Ezra Pound calpestato due volte

26/01/2012 Di Marcello Veneziani per Il Giornale www.ilgiornale.it

Restituite a Casa Pound la possibilità di usare il nome del poeta. Primo, perché se i geni sono universali ognuno è libero di venerare il genio che vuole. Secondo, perché non si tratta di appropriazione indebita o di uso distorto del poeta. Lo dico a sua figlia Mary che è ricorsa ai giudici, lo dico agli intellettuali che hanno firmato il solito 'giù le mani da' Ezra Pound perché poeta universale (ma lo scoprono solo ora, fino a ieri lo dannavano perché fascista). Dov'è lo scandalo se i 'fascisti' si richiamano a Pound? Come potete dimenticare i suoi discorsi appassionati e deliranti - ma i poeti a volte delirano - alla radio a sostegno del fascismo e poi della repubblica sociale, in piena guerra? E dopo la caduta del fascismo, come potete ignorare i versi dei canti pisani su 'Ben e la Clara a Milano', appesi per le calcagna? E i Cantos donati di persona a Mussolini, il libro 'Jefferson e Mussolini', le sue battaglie contro l'usura? Come potete dimenticare quei giorni bestiali nel campo di concentramento di Coltano in cui il poeta fu esposto in gabbia, sotto i fari, costretto pure a defecare davanti a tutti, come una scimmia, proprio perché considerato fascista? E poi fu internato in un manicomio criminale negli Stati Uniti, che lo condusse davvero alla follìa e al mutismo... Persino l'ultimo, vecchio Pound accompagnato da Piero Buscaroli in visita a Ferrara, che accarezza silente i fasci littori di Palazzo Diamanti... Non potete calpestarlo due volte, la prima per fargli pagare il suo fascismo, la seconda per negarlo.


L'Europa della Goldman Sachs

28/01/2012 Da Beppegrillo.it

  La BCE ha erogato 498 miliardi di euro alle banche europee al tasso dell' 1% per tre anni. A fine febbraio è previsto un altro mega prestito di 400 miliardi alle stesse condizioni. Lo scopo dichiarato è nobile, far ripartire l'economia con finanziamenti alle imprese. I soldi sono ovviamente nostri, pagati attraverso l'aumento dell'inflazione e la sottrazione di agevolazioni degli Stati all'economia reale. Ricordo di passaggio che il sistema bancario è sostanzialmente parassitario e, senza un tessuto produttivo, non esisterebbe. Al più i banchieri potrebbero giocare a Monopoli con Monti e Draghi con banconote finte.
898 miliardi di euro sono una cifra colossale. Le piccole e medie imprese dovrebbero fare quindi salti da canguro, le loro sofferenze finanziarie sono finalmente finite. E presentarsi in banca per un fido, un prestito temporaneo, un piccolo finanziamento, per pagare Equitalia, per dare le tredicesime almeno un mese dopo. Mi pare di vederli, partite iva, capi azienda, piccoli proprietari, allegri come un italiano in gita, correre agli sportelli di Unicredit,IntesaSanPaolo, Monte dei Paschi di Siena, che insieme hanno prelevato circa 35 miliardi dalla BCE a gennaio, per vedersi il solito gentile rifiuto con il solito untuoso sorriso di compatimento. I soldi (nostri) le banche ovviamente se li tengono. Qualcuno ne dubitava? Le banche li investiranno in titoli di Stato, che le remuneranno con il 6/7%, e per coprire investimenti sbagliati che le hanno lasciate senza liquidità. I nostri soldi (la BCE è solo un tramite) serviranno quindi a far guadagnare senza alcun rischio le banche e a piazzare titoli pubblici senza valore. Nel frattempo le aziende chiudono, le persone sono licenziate, le famiglie perdono le case perché non riescono a pagare le rate del mutuo, gli imprenditori si suicidