L'Occidente produceva l'80% del PIL mondiale, per la Banca Mondiale ne resterà solo il 35%

YouTube 15 Febbraio 2013

 

Il video che segue è un sunto di una lezione tenuta l'11 febbraio 2010 all'Università di Stanford; il relatore è l'ex Presidente della World Bank, James Wolfensohn che, parlando da mondialista globalizzatore qual'è a quella che presume essere un'aula composta dalla nuova generazione di suoi simili, snocciola una serie di dati e di affermazioni che suonano come ammissioni e rivelazioni sconcertanti.


Nel video, ad immagini riprese in aula si alternano contributi provenienti da alcuni notiziari TV volti a corroborare quanto spiegato

Agli studenti della Stanford University, Wolfensohn spiega cosa sta per accadere: un cambiamento di proporzioni epocali nella produzione - e distribuzione - della ricchezza, che si sposterà dall'Occidente all'Oriente. A conferma di ciò, la società di investimenti di Wolfensohn è situata in Cina, già pronta a beneficiare di tale imminente cambiamento. Wolfensohn, curiosamente, omette un piccolo dettaglio: a progettare, organizzare e portare avanti il tutto è proprio la World Bank. Ovviamente in subappalto da chi tira le fila.

Il video dura 19 minuti. 19 minuti che possono aprirci gli occhi su di un mondo estremamente ‘determinato', in tutti i sensi del termine.


Video



James D. Wolfensohn [Wolfensohn, figlio di un lupo, ndt], Presidente della World Bank dal 1995 al 2005, parla agli studenti della Stanford University. Il Video è un sunto della ‘lezione'.

J.D.W.: ... sono cresciuto in un mondo nel quale, per decenni, fino all'anno 2000, 1/6 della popolazione mondiale - circa 1 miliardo di persone - produceva e beneficiava dell'80% delle entrate mondiali ... e poi c'erano 5 miliardi di persone, nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo, che producevano e beneficiavano del 20% restante del prodotto mondiale. Era così; ma ora c'è un futuro molto differente che ci aspetta... per meglio dire, che voi vi troverete davanti... un futuro con un pianeta da 9 miliardi di persone, alla volta del 2050. Si aggiungeranno 3 miliardi di persone, così distribuite: circa 100 milioni si aggiungeranno nei Paesi ricchi e 2,9 miliardi nei Paesi in via di sviluppo. Dunque, nell'anno 2050 la suddivisione non sarà più 1 miliardo e 5 miliardi ma 1,1 miliardi nell'Occidente ed 8 miliardi in Asia Africa, o giù di lì.

È un grosso cambiamento, un cambiamento drammatico. A questo cambiamento della popolazione farà seguito un cambiamento nell'economia. Avverrà lo spostamento verso i Paesi in via di sviluppo sia delle moderne tecnologie che delle nuove innovazioni. Le attuali proiezioni dicono che il vecchio 80/20 dei decenni nei quali sono cresciuto diventerà un 35/65: 35% delle entrate ai Paesi ricchi e 65% delle entrate ai Paesi in via di sviluppo. E questa prospettiva, già in atto, sta ribaltando il mondo rispetto a come era al tempo nel quale sono cresciuto.

[Viene mostrato un programma TV]

Voce fuori campo: «La Cina potrebbe diventare un'economia più grande di quella degli Stati Uniti molto più alla svelta di quanto molti ritengono. È davvero così?». Compare un sottotitolo : Il Fondo Monetario Internazionale prevede che nel 2016 l'economia cinese supererà quella americana. Interviene un giornalista del WSJ: «Sì. È così... ma qui nessuno sembra prendere la cosa sul serio... omissis mi sono incontrato nell'ultima settimana con... omissis... hanno di recente diffuso una previsione sul quando l'economia cinese supererà quella americana. Quando parli con molti analisti di Wall Street o con molti esperti, tutti ti dicono che... beh, la cosa è lontana decenni e non ha senso parlarne. Invece è questione di 5 anni. Solo 5 anni, nel 2016.

