COME I FAZISTI HANNO DISTRUTTO SANSCEMO

Riccardo Bocca per L'Espresso.it e Enrico Mentana 13/2/2013

 

 - IL TENERO CROZZA NON HA RETTO NEMMENO UN "VAI A CASA, PIRLA!" E COME UN BAMBINO SCULACCIATO IN PIAZZA HA INIZIATO A GUARDARSI ATTORNO,


1. MENTANA CINGUETTA

enrico mentana ‏@ementana
Schadenfreude: solo il tedesco riassume in una sola parola il provar piacere per le disgrazie altrui. Crozza ieri se n'è attirata molta, temo


2. COME I FAZISTI HANNO DISTRUTTO SANSCEMO

L'incidente non è stato un incidente ma una catastrofe di dimensione epica, per ciò che resta del tenero Crozza. All'improvviso, mentre sul palco stava strafottendo il solito nonno Silvio, qualcuno della sala l'ha contestato un po', gettando insulti per aria che sono entrati dentro i microfoni. «Vai a casa!!!!», starnazzavano i tali, «Pirla!!!!», è parso anche di udire. Idiozie e nient'altro che idiozie, veniva subito da pensare. O al massimo un buono spunto, per un satiro come Crozza, da cui partire ripiombando all'assalto.


Invece no, è andata diversamente. È andata che l'ottimo Crozza - l'ottimo, e a dire il vero ipernoioso ieri sera Crozza - non ha retto l'imboscata.


Anzi, come un bambino sculacciato in piazza ha iniziando a guardarsi attorno, smarrito, cercando aiuto nelle vicinanze e salivando nel forlani style. Pessima immagine, vista dal divano. Ma soprattutto sintesi del danno che Fazio e sodali stanno arrecando al Festival di Sanremo.


Non soddisfatto di aver spremuto la memoria di giganti come De Andrè o il (rim)pianto Gaber, infatti, ora il partito fazista ha snaturato il pop totem della canzone italiana, trasformandolo da luna park del grottesco in educato recinto canoro. Errore! Tragico errore! Lo sbaglio degli sbagli che però non arriva a caso, ma è frutto di una supponenza alta quanto i tacchi di madame Littizzetto, fulgido esempio di nanotecnologie sfoggiate in scena.


Il signor Fazio, infatti, ha provato da un lato a comporre un puzzle di qualità - da Raphael Gualazzi, ieri, a Daniele Silvestri -, mortificando però poi tutto con la beatificazione del compagno Toto Cutugno e dei vodkomani del coro russo. Per non parlare -anzi: parliamone- del depresshow di Maria Nazionale, figurina cantanapule dalla cui bocca sono usciti versi (per)versi come «E mo nun me fa cchiù stu terzo gradooo...».


Un tripudio della modestia, mi conscenta, però sempre agghindato da evento semiculturale.


O meglio. Nell'insieme, il trionfo fintochic delle buone cose di pessimo gusto che avrebbero fatto la gioia di Guido Gozzano; tanto piccine e taroccate da offendere il senso stesso del Festival, quantomai vivo e appagante quando non si vergogna di quello che è: una boiata pazzesca, per citare Paolo Villaggio prima che Fazio lo tumuli in uno dei suoi speciali.


Un'occasione di divertimento metamediatico, insomma, che nulla c'entra con la retorica del Giuseppe Verdi a inizio serata, e neppure con la scontata pioggia di tette, culi eccetera che miss Luciana ha regalato al pubblico. Alla fine, a rimanere nelle orecchie e occhi dei teledelusi, è stato il suono medio di medie canzoni, e l'imbarazzo di master Crozza per una volta depotenziato: non solo dai quattro provocatori, ma dalla fragilità creativa dell'intero spettacolo.


Mai più, lo giuri, dovrà esibirsi nei salottini di Fabio Gozzano.


Sempre sperando, s'intende, di non riscrivere le stesse parole per mastro Elio e le sue Storie tese: altre lucenti stelle che potrebbero brillare nella seconda serata.


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