THE MONTI HORROR PICTURE SHOW

Francesco Rigatelli per 'la Stampa' 11/2/2013

 

- IL BOCCONIANO A TEATRO SI RIVOLGE A GIOVANI E DONNE: DISASTRO -

  

Il professore e le donne. Sembra quasi in seduta psicanalitica Mario Monti quando seduto al centro della scena del Teatro Parenti di Milano viene interrogato dalla sua candidata al Senato Lidia Rota Vender sull'altra metà del cielo. Tanto che a un certo punto si stufa e si alza: «Vogliamo cambiare qualcosa da subito? Si sieda lei prego».


Applausi alla galanteria a parte è tutto improvvisato il pomeriggio di Monti a Milano. Dovevano esserci due incontri separati, uno sui giovani e uno sulle donne, come suggerito dai due guru americani di David Axelrod, il consulente di Obama. Il modello previsto era quello del town hall meeting, Monti doveva togliersi la giacca e parlare alle sue due comunità di riferimento sedute in cerchio.


Ma i guru, in realtà due ragazzi, sono rimasti a Roma, uno a fare video, l'altro a impostare i prossimi eventi in tutte le regioni possibili più gli ultimi due giorni jolly. E così si preferisce rinunciare ai meeting separati e lasciar svolgere tutto il pomeriggio su un unico palco. Al che il professore, promettendo di non cedere più alla teatralità della campagna elettorale, senza togliersi la giacca proclama il suo manifesto: «Chi non è giovane e donna deve mettersi al servizio di giovani e donne».


Accanto a Monti, Lelio Alfonso che segue i media («anche se il presidente a Tgcom 24 c'è andato da solo, la nostra campagna è artigianale»), Giorgio Gambarano responsabile eventi, Marco Massarotto che promuove l'agenda giovani sui social network, una grande donna manager che in un paese di morti di fama scongiura di non comparire. Una giovane donna di 10 anni invece, Valentina, figlia della candidata Paola Giovanelli, chiede a Monti se potrà studiare su libri digitali. È un'improvvisazione, assicura la mamma: «Mi ha detto che voleva fare una domanda».


I temi dei ragazzi più grandi sono i soliti: «Lavoro, lavoro, lavoro - riassume Luca De Vecchi, responsabile dei giovani di Italia futura e di Scelta civica -. Non è questione di alternanza destra-sinistra, ma tra conservatori e riformisti». E dopo le elezioni? «Ora gli schieramenti sembrano monolitici, ma senza una maggioranza chiara si scomporranno». Come siano i giovani montiani lo si capisce poi all'ora della merenda, che pare un tè all'inglese con biscottini da spending review: silenzio, fila perfetta, conciliaboli sulle riforme da varare.


Le donne invece sono le più diverse. Dall'attrice Valentina Cortese, alla stilista per bimbi Pupi Solari, che Monti definisce «dagli occhi famigliari», a Laura Canarutto Nemni, madre di sette figli, cui il professore augura: «Di solito si dice continui così, ma veda lei...». Per loro e le altre il presidente del Consiglio auspica di diventare «protagoniste della società come gli uomini». Andrée Ruth Shammah, direttrice del teatro, alla fine urla: «In conclusione è tutto un problema culturale. Lei ha ridato dignità alle donne. Ora parli di più di cultura. Così faremo pure meno fatica a chiedere ai privati. Sia il nostro uomo!».


È domenica sera, ma al professore aspetta un incontro a porte chiuse organizzato dall'immobiliarista Catella. Le amiche della Signora Elsa le chiedono quando i Monti torneranno a una vita normale. Lei sorride. Le domandiamo cosa faranno più tardi: «Leggeremo i giornali di ieri, perché non ci fermiamo da giorni. Ora abbiamo pure il cane regalatoci da Daria Bignardi, Empy, Empatia, che tra l'altro ha disseminato casa di regalini...». Con i Monti c'è anche la figlia Federica, la mamma di «Spread»: «E di altri due bimbi. Mio fratello vive a Londra e io sono rimasta l'unica a dare una mano in questo delirio».



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