La felitcità non fa politica

18/1/2013 Marcello Veneziani il Giornale

 

Ma davvero pensate che ci sia un legame tra democrazia e felicità? Dico a voi, Ezio Mauro, direttore de la Repubblica e a lei professor Gustavo Zagrebelsky, insigne giurista, che ieri sera ne avete riparlato all'Auditorium romano nel Festival delle scienze dedicato alla Felicità.


Davvero pensate che la condizione per essere felici sia un regime democratico che rispetti la libertà e le regole? Su, guardate la realtà. I popoli più felici non sono certo gli scandinavi dove la democrazia, la libertà e le regole funzionano che è una meraviglia. Ma i popoli tropicali, caraibici, africani, le società giovani, arretrate, ignoranti, perché l'indole dei popoli, il clima, l'età media, le tradizioni di un Paese contano più dei regimi e delle norme.


Non vedete quanto sono tristi, isterici e rancorosi, insomma violacei, tutti i fanatici della Norma, inclusi i forcaioli del giustizialismo? La felicità non può essere somministrata e nemmeno garantita dalle leggi e dalle democrazie, non esiste lo statalismo della felicità (e neanche l'inverso, il liberismo selvaggio); perché la felicità non investe la sfera pubblica ma privata, attiene al rapporto tra il cosmo e l'intimità, senza passare dal politico e dalle regole.


La felicità è leggera e volatile, come un soffio e una carezza, balena a nostra insaputa, è attesa o ricordo, sogno o amnesia. Se è presente non è cosciente, e viceversa. È armoniosa, se è apollinea, o esagerata se è dionisiaca. La felicità non s'abbina alla Repubblica e alle Leggi.


 La felicità, divina cecità, vede a occhi chiusi.


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