[Si ritorna in aula]

J.D.W.
: Questo è il mondo nel quale vi ritroverete ad operare e non è un cambiamento come tanti altri. È un cambiamento colossale. Riepiloghiamo: alla volta del 2050 Cina ed India, i due Paesi più importanti fra quelli in via di sviluppo, produrranno il 50% del PIL mondiale... 50% del PIL mondiale! Questa è una stima condivisa: al massimo potrà esserci una variazione del 5%, invece del 50 sarà il 45% del PIL mondiale, ma dal punto di vista della potenza economica, rimane un cambiamento epocale... Di recente abbiamo subito questa crisi e gli USA si ritrovano con 10 trilioni di dollari di consumi... l'Unione Europea con 9 trilioni di dollari di consumi e l'Asia ed il resto dei Paesi in via di sviluppo con poco meno di 5 trilioni di dollari. Tenetelo a mente: 10, 9, 5. Un paio di anni fa [ricordiamo che il discorso è del 2010] la classe media mondiale era approssimativamente di 1,5 miliardi di persone così distribuite: 1 miliardo nei Paesi ricchi - quel gruppo del quale vi ho parlato - e l'altro mezzo miliardo di persone della classe media nei Paesi in via di sviluppo, identificate in base ad un reddito che oscilla fra i 10 ed i 100 dollari alla settimana a testa. La fonte di denaro nei Paesi ricchi è risultata essere stata pesantemente impiegata per le leve finanziarie.

Le stime attuali prevedono che alla volta del 2030, nella classe media, ci saranno 3 miliardi di persone, 2/3 dei quali in Asia. Due terzi!! Questo è certo un cambiamento: dal far parte di una frazione di meno di 1/3 passare a 2/3. Questo sarà un cambiamento drammatico. In Cina ci sarà una classe media che conterà un 1 miliardo di persone. 1 miliardo di persone! La classe media! È chiaro che quelli previsti non sono cambiamenti superficiali. Dal punto di vista di come funzionerà il pianeta sono cambiamenti epocali.

...Come vi ho detto, quando vi guardo, e quando penso alla mia generazione, mi viene in mente che noi non potevamo nemmeno immaginare ad una cosa del genere. Per noi le cose stavano così:  80/20 o 78/22 o giù di lì... cioè: 80 o 78% delle entrate ai Paesi ricchi e 20 o 22% delle entrare ai Paesi poveri, in via di sviluppo. Era un equilibrio nel quale sapevi che tu facevi parte dei Paesi ricchi, dei Paesi potenti, e tutto quello che c'era, era stato progettato ed organizzato nel mondo affinché le cose andassero in quel modo.

Con questo cambiamento, gli 8 o 900 milioni di persone che vivono ora in Africa, nel 2050 diventeranno 2 miliardi. 2 miliardi di africani su 9 miliardi di abitanti del pianeta. Come reddito medio per gli africani, le stime per il 2050 parlano di 2.000 o 3.000 dollari a testa. Le proiezioni corrispondenti per la Cina parlano di 30.000 e 40.000 dollari a testa. Da una parte da 2.000 a 3.000 dollari e dall'altra da 30.000 a 40.000 dollari. I Paesi come gli USA e le nazioni europee, saranno fra i 90.000 ed i 100.000 dollari di reddito medio.

Questa è una situazione di instabilità.

[Viene mostrato un brano di un notiziario TV]

Voce fuori campo: «A Lagos, la capitale commerciale, Cina e Nigeria stanno costituendo una delle più grandi aree di libero scambio dell'Africa,... omissis... il nostro corrispondente omissis... riferisce che le società cinesi utilizzeranno le fabbriche per la manifattura di beni per l'esportazione fuori dall'Africa».

