Vantaggi della globalizzazione

Giugno 2009

 

~ U.S. Citizen ~ John Smith started the day early having set his alarm clock (MADE IN TAIWAN) for 6 a.m.


While his coffeepot (MADE IN CHINA) was perking 


he shaved with his electric razor (MADE IN THAILAND)


He put on a dress shirt (MADE IN SRI LANKA),


designer jeans (MADE IN THE PHILIPPINES)


and tennis shoes (MADE IN VIETNAM).


After cooking his breakfast in his new electric skillet (MADE IN INDIA),


then he sat down with his calculator (MADE IN MEXICO) to see how much he could spend today


After setting his watch (MADE IN SWITZERLAND)


to the radio (MADE IN JAPAN),


he got in his car (MADE IN GERMANY)


filled it with GAS (from Saudi Arabia) and continued his search for a good paying AMERICAN JOB.


At the end of yet another discouraging and fruitless day checking his computer (MADE IN MALAYSIA),


John decided to relax for a while. He put on his sandals (MADE IN BRAZIL)


poured himself a glass of wine (MADE IN FRANCE)


and turned on his TV (MADE IN KOREA),


and then wondered why he can't find a good paying job in AMERICA.


AND NOW HE'S HOPING HE CAN GET HELP FROM A PRESIDENT - MADE IN KENYA.


In difesa della lingua italiana -

Luglio 09 di Renato Besana

 

In un Paese, come il nostro, pieno d'inventiva, se non basta l'inglese vero, si fa ricorso a quello finto. Per esempio: spot, Oltremanica, vuol dire faretto, da noi pubblicità televisiva; e body, per i sudditi di Sua Maestà Britannica, significa corpo, spesso morto e, se del caso, del reato; ma non corpetto, ovvero capo d'abbigliamento intimo femminile: underwear, per capirci. Si vuol apparire cosmopoliti, aggiornati, molto trendy e volonterosamente up to date; si finisce per imbastardire la lingua, con effetti non di rado cheap. Per cui, se un ristorante si chiama, poniamo, Sunshine, si può star certi che è meno caro del più casereccio Da Giordano il carrettiere. Accanto all'inglese abusivo, quello truffaldino, l'inglesorum che, al pari del latinorum esibito da Don Abbondio, ha l'unico fine di confondere le anime semplici. Le obbligazioni di Cirio e Parmalat che le banche hanno rifilato ai risparmiatori, si sono trasformate in bond appena è stato chiaro che si trattava di carta straccia. A Milano, la tassa d'ingresso per le automobili, anzi il ticket, è una pollution charge, da pagare con un ecopass, che fa pensare a un complesso esame radiologico. In una rubrica d'annunci immobiliari, figurava l'offerta di mono, bi e tri loft, così da nobilitare i troppo caserecci locali: signora mia, è il brand che fa trend. Se non bastasse, c'è l'italiano finto, che mal traduce termini anglosassoni, come i competitori, che sarebbero i concorrenti, orecchiando però i competitors. Quando il commentatore d'un autorevole quotidiano economico, intervenendo sui prezzi del petrolio, scrive crudo anziché greggio, non vuol farsi capire: intende soltanto comunicare ai suoi lettori di avere dimestichezza col Financial Times e il Wall Street Journal, dove appunto si discetta di crude; una questione di rango, o meglio di status, come si legge sulle pagine più aggiornate.

Anche le ragioni seppur minime del costume pendono dunque a favore del disegno di legge per l'istituzione del Consiglio superiore della lingua italiana: fu proposto nel 2001 ma, nei cinque anni della legislatura, non riuscì ad approdare in aula; di certo - maiora premunt - ci saranno state questioni più urgenti. Se ne riparla ora, nella speranza che quattro anni siano sufficienti a smuoverlo, in versione aggiornata e corretta, dalle sabbie mobili dei meandri parlamentari.

Secondo una statistica della Berlitz School, l'italiano è una delle otto lingue più studiate al mondo, dopo inglese, francese, tedesco e spagnolo, ma prima di giapponese, olandese e portoghese. Nel commercio è settima, dopo l'arabo e il portoghese. Nel 1980, un'inchiesta condotta dalla stampa francese le assegnava il terzo posto quale possibile lingua europea. Coloro che la parlano sono ben 57 milioni, con un bacino di utenza valutato attorno ai 120 milioni di persone. "La lingua", osservava la relazione al vecchio disegno di legge, "è un bene sociale, che va difeso dall'infiltrazione di quelle espressioni incongrue, che non provengono soltanto dall'adozione di parole straniere, ma anche da neologismi incomprensibili e accentuazioni vernacolari". Ma anche la lingua di Dante, ringiovanita da Manzoni e aggiornata da D'Annunzio e Gadda, si umilia in esausti luoghi comuni e nelle frasi fatte più abusate. Appena una vicenda di cronaca presenta un risvolto sentimentale, ecco che "si tinge di rosa", oppure "di giallo", se mostra aspetti poco chiari. Nel servizio d'un tigì che presentava una festa del cinema, s'è addirittura sentito che "Roma si tinge di Hollywood". Da brivido.

