seppure rinviata al Giorno del Giudizio. Non a caso cresce pure tra i credenti il proposito di farsi cremare.


La Chiesa ne ha preso atto e ha mutato atteggiamento, accoglie la richiesta ma respinge poi la seconda parte dell'intento: la dispersione delle ceneri. Non l'accetta perché vuol salvaguardare l'unità della persona, seppur in cenere, che è la premessa alla resurrezione dei corpi. Ma nella società egoista, dopo tanto abuso di io in vita, cresce la rassegnata convinzione di perderlo post mortem. Si fa strada l'idea che l'io non sopravviva ma si annulli nel Tutto o nel Nulla e torni al grembo originario da cui prese corpo e vita. Morendo si ricongiungerà al cosmo, che per i materialisti è il mondo naturale e per gli spiritualisti è una sorta di energia o Anima mundi. Ma nel desiderio di spargere le ceneri c'è anche la ripugnanza di finire reclusi in una cassa, sottoterra.


Meglio disperdersi nell'aria o nell'acqua che decomporsi. Così a Pasqua si festeggia un glorioso equivoco. Celebrando la Resurrezione del Corpo di Cristo, si tende a escludere la propria. E si pensa: ci scioglieremo nel cosmo e tornerà alla Luce quel frammento di luce che è in noi.


Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I pi¨ letti


Le perle


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext