Prof, quando ci spiega la lezione?

Da Panorama, Oscar Giannino 25/1/2013

 

I politici promettono ponti anche dove non ci sono fiumi. Lo diceva uno che aveva servito Stalin e poi giurato di cambiare, Nikita Krushev.


Anche Mario Monti sembra diventato così, ed è il suo inaspettato e più serio errore.


Venuto meno alla parola di restare super partes e di non mettere il nome su un simbolo, ho voluto aspettare un programma di vero cambiamento, fatto di cifre precise e impegni chiari.


Per cambiare marcia, abbattere il debito, tagliare la spesa, spegnere la strage fiscale che stermina impresa e lavoro. Per niente meno di questo, mi dicevo, Monti può compiere una tale e a sè innaturale violenza, volgersi da tecnico in politico.
Invece, niente.


Nella sua prima agenda natalizia non c'era un numero nè impegni precisi. Vaghi intenti, fumo e molte, indefinite promesse.
A tre settimane di distanza, la dura e giustificata critica ha ottenuto le sue ragioni. A casa del fornitore Fiat, la Brembo, a fianco del presidente Ferrari, Monti ha annunciato che l'agenda cambia. Senza però dire come. Sul lavoro, nessuno ha ancora visto su un inequivoco pezzo di carta, come Monti si impegni a cambiare la legge Fornero.


Sulla patrimoniale i candidati di Monti rispondono che c'è una commissione al lavoro.


Sulle tasse prima ha detto che scenderanno, poi che non bisogna prometterlo, infine che si è pentito su IMU e redditometro. Che ha varato lui medesimo. A mal consigliarlo saranno state le cattive compagnie. Professor Monti, che fine ha fatto quell'algida chiarezza senza la quale si diventa un politicante qualunque, uno di quelli che per un seggio in più traligna ogni principio.


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