Il risultato d'una tale barbarie può essere anche quella sindrome da smarrimento che, stando a recenti studi, colpisce i destinatari di tante disposizioni giuridiche e amministrative, proprio a causa della loro formulazione nebulosa e contorta, il famigerato burocratese dalle mille nequizie, cui s'aggiungono allegramente sinergie, criticità, tematiche e problematiche. Il trucco consta nel sostituire l'universale astratto al particolare concreto: così, se l'acqua d'un litorale è inquinata, non è mai vietato fare il bagno, ma c'è un più aulico "divieto di balneazione" (per mandare gli scocciatori a quel paese, il dipendente d'un ministero, con molta autoironia, li pregava di "recepire quanto in oggetto nel foro competente"). Prima di salire sul treno, il biglietto non si timbra, ma si oblitera, e vai a sapere perché.

Ecco allora, come già accade in Francia e Spagna, il Consiglio superiore della lingua italiana, al quale spetterebbero compiti d'indirizzo e di controllo. Per esempio: rispondere all'esigenza di un modello linguistico in cui tutti possano riconoscersi; indicare espressioni semplici e comprensibili da usare nelle amministrazioni pubbliche; favorire l'impiego del buon italiano nelle scuole, nei mezzi di comunicazione, nel commercio e nella pubblicità; promuovere l'arricchimento della lingua per mettere a disposizione di tutti i termini più adatti a esprimere le nozioni del mondo attuale (come hanno fatto francesi e spagnoli con ordinateur e ordinador, invece dell'anglosassone computer, che in America latina diventa computador).

Da ultimo, il nuovo organismo, istituito presso la presidenza del Consiglio, dovrebbe diffondere l'insegnamento dell'italiano nel mondo e delle lingue straniere in Italia, ma in chiave di diversità culturale e non d'ibridazione, come succede invece nei Paesi coloniali, e sembra che noi aspiriamo a diventarlo, sempre che nell'ultimo mezzo secolo già non lo siamo stati. Nei due disegni di legge, il vecchio e il nuovo, non manca un articolo dedicato ai dialetti che "costituiscono un patrimonio storico del nostro Paese, nell'ambito di tradizioni regionali genuinamente italiane". Questo, tuttavia, non significa ufficializzarne l'uso, trasformando le parlate locali, spesso nobilissime, in piccole lingue nazionali, com'è avvenuto in Spagna, dov'è ammesso l'uso di alcuni idiomi locali. Il più importante di essi, il catalano, è però riconosciuto fin dal XV secolo e ha goduto piena autonomia anche durante il regime franchista. I costi economici indotti dal bilinguismo hanno tuttavia conseguenze paradossali: oggi, per risparmiare, gli atti pubblici sono redatti unicamente in catalano, mentre i prodotti della Catalogna recano, per farsi capire, istruzioni in solo castigliano e la dizione "fabricado in España". Le scuole pubbliche, dove s'insegna il catalano, sono disertate dai ceti più abbienti, che mandano i loro figli in quelle private, dove s'insegna invece il castigliano. L'italiano, poi, non è stato imposto da una monarchia con la forza delle armi. A differenza di quanto è accaduto anche in Francia e Inghilterra, da noi è nata prima la lingua e poi la nazione, sempre che sia nata. Parlare l'inglese nei commerci, e in famiglia il bergamasco o il bustocco, farebbe di noi qualcosa di non molto diverso da un qualunque piccolo Stato africano: nel futuro di Cassano Magnago e di Chiavenna non dev'esserci il Malawi.

Ogni deviazione lessicale è sintomo d'un malessere, nella società come nella politica. Per esempio, tornando ai loft: erano spazi industriali dismessi, di solito magazzini, convertiti in abitazioni. Adesso che sono di moda, però, li si costruisce di bel nuovo, quasi che nella nostra società la rottamazione preceda la fabbricazione, arrivando al paradosso di produrre rifiuti al solo fine di riciclarli. 

