DALL'ARCHIVIO - Vi amo borghesi, anzi vi odio

ANNO 1998 MASSIMO FINI

 

Il lettore Alessandro Ferretti di Reggio Emilia si risente perché attacco i borghesi e mi ricorda che dalle sue parti i-borghesi-con-i-soldi sono tutti di sinistra.


 E chi ha mai confuso la Destra con i-borghesi-con-i-soldi? Almeno a partire dai primi anni '70 in Italia, e non solo nella rossa Emilia, i-borghesi-con-i-soldi sono sempre stati di sinistra.


 Ciò ha qualcosa a che vedere con la borghesia e molto con l'eterno trasformismo italiano.


Mi ricordo che quando, a metà degli anni '70, feci per l' Europeo un reportage sulla way of life dei vari Paesi europei, mi stupivo perché in Germania, in Inghilterra, in Olanda, in Belgio, in Svizzera e persino in Francia, che pur ci è la più simile nei vizi, gli imprenditori, gli uomini di affari, i banchieri, i grandi commercianti, insomma i borghesi non avevano alcuna remora a dichiararsi conservatori.


Me ne stupivo perché in quegli stessi anni in Italia non c'era imprenditore, banchiere, mercante e similare che non si dicesse non solo di sinistra, ma partigiano della Rivoluzione. È proprio questo il «borghese», che borghese non è, che io disprezzo: quello che ha il cuore a sinistra e il portafoglio ben sistemato a destra. Eugenio Scalfari, per dirne uno, con tutta la sua progenie radical chic.


Precisato questo, la Destra non si identifica con la borghesia anche se in genere la ricomprende.


La Destra che io amo è quella romantica, sognatrice, perduta e perdente che sulle sue bandiere porta i valori dell' onore, della lealtà, della dignità, del coraggio, che non è borghese ma aristocratica e che più che conservatrice è reazionaria. lo adoro tutto ciò che va indietro.


Detesto con tutte le mie forze il Progresso, i progressisti e tutti coloro che, con il sole in fronte e la verità in tasca, corrono, con i loro faccioni soddisfatti, verso il futuro, cioè verso la morte.


Fosse dipeso da me, la ruota sarebbe rimasta quadrata e ci saremmo evitati un mucchio di seccature, di idiozie e di idioti che ci distraggono dal nucleo costitutivo dell'uomo. Mi rifiuto di pensare infatti che, come notava sarcasticamente Sismondi già agli inizi dell' 800, «gli uomini si siano raccolti in società non per assicurarsi la felicità, ma per produrre bottoni di metallo e tessuti di cotone a prezzi più bassi» (Nuovi principi di economia politica, Isedi, 1976, p. 344, leggete, bestie, invece di guardare le trasmissioni di Santoro).


 Pare però che il fulgido destino dell' uomo sia diventato proprio quello di «produrre bottoni di metallo e tessuti di cotone a prezzi più bassi».


Questo viene chiamato Progresso. Comunque, il primo capitalismo, e quindi la borghesia che lo espresse, aveva almeno una sua coerenza interna. Il borghese dell' epoca di Benjamin Franklin ha il senso del decoro, dell' ordine, del rigore, dell' onestà.


 Se non altro perché l'onestà, ai tempi suoi, significava credito e, quindi, denaro. Il guadagno è lecito, anzi amatissimo, purché sia fatto con un duro, metodico, sistematico lavoro quotidiano. Insomma, il capitalismo delle origini aveva un ' etica («l 'etica protestante del capitalismo» per dirla con Max Weber) e a questi valori la borghesia ha cercato di attenersi fino a non molto tempo fa.


E questo tipo di borghese e di conservatore che, più che altro per disperazione, difendeva Leo Longanesi anche se col suo occhio malinconico e spietato ne vedeva lucidamente i vizi, ipocrisia in testa, che col suo magico e inconfondibile tratto disegnò in quel meraviglioso volume che è I borghesi stanchi (spendete un po' dei vostri soldi per comprare dei libri, bestie, invece di lamentarvi perché vi prendo a calci nel vostro grasso deretano borghese).


Ma che borghesia è mai quella «compradora» e «imprenditrice» di oggi?


Qual è la sua etica?


Quali i suoi valori?


Dove sono finiti il decoro, l'ordine, il rigore, il rispetto della legge, l'onestà?


Truffe, raggiri, corruzioni, falsi in bilancio, costituzione di fondi neri, evasioni fiscali colossali, loschi maneggi, contiguità malavitose, circonvenzioni di orfani, qualsiasi modo per far denaro e denaro e ancora denaro è ritenuto buono.


Eppure, agli inizi del '900, Werner Sombart, che non era un comunista, scriveva: «Affinché l'imprenditore non dovesse andar contro la legge, il legislatore moderno creò uno spazio così ampio per la libera espressione dello spirito capitalista che questo non avvertì neppure il bisogno di valicare i confini che quelle poche leggi avevano posto» (leggete, bestie, invece di comprarvi telefonini e di sentirvi legittimati solo perché siete anticomunisti).


 Oggi anche quelle poche leggi sono diventate troppe. E l 'imprenditore le viola con disinvoltura e cinismo massimi, senza peraltro rinunciare a piagnucolare sui valori perduti dell'onestà, della lealtà, dell'ordine, della moderazione, della famiglia, della religione, della Patria che dice di voler ripristinare.


Alla borghesia, della borghesia è rimasta solo l'ipocrisia.


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