CONTROSTORIA 50 - Il mito di Trotzkij

Vittorio MESSORI

 

Vediamone allora un altro di questi slogan. Il discredito in cui è caduto il comunismo ha indotto molti che vi hanno militato a dire che tutto è finito così malamente non perché fosse un'utopia disumana, ma perché non lo si è realizzato come si sarebbe dovuto.


La colpa non fu di Marx e neppure di Lenin, ma di Stalin che prevalse su Trotzkij e finì per farlo assassinare, in Messico, con il metodo gentile di un colpo di piccone nel cervello.


Sembra incredibile, eppure non solo, sparsi per il mondo, vi sono ancora gruppi (simili a sètte religiose) di trotzkistij ma anche presso molti intellettuali apparentemente "normali" cresce la fama se non la nostalgia di questo Lev Davidovic Trotzkij, di questo ebreo russo che sarebbe stato portatore di una visione del marxismo "umana", in fondo "democratica". Una visione che, se avesse prevalso, avrebbe creato un comunismo che non sarebbe incappato nella fine tragicomica che sappiamo.


In realtà, in Trotzkij la capacità di odio e la crudeltà sembrarono superare talvolta quella stessa del pur luciferino Lenin, uno dei grandi enigmi del Male nella storia. Si parla, anche se meno di quanto si dovrebbe, della carestia organizzata da Stalin tra il 1929 e il 1930 per sterminare i kulaki, cioè i contadini colpevoli di avere qualche proprietà.


Per la prima volta la carestia non era subita dall'uomo ma provocata intenzionalmente: sei milioni di morti. Ma quasi mai si dice che almeno altri tre milioni di contadini erano stati uccisi già nel 1922 perché "controrivoluzionari": di questo immane massacro l'organizzatore fu proprio Trotzkij.


Già prima aveva agito nella terribile strage di Kronstadt di cui sembra vietato parlare perché è tra i fatti non solo più sanguinosi ma anche più imbarazzanti ideologicamente. In effetti, proprio i marinai di quella grande base navale accanto a Pietroburgo erano stati tra i più attivi nella rivoluzione, tanto che veniva da loro quell'incrociatore Aurora entrato nel mito perché con le sue artiglierie accompagnò l'assalto al Palazzo d'Inverno.


 Quattro anni dopo la presa del potere, nel 1921, quei marinai dissero a Lenin la loro delusione per la fame che infieriva in tutta l'Unione, per la libertà di parola soppressa, per l'incarcerazione di migliaia di persone tra le quali molti militanti comunisti, per il divieto di possedere alcunché. Non rinnegavano, dunque, il comunismo ma lo chiedevano "diverso", più vicino al loro ideale.


 Ebbene, fu proprio Trotzkij - l'"umanista", quello che avrebbe ingentilito il marxismo, se avesse prevalso - fu proprio lui a passare all'azione contro questi "riformisti", accusati di tradimento.


La base navale fu presa d'assalto dalla Armata Rossa che egli stesso aveva creato: i marinai che non furono uccisi nei combattimenti furono fucilati subito dopo. Un totale di 14.000 morti. Non bastò, perché si passò ad eliminare anche le loro famiglie, "per estirpare il male alla radice".


Questo, dunque, colui che avrebbe dovuto donarci un marxismo "dal volto umano".


Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I pi¨ letti


Le perle


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext