ORMAI CI SIAMO, CON IL VOTO CAMBIERETE LA VOSTRA VITA,

Maurizio Crosetti per 'la Repubblica'


SARETE UN DISINFETTANTE NATURALE, UN FARO CHE ILLUMINA IL LADRO, CON LE BUONE MANDEREMO A CASA TUTTI I FRUSTRATI MENTALI DEL PARLAMENTO, MATERIALE DA PSICHIATRIA, NON DA POLITICA" -


 

Il supertreno è cattivo, le facce in piazza ancora di più. Facce di valligiani stanchi, ingrugniti dalla Tav e dalla crisi, congelati dentro una sera di ghiaccio e livore. Anche gli occhi di Beppe Grillo sono cattivi quando li spalanca e poi urla «faremo i conti, ci ricorderemo tutto, questi politici sono già polvere, sono già morti e lo sanno!».


L'atmosfera è lugubre, pesante. Nell'aria c'è puzza di cipolle fritte. Il capopopolo arriva sul suo camper bianco, quello con la caricatura disegnata come le Sturmtruppen e la scimmia di peluche seduta al posto del passeggero. Lo aspettano quattromila, cinquemila persone che sono tante alla fine di un pomeriggio di vento. «Ormai ci siamo, con il voto cambierete la vostra vita, sarete un disinfettante naturale, un faro che illumina il ladro, manderemo a casa tutti i frustrati mentali del Parlamento, materiale da psichiatria, non da politica, e lo faremo con le buone, con gentilezza».


Ci scappa una previsione, forse una profezia: «Per lo scandalo Monte dei Paschi, il più grave della storia repubblicana, ci saranno altri arresti non solo a sinistra, sta venendo giù tutto un sistema. E bisogna mettere sotto inchiesta i vertici del Pd dal '95 a oggi, tutti».


Il comizio elettorale col pretesto della Tav dedica al treno cattivo una decina di minuti al massimo, il resto è la solita invettiva rancorosa, una specie di ipertensione che non risparmia nessuno, magistrati e giornali («Repubblica si è dimenticata del nostro simbolo in undici regioni, ma pensiamo di prendere cinque o sei milioni di voti, siamo il doppio del partito di Berlusconi »), il nano e Gargamella, Rigor Montis («sembra padre Merrin dell'Esorcista, vuole farci sgobbare tutti fino a settant'anni, e i giovani?»), De Benedetti («in pochi anni all'Olivetti non è rimasto più niente, ora fanno solo qualche fotocopiatrice in Asia») e la Fornero: «Ci vadano i suoi figli, a lavorare nei call center!».


Cori ritmati accompagnano ogni capoverso di Grillo, sembra quasi la parodia di un'adunata del Ventennio. Nessuno dei grandi temi manca all'appello. «La Rai? Basta una rete e senza pubblicità, le altre due le venderemo », dice allontanando una telecamera di Rai3, perché o sei con Grillo o sei contro, e se non sei con Grillo devi sloggiare, via, sciò.


In fondo è il solito spettacolo senza biglietto, la gente viene pure per questo: due risate, magari amarognole, se le fa di sicuro. E il cabaret dell'anziano guitto non risparmia neppure il Papa.


 «Questo Paese non c'è più, è fallito anche il Vaticano, è scomparso l'amministratore delegato. Ha lasciato perché è tedesco, lui mica è il Celeste, e i tedeschi quando non ce la fanno lasciano. Il Papa non capisce perché le Chiese sono vuote, non capisce perché i preti si comportano in un certo modo, l'ha messo in crisi la Rete perché la Rete sta cambiando il mondo e il prossimo Papa dev'essere per forza nero, in Africa ci sono milioni di cattolici e dovranno votarlo loro, non anziani cardinali ottantenni».


Dopo aver riformato il Conclave, il cabarettista ligure insinua un dubbio: «Non voglio pensare che dentro questa storia ci siano le tangenti che Mps ha pagato per Antonveneta, comprata con i soldi dello Ior». Dopo il Papa, ce n'è pure per Napolitano: «Ci costa 242 milioni l'anno comprese le tre Maserati blindate, e invece di battere i pugni sul tavolo invoca la privacy».


Il vento agita le bandiere attaccate col nastro adesivo, mentre Grillo si ricorda della Tav, finalmente: «Una presa per il culo, mai esistito il corridoio 5 e comunque non si mettono camion sui treni». Lo gridava anche la Banda Bassotti, prima del comizio, in una canzone che dice "io sto con le montagne". Invece Grillo non sta con nessuno, e alla fine non si nega una polentata notturna al presidio di Venaus, luogo di scontri nel 2005.


«Il nano saltella da una tivù all'altra, dice che restituirà l'Imu insieme a un set di pentole e federe, ma prima dovrebbe dare indietro le concessioni televisive avute gratis dal Pd e dal governo D'Alema». La folla ruggisce, ormai non sente più il gelo. «Sono populista? Faremo il "politometro", altro che redditometro, incrociando i patrimoni dei politici prima e dopo essere stati in Parlamento, ci riprenderemo quello che ci spetta, sequestreremo i loro beni come ai mafiosi, a Parma ci siamo già riusciti. Ci siamo presi la Sicilia e ci prenderemo il resto».


Il livoroso cabarettista che sta per diventare una gigantesca forza parlamentare mescola battute e invettive, sottili minacce e promesse, ogni volta che nomina Gargamella la gente ride. Poi se la prende con la Francia: «Liberté, egalité e bombardé, loro bombardano il Mali e noi gli curiamo la logistica, basta con le finte missioni di pace, vaffanculo ai francesi!».


Basta, basta, è questa la parola d'ordine: «Basta Imu, è incostituzionale, basta Equitalia che elimineremo dopo la riforma del fisco, basta commercialisti e contributi a partiti e giornali, basta sindacati complici della grande impresa. Basta con questa giustizia che manda i galera gli innocenti e protegge solo i delinquenti, basta ermellini vivi che fanno paura». Paura anche di brogli elettorali? «Assolutamente sì, ciucciate la matita perché è copiativa e si può cancellare ». Di solito, l'ultima battuta di un comico è quella che fa davvero sganasciare.


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