Titolo del servizio: Cina - Nigeria, area di libero scambio

Voce fuori campo: «Nella penisola di Lakki, a Lagos, Nigeria e Cina stanno costruendo una zona di libero scambio commerciale estesa su 16.000 ettari, per sviluppare manifatture e ridurre la dipendenza della Nigeria dall'importazione dei beni di consumo. È una delle zone a più rapida crescita dello stato di Lagos e disporrà presto di un nuovo aeroporto internazionale, e di nuovi hotels... nel quadro delle 64 nuove società sorte fra Cina e Stato di Lagos. Adeyemo Thompson è il Direttore della Lakki Free Zone Development Company, società di sviluppo della zona commerciale di libero scambio, e ci dice che i lavori procedono come programmato. Fra gli azionisti cinesi troviamo la Chinese Railway Csotruction Corporation ed il China-Africa Development Fund... Parla Adeyemo Thompson: « Questa sarà la prima zona di libero scambio, omissis... ha richiesto un investimento vicino sui 5 miliardi di dollari...»

[Si ritorna in aula]

J.D.W.: «L'Africa omissis... è uno dei mercati dalla crescita più veloce. È divertente: l'informazione scorre ora molto velocemente e questo accade in tutti i 53 Paesi dell'Africa sub sahariana e questo non è un tema da lasciar correre, non sono vuote parole, questo è un tema molto importante con il quale io non mi sono dovuto confrontare, mentre voi ad un certo punto lo dovrete fare. Ed ora occupiamoci del secondo argomento che desidero introdurre.

I finanziamenti pro capite per l'Africa negli ultimi 10 o 15 anni sono infatti in calo continuo (decenni fa per gli aiuti dall'estero all'Africa era stato stabilito l'obbiettivo dello 0,7%; dopo tanto parlare, con la crisi di mezzo, si è arrivati a malapena allo 0,2%). Ma quello che è interessante vedere è come si sviluppa la dinamica fra Africa e Cina e fra Africa ed India. 3 anni fa, per la prima volta, il summit dei capi africani si è tenuto a Beijing, in Cina. A seguito di ciò, i capi africani hanno dichiarato che sarebbe stato poco probabile che si riunissero in futuro in un Paese occidentale. Nel frattempo 400 entità africane si sono riunite a Nuova Delhi, India. In entrambe le occasioni sia da parte cinese che indiana c'è stata un'attenta valutazione del volume di attività da portare in Africa. Da tempo esiste in Africa una comunità indiana, risiede soprattutto nell'est dell'Africa; ed ora in Africa ci sono 750.000 cinesi!

La seconda considerazione che voglio proporvi è che, dal punto di vista di Cina ed India, dal punto di vista del loro sviluppo, ... ecco... vorrei darvi le cifre più recenti; i numeri nel 2007 erano i seguenti: negli Stati Uniti studiavano 110.000 cinesi ed oltre 100.000 indiani; se guardate in questa aula la loro presenza non ha quindi nulla di sorprendente. Di contro, c'erano solo 11.200 americani che studiavano in Cina e 2.800 in India. Questa è... follia! Ed è una tragedia!

Da ultimo vorrei segnalarvi che le nazioni occidentali sono state in grado di rimanere le nazioni-guida prima di tutto grazie alla produzione. Ora però è stata quasi interamente delocalizzata. La produzione è stata spostata in Asia, mentre le industrie dei servizi asiatiche si sono spostate nelle nazioni occidentali. Una autentica invasione dal punto di vista della dominazione asiatica nel settore dei servizi. A questi due flussi si è aggiunto il terzo, quello tecnologico: siamo ancora capaci di stare davanti, ma sono sicuro che vi renderete conto - e lo sanno anche i colleghi - che anche il progresso tecnologico si è spostato. Dunque la sfida per noi è: cosa accidenti ci rimarrà?! E non mi riferisco al cosa rimarrà da mettere insieme per pranzo e cena, ma parlo dal punto di vista delle cose che eravamo in grado di fare.

Questa situazione non si ritrova solo negli USA, ma è un problema per tutto quel gruppo privilegiato di nazioni che prima era determinante e dominante nella produzione del PIL mondiale. Dunque affido questa domanda a voi che state per entrare nel mondo di oggi. La prima cosa della quale dovete rendervi conto è che la situazione non è più quella di una volta. Quell'80/20 nel quale io me ne stavo tranquillo e che mi tenevo in tasca, diventerà un 35/65.

Questo rappresenta una sfida di dimensioni drammatiche per chiunque si trovi oggi a frequentare una scuola di economia.


Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla, revisione di Lorenzo de Vita


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