DALL'ARCHIVIO - Quei segni perduti dell'identitÓ cattolica

ANNO 2010 - Vittorio Messori

 

Due interessanti questioni poste da Vittorio Messori


Riflettendo ieri sul tema del prosciutto spagnolo e dell'astinenza quaresimale dalle carni il venerdì, mi sono tornate in mente le parole pronunciate più volte da Benedetto XVI circa le minoranze creative.


Sì, perché l'astenersi dalle carni il venerdì e specialmente i venerdì di Quaresima era un segno d'identità cattolica, uno dei tanti segni che abbiamo perso nel giro di pochi decenni.


Il Papa ci dice che il futuro per il cristianesimo sarà quello di essere una minoranza attiva e creativa, dato che nelle società secolarizzate non è più tempo del cristianesimo di massa. Alcuni segni di identità, il raccogliersi attorno a dei simboli, è fondamentale per una minoranza creativa.


 Peccato che noi abbiamo finito per perderli praticamente tutti: avevamo una lingua liturgica comune, il latino, che non c'è più. Abbiamo perso i segni distintivi dell'abito sacerdotale e ora per strada in molti casi non siamo più in grado di distinguere un prete o un religioso. Abbiamo perso il digiuno e l'astinenza, mentre un tempo era norma anche nelle mense scolastiche e aziendali l'attenzione a non servire carne di venerdì o comunqe ad avere menu alternativi.


Abbiamo perso quel segno della fede nella resurrezione dei corpi che era la sepoltura sotto terra, ora sostituita in sempre maggiori casi dalla sciagurata cremazione. Abbiamo perso l'usanza del velo per le donne in chiesa, precetto paolino presente nelle Sacre Scritture, abolito proprio da coloro che si rifanno alla Scrittura a ogni pie' sospinto.


Abbiamo perso le processioni come pure le feste patronali, che sopravvivono solo grazie all'illusorio boom folkloristico e sono ormai organizzate dalle pro loco. Il cattolico non è più distinguibile, e questo sarebbe il meno. Il problema è che lui stesso, in qualche caso, non riesce più a capire chi è, a raccogliersi attorno a dei simboli e a delle usanze. Lungi da me ogni anacronismo e ogni falsa nostalgia.


Credo però che così come c'è necessità di una «riforma della riforma» liturgica, allo stesso modo servirebbe un recupero di segni di identità per le minoranze creative che sono il futuro del cristianesimo.


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Il prosciutto spagnolo e le impurità alimentari: elogio del cristianesimo di Vittorio Messori 28-12-2010


Il nostro direttore ha fatto bene a recuperare da un giornale locale spagnolo la storia dell'indignazione di una famiglia musulmana contro un professore di georgrafia che si era dilungato a parlare del prosciutto. Una notizia che può apparire grottesca. Ma che vale la pena di inquadrare nella storia della Spagna.

Bisogna infatti ricordare il caso dei moriscos, dei musulmani che fingevano di convertirsi al cristianesimo e dunque pubblicamente professavano la fede cristiana, ma in realtà continuavano a seguire i precetti dell'islam. Se gli spagnoli amano così tanto il prosciutto lo si deve proprio all'epoca dei moriscos, perché il modo più sicuro per smascherarli era quello di offrirgli una fetta di prosciutto e un bicchiere di vino.

Dunque è possibile che nella memoria dei musulmani vi sia traccia di queste usanze. Questo episodio ci fa comunque riflettere - e opportunamente, dato che siamo nel tempo dei cenoni, dei pranzi e delle libagioni - su quale sia stata la liberazione portata dal cristianesimo anche su questo aspetto. Il cristianesimo è l'unica religione che non ha tabù alimentari. È vero che si chiede di non mangiare carne nei venerdì di Quaresima, ma questa astinenza non ha un significato religioso, bensì ascetico, di penitenza.

È, insomma, una rinuncia per educare noi stessi, non una proibizione dovuta a una qualche "impurità" del cibo in questione. Gesù ha detto che ciò che può inquinare l'uomo non arriva da fuori, cioè da ciò che l'uomo può introdurre dentro di sé. Ma arriva dall'interno dell'uomo stesso.

Se fossi messo alle strette e dovessi scegliere due passaggi fondamentali sulla la novità liberante del cristianesimo, citerei la frase «Date a Cesare ciò che è di Cesare», che fonda la laicità e la separazione tra religione e politica; e l'annuncio che non c'è nulla di impuro che possa contaminare l'uomo dal di fuori, perché la contaminazione vera arriva solo dal profondo di noi stessi. Ancora una volta, rendiamoci conto, con umiltà e gratitudine, del grande privilegio di essere cristiani.

Il nostro direttore ha fatto bene a recuperare da un giornale locale spagnolo la storia dell'indignazione di una famiglia musulmana contro un professore di georgrafia che si era dilungato a parlare del prosciutto. Una notizia che può apparire grottesca. Ma che vale la pena di inquadrare nella storia della Spagna.

Bisogna infatti ricordare il caso dei moriscos, dei musulmani che fingevano di convertirsi al cristianesimo e dunque pubblicamente professavano la fede cristiana, ma in realtà continuavano a seguire i precetti dell'islam. Se gli spagnoli amano così tanto il prosciutto lo si deve proprio all'epoca dei moriscos, perché il modo più sicuro per smascherarli era quello di offrirgli una fetta di prosciutto e un bicchiere di vino.

Dunque è possibile che nella memoria dei musulmani vi sia traccia di queste usanze. Questo episodio ci fa comunque riflettere - e opportunamente, dato che siamo nel tempo dei cenoni, dei pranzi e delle libagioni - su quale sia stata la liberazione portata dal cristianesimo anche su questo aspetto. Il cristianesimo è l'unica religione che non ha tabù alimentari. È vero che si chiede di non mangiare carne nei venerdì di Quaresima, ma questa astinenza non ha un significato religioso, bensì ascetico, di penitenza.

È, insomma, una rinuncia per educare noi stessi, non una proibizione dovuta a una qualche "impurità" del cibo in questione. Gesù ha detto che ciò che può inquinare l'uomo non arriva da fuori, cioè da ciò che l'uomo può introdurre dentro di sé. Ma arriva dall'interno dell'uomo stesso.

Se fossi messo alle strette e dovessi scegliere due passaggi fondamentali sulla la novità liberante del cristianesimo, citerei la frase «Date a Cesare ciò che è di Cesare», che fonda la laicità e la separazione tra religione e politica; e l'annuncio che non c'è nulla di impuro che possa contaminare l'uomo dal di fuori, perché la contaminazione vera arriva solo dal profondo di noi stessi. Ancora una volta, rendiamoci conto, con umiltà e gratitudine, del grande privilegio di essere cristiani.

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