Renato Besana



Il testamento biologico di Berlusconi

10/05/09 Di Marcello Veneziani per 'Libero'

Seguendo il filone intimissimo di Berlusconi privato esposto in pubblico, siamo riusciti ad entrare in possesso di una copia autentica del testamento biologico del presidente Silvio Berlusconi firmato in segreto alla presenza del notaio Bruno Vespa. Lo pubblichiamo integralmente, scusandoci per la violazione della privacy, ma prima che arrivi Santoro a distorcerlo e a mandare Rotondi a fare l'autopsia preventiva per dimostrare che si tratta di una truffa, preferiamo renderlo noto noi senza commenti:

Io Berlusconi Silvio ho deciso di donare i miei organi all'umanità nel giorno remoto della mia dipartita per donare vita al prossimo e continuare a vivere, seppure in forma rateale. Ed ho così disposto alla presenza del notaio Bruno Vespa e dei testimoni Apicella Mariano e Brambilla Marinella, la seguente suddivisione del mio corpo:

Lascio i miei occhi a Santa Madre Chiesa perché chiuda un occhio sui miei peccati, in isconto di quel che offrii in video agli occhi dei telepeccatori. Lascio così alla Chiesa l'otto per mille del mio corpo in cambio del vaucher per il paradiso.

Lascio il mio cuore a Mediaset, non solo per ragioni affettive ma anche perchè lo possa mostrare nella teca di vetro della tv a milioni di spettatori devoti nella festa del Sacro Cuore di Silvio.

Lascio il mio sangue a Fede Emilio perchè possa organizzare ad ogni mia ricorrenza il miracolo della sua liquefazione, con diretta su Retequattro.

Lascio il mio braccio destro a Confalonieri Fedele perchè lo fu già in vita. Lascio il mio braccio sinistro a Dell'Utri Marcello per bilanciamento.

Lascio i miei capelli a Letta Gianni perché li cotoni amorevolmente ogni giorno, come se fossero i suoi.

Lascio il mio fegato a Napolitano Giorgio perchè lo usi con la Casta e sia più Capo e meno Coda dei partiti.

Lascio il mio viso rifatto a Fini Gianfranco perchè faccia parure col suo cervello rifatto (Io feci il lifting per simulare Giovinezza, lui per abiurarla).

Lascio la mano sinistra a Schifani Renato perchè possa continuare, me scomparso, il baciamani.

Lascio invece la mia mano destra attaccata alle tette morbide delle veline, perchè è un vero peccato staccarsene.

Lascio la mia testa a Letizia Noemi e famiglia, per poterla usare nelle foto dei prossimi compleanni.

Lascio il mio gozzo a Bossi Umberto, in omaggio ai gozzuti padani delle valli.

Lascio le mie gambe al Milan perché i menischi di riserva servono sempre.

Lascio la mia lingua a Bondi Sandro, che ha consumato la sua a leccare i miei sacri piedi.

Lascio il mio naso a Bonaiuti Paolo che saprà soffiarlo all'occorrenza. 

Lascio il mio sorriso permanente a Tremonti Giulio perchè ne è carente.

Lascio i miei polmoni a Previti Cesare per raddoppiare la sua ora d'aria.

Lascio le mie scapole alle guardie del corpo che per una vita mi guardarono le spalle.

Lascio le mie orecchie grandi a Lario Veronica perchè ascolti prima di parlare. E le tirate d'orecchie le faccia in casa.

Lascio il mio osso sacro a Formigoni Roberto, per analogia.

Lascio i due emisferi del mio cervello rispettivamente a Calderoli Roberto e Ronchi Andrea perché so che li lasceranno intatti.

Lascio il mio scheletro a Moratti Letizia perchè lo esponga alla venerazione di Milano che finora si è dovuta accontentare degli scheletri di Leonardo da Vinci, un mio confusionario predecessore in campo tele-visivo che mi dipinse mentre cenavo per l'ultima volta con una dozzina di amici fidati (eccetto uno).

Lascio i miei testicoli...no, maligni, a nessuna ministro; li lascio invece a Franceschini Dario per compensare la sua carenza e per aumentare la base del suo partito.

Lascio i miei baffi a D'Alema Massimo perché non li ho mai avuti.

Lascio il mio ombelico a Casini Pierferdinando perchè come lui sta al centro, capeggia il ventre molle, ma non serve a nulla.

Lascio i miei piedi a Prodi e Veltroni che già in vita finirono sotto   i medesimi.

Lascio le mie scarpe magiche a Renato Brunetta perché possa sentirsi  rialzato all'altezza del genere umano.

Lascio la bile a Di Pietro Antonio che già provvide a farmela versare.

Lascio la milza alla sinistra perchè è rossa, situata a sinistra e non si sa bene a cosa serve.

