DALL'ARCHIVIO - Una civiltà senza sentimenti

ANNO 1999 - Massimo Fini


Io detesto e ho sempre detestato la borghesia. Nei Buddenbrook di Thomas Mann c'è un passaggio straordinario.


 

 Quando il console Johann Buddenbrook chiede alla figlia Tony se in quattro anni di matrimonio, che egli le ha imposto per motivi d'interesse, si sia affezionata al marito, imprenditore Grunlich, ora rovinato da un dissesto finanziario, e Tony risponde fra i singhiozzi: «Oh... che domanda, babbo!...


 Non l' ho mai amato... m'è sempre stato odioso... non lo sai?». E sul volto del console si delineano due sentimenti: da una parte c' è lo sgomento, perché si rende conto d'aver rovinato la vita della figlia, ma dall' altra sul suo viso si disegna l' espressione che «aveva ogni volta che concludeva un buon affare», perché la confessione della figlia lo libera dall' obbligo di chiudere le perdite del genero. In quell' orribile soddisfazione di Johann Buddenbrook c'è tutto il borghese.


 Un individuo che sacrifica i sentimenti, gli affetti, le pulsioni e la vita stessa al calcolo, all'interesse, all'astrazione denaro. Che vive disegnando ipotetiche strategie per il futuro mortificando il presente.


Un idiota che, ribaltando venti secoli di pensiero occidentale e orientale, ripete con Von Mises «non è una virtù accontentarsi di ciò che si ha» e si è così fabbricato la perfetta macchina dell'infelicità perché nulla basta mai e colto un obiettivo ce n' è subito un altro da raggiungere, salito un gradino ce n' è un altro da fare, e così via, all'infinito


. lo disprezzo la passione che il borghese ha per l' oggetto e il disinteresse che ha per l'umano.L'economista borghese, liberale e liberista, è capace di dire che «bisogna stimolare i consumi per aumentare la produzione». Una concezione folle solo che ci si rifletta un attimo.


Noi non produciamo più per consumare, ma dobbiamo consumare per produrre. La nostra funzione è quella di tubi digerenti, di lavandini, di water attraverso i quali deve passare l'incessante flusso delle merci.


Siamo stati ridotti a dei sacchi di merda.


E vorrebbero convincerci che questo è «il migliore dei mondi possibili» e che dobbiamo esportarlo per ogni dove.


Ha scritto Karl Popper: «Affermo che noi viviamo in un mondo meraviglioso. Noialtri occidentali abbiamo l'insigne privilegio di vivere nella migliore società che la storia dell'umanità abbia mai conosciuto.


 È la società più giusta, la più ugualitaria, la più umana della storia». Questo non è un filosofo, ma una domestica liberale


. Nella società «più umana» della storia nata con la Rivoluzione industriale, i suicidi sono decuplicati rispetto all' epoca preindustriale, le malattie nervose sono diventate un problema sociale a partire dall'Ottocento per diventare un fenomeno devastante in questo secolo, così come l'alcolismo di massa e la droga. Nella società «più egualitaria» le disuguaglianze non sono mai state così vaste e profonde.


Senza contare che la ricchezza di questo «mondo meraviglioso» è ottenuta attraverso lo sfruttamento spietato, razionale degli uomini, delle donne, dei bambini delle popolazioni del Terzo Mondo, la distruzione della loro cultura e del loro habitat, la riduzione alla fame di centinaia di milioni di persone.Altro che Kosovo dove andiamo a portare i nostri pelosi aiuti, la nostra untuosa beneficenza, il nostro ordine. Oh, si scandalizzano le buone e brave democrazie borghesi d'Occidente a vedere che nei Balcani ci si strappa i coglioni l'un l'altro.


 Ma c'è più vitalità, c'è più vita, più passione, più sangue, c' è più valore in uno slavo assassino che in tutti i nostri traffici, i nostri mercati, le nostre Borse, i nostri Consigli d'amministrazione, i nostri marchi, i nostri euro, i nostri dollari, e, inoltre, le nostre astrazioni.


 Ma ciò che più sgomenta nell' attuale società borghese, liberale e liberista, è l'assoluta incapacità di proporre valori che non siano il Dio Quattrino. Non è stato sempre così. C' è stata un' epoca in cui la borghesia aveva un' etica (l' etica protestante del capitalismo secondo Max Weber). Denaro e ricchezza erano degni solo se conquistati con un duro, rigoroso, indefesso lavoro.


E l' onestà individuale era un valore se non altro perché significava credito, cioè denaro. Ma è bastato che l' onestà, per la complessità, la velocità, la superficialità della vita contemporanea, diventasse di fatto inverificabile, e quindi inservibile come credito, per vedere di che pasta fosse fatta quest' etica utilitarista.


 Oggi il denaro e la ricchezza hanno valore in qualunque modo vengano raggiunti, col raggiro, con l'imbroglio, con l'inganno, con la slealtà, con la truffa. Siamo ritornati alla giungla. Ma è una giungla deserta di vita, in cui si aggirano scintillanti maschere vuote e uomini che son parodie.


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