CITAZIONI - DRIEU LA ROCHELLE

'9/1/2013 il cannocchiale.it

Siamo tutti degni uno dell'altro, tutti gli stessi azionisti della società industriale moderna del capitale di miliardi di carta e di migliaia di ore di lavoro fastidioso e vano.


Che ciò sia a Kharkov, o a Patin, a Shanghai, o a Philadelphia, non è poi la stessa cosa? Non esistono altro che i moderni, gente piena di affari, gente del plusvalore o del salario, che non pensa che a questo e non discute che di questo.


Non barate, come non baro io. Condannatemi a morte. Non sono soltanto un francese, ma un europeo. Anche voi lo siete, scientemente, o incoscientemente. Ma abbiamo giocato e io ho perduto. Ergo, la morte.


 

Il suicidio è una viltà, ma una viltà di cui non tutti hanno il coraggio.


 

Da ragazzo ho giurato a me stesso di restare fedele alla mia giovinezza: un giorno ho cercato di mantenere la parola.


 

Non ho creduto affatto, dandomi la morte, di contraddire all'idea dell'immortalità che ho sempre sentita viva dentro di me. Era proprio perchè credevo nell'immortalità che mi precipitavo così vivamente verso la morte. Io professavo che ciò che si chiama morte non è che una soglia al di là della quale la vita prosegue, o perlomeno qualcosa di ciò che sia chiama vita, qualcosa che non ne è l'essenza. Credevo, del resto, che possa continuare soltanto ciò che è cominciato; se l'anima continua, è perchè non ha mai cessato di esistere...
Certo, rigettavo l'idea volgare della sopravvivenza di un' anima individuale.


Non pensavo certamente di perdere, o di salvare la mia anima personale mettendo fine ai miei giorni.


 

L'uomo esiste soltanto nel combattimento... Vive soltanto se rischia la morte.


 

Oltre alla solitudine, l'altra mia grande ricchezza è stata la malinconia. La gente non mi ha capito e mi ha creduto uggioso, annoiato. Io stesso, a volte, non ho capito. Malinconia infinita e deliziosa, fatta del rimpianto di ciò che non avevo perennemente lenito dal piacere per ciò che avevo. Malinconia di essere poco attivo, statico, che si risolveva nel piacere di essere lento e quasi immobile; malinconia di non essere sposato che sfumava, dopo ogni sbandata, nel piacere di non esserlo più; malinconia di vivere in un paese in decadenza che trapassava nel piacere di gustare tanti residui della laidezza del tempo; malinconia di non essere pittore, o poeta, che si risolveva nel piacere di fare grandi scorpacciate di storia; malinconia di non essere un politico, che diventava piacere di scrivere qualche pagina libera. Rimpiango solo di non essermi accettato e riconosciuto per quello che ero, di aver fatto il processo alle mie intenzioni. Tutto quel senso di inferiorità, di persecuzione e di colpa mi ha tormentato e svilito agli occhi miei e altrui. Ma in fondo non posso veramente rammaricarmene, perché senza quell'elemento di inquietudine e di amarezza sarei stato esattamente ciò che potevo apparire ad alcuni: un abietto gaudente senza inferiorità. Ho anche sfruttato il vantaggio rappresentato, per il sibarita, dall'essere dolcemente mistico. Non mi sono privato della compagnia degli dei. E ho visto Dio attraverso le cose. E talvolta, nonostante tutto, sono stato visitato dalla compassione e dall'angoscia.


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