Lascio la coratella ai gatti, ai telegatti e quel che avanza delle mie viscere ai comunisti perché sono sempre stato un anticomunista viscerale.

Lascio l'orifizio anale a Santoro Michele perchè continui le sue meticolose introspezioni, lasciando a Travaglio Marco l'analisi dei peli limitrofi.

Lascio il mio posteriore al mio postero successore, perché non avrà il mio talento ma abbia almeno il mio culo.

Lascio il mio pene...no non lo lascio, dottor Vespa, lo porto via con me; non si sa mai se in paradiso, come dice Allah, ci toccano davvero le settanta vergini...

Sull'epidemia di influenza suina - 'Quando il governo gioca a fare il dottore'

05/09/09 Senatore Ron Paul – Repubblicano del Texas e medico chirurgo (Campaign for Liberty)

Questa settimana, le preoccupazioni sull'influenza suina hanno dominato i media e molti ufficiali governativi. Mentre il popolo americano dovrebbe essere informato sulle malattie infettive e sulle misure preventive di buon senso, le reazioni isteriche del governo ci dimostrano solo quanto può essere pericoloso per la nostra salute il fatto che il governo giochi a fare il dottore.
Come medico, devo ancora vedere la minima prova che giustifichi l'attuale livello d'allarme. L'influenza tipicamente provoca in questo paese la morte di circa 36.000 persone e l'ospedalizzazione di circa 200.000 ogni anno. Fino ad ora c'è soltanto un piccolo numero di decessi attribuibili con certezza a questo ceppo e la gran parte di quelli che si sono ammalati sono guariti o guariranno completamente. Ogni morte è tragica, ma non vedo nessuna ragione per comportarsi con questa epidemia di influenza in modo differente da come ci comportiamo con qualsiasi altro tipo di influenza. Invece, il governo nella sua infinita saggezza impone procedure di screening ancor più invasive agli aeroporti, chiude scuole ed eventi sportivi determinando il panico generale.
Noi abbiamo avuto una simile epidemia nel 1976 con solo 1 morto per l'influenza, mentre le vaccinazioni obbligatorie ne causarono 25 prima che il programma fosse abbandonato.
Tutte le volte che un governo viene coinvolto in decisioni che riguardano la salute, la cura è spesso peggiore della malattia. Eppure, questa amministrazione consoliderà il potere del governo sulla vostra salute approvando nuove riforme che sono già in discussione in senato.
Il governo non ha migliorato la sanità e non l'ha resa più economica. E' vero esattamente l'opposto: i costi sono saliti alle stelle e la qualità è peggiorata in molti modi. Sono finiti i tempi in cui i medici di campagna facevano le visite a domicilio o magari prestavano servizio volontario negli ospedali di carità. La burocratizzazione del servizio sanitario in questi ultimi 45 anni ha peggiorato le cose. Mi rattrista come dottore che i medici rispondano sempre meno ai pazienti e sempre più al governo, alle compagnie assicurative e agli avvocati. Mi sembra così perverso che importanti decisioni mediche che influenzano direttamente la vita di tutti gli americani siano prese dietro le quinte a Washington invece che tra medico e paziente.
Forse non c'è nulla di più prezioso per un essere umano che la sua salute, il che spiega perché abbiamo sempre considerato la pratica della medicina così cruciale per il nostro benessere. Ogni intrusione del governo nella privacy e nel rapporto fiduciario tra medico e paziente è dannoso per l'arte medica. La dinamica del rapporto tra medico e paziente viene distorta quando il medico deve rispondere più al governo o all'assicurazione che ai suoi pazienti. La miglior soluzione per migliorare la qualità ed abbattere i costi sarebbe quella di riportare le decisioni nelle mani dei pazienti e dei medici a cui spettano di diritto. Io ho introdotto il "Comprehensive Health Care Reform Act" che promuove conti di risparmio per la salute e deducibilità fiscale dei costi sostenuti per le cure come un importante passo in questa direzione. La disgraziata realtà di questa crisi sanitaria, come di ogni altra crisi, è che darà opportunità di trarre vantaggi ai cittadini senza scrupolo, mentre quelli più timorosi diventeranno più ubbidienti.


Vincitore del XII premio 'La Torre' - Pietrangelo Buttafuoco

14/09/09 Chiavenna

 

Notizie sul Premio

Dopo le prime undici edizioni svoltesi a Madesimo, il premio ha cambiato la denominazione e la sede, ma non  la sua motivazione: quella di  dare un riconoscimento  a personalità della cultura, dell'arte e della scienza che si siano distinte per originalità di pensiero e per spirito anticonformista.

In tutti i campi della cultura la cappa di conformismo sostenuta dai grandi media determina la diffusione di idee preconcette e ne impone la  supina accettazione da parte del pubblico. Chi affronta l‘arduo compiuto di indagare criticamente la realtà e di sostenere tesi difformi dai dogmi del  "pensiero unico" spesso viene discriminato, mentre  la diffusione delle sue idee più originali viene selettivamente ostacolata da una subdola censura. E' ai pochi che hanno il coraggio di percorrere questa difficile via che si rivolge il Circolo La Torre per conferire il suo premio.

In questo modo il Circolo non solo si propone di incoraggiare e, nel limite del possibile, di accrescere la "visibilità" delle personalità più indipendenti, ma anche di  allargare gli spazi di critica e di libertà di tutti noi.


La XII edizione

Quest'anno il premio "La Torre" è stato assegnato a Pietrangelo Buttafuoco ,  editorialista del Foglio ed inviato di Panorama; scrittore di romanzi di successo ("Le uova del drago"  e "L'ultima del diavolo", pubblicati rispettivamente nel 2005 e 2008 da Mondatori); brillante polemista televisivo conduttore delle trasmissioni  Giarabub (La 7, 2006) e Otto e mezzo  (La 7, 2008).

Buttafuoco è stato scelto principalmente per gli argomenti che tratta con riferimenti culturali di grande interesse  nel suo saggio  "Cabaret Voltaire - L'Islam, il sacro, l'occidente (ed. Bompiani, 2008). Il tema centrale del libro è quello del rifiuto del sacro  e dell' inevitabile e conseguente "suicidio" della civiltà occidentale.

La premiazione è avvenuta a Chiavenna, sabato 14 marzo,  nella splendida  "sala della musica" del settecentesco palazzo Salis. Dopo   una breve introduzione del professor Guido Scaramellini, storico e giornalista valchiavennasco, che ha descritto l'origine ed il contesto storico del palazzo che faceva da cornice alla manifestazione, l'avvocato Marco Del Curto ha presentato il vincitore del premio.

Pietrangelo Buttafuoco  ha quindi intrattenuto il pubblico che gremiva la sala con una presentazione delle tesi contenute nel suo saggio ricca di fascino e di vis polemica. "Scrivo libri per disintossicarmi dalle menzogne dei giornalisti!" ha esordito provocatoriamente. Poi ha esemplificato, mostrando come le menzogne e le reticenze dei media  abbiano cancellato dalla memoria della gente fatti tragici quali l'omicidio del giovane Ramelli la cui morte a fu "salutata" dall'applauso del consiglio comunale di Milano  o  la soppressione, di oltre cento milioni di fedeli cristiani in Unione Sovietica, attestata dalla pubblicazione degli archivi del KGB dopo la caduta del comunismo.

Successivamente  Pietrangelo Buttafuoco ha osservato come la  destra occidentalista sia riuscita nel compiere il misfatto di cui neppure la sinistra atea e comunista era stata capace: e cioè la dissoluzione del sacro e la costruzione di una società  materialista abitata da popoli  sfibrati dal consumismo, privi di un senso di identità e di destino. Immagini esemplari di questa decadenza sono quelle dei soldati americani, vuoti di memoria e di storia, nuovi sceriffi di un "far east"  da soggiogare al modello unico occidentale;   quella dei cittadini tedesco-orientali che dopo la caduta del muro festeggiano la fine del comunismo facendo la fila  per accedere ai porno-shop; o quella del vescovo anglicano che officia le nozze di due sacerdoti gay.

Il mondo islamico, dipinto dai media occidentali come il nemico assoluto, secondo Buttafuoco,  conserva invece, a suo modo,  i legami con la tradizione, con la natura e con il sacro e potrà aiutare l'occidente a ritrovare la sua identità. 

Infine  il professor Livoti è intervenuto  ricordando come Cabaret Voltaire sia libro ricco e complesso meritevole di essere  letto, riletto e meditato ed ha stimolato la discussione con varie domande all'autore  partendo dalla citazione da "Il re del mondo" di Franco Battiato riportata sulla fascetta della copertina di Cabaret Voltaire: "Il giorno della fine non ti servirà l'inglese".

            Al termine della serata la Presidente del Circolo signora Lisanna Ratti ha letto le motivazioni ed ha consegnato il premio tra gli applausi del pubblico entusiasta. Nel suo breve discorso d'accettazione Pietrangelo Buttafuoco ha tributato uno speciale omaggio al compianto Professor Gianfranco Miglio, primo vincitore del premio e già presidente onorario del Circolo.

Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I più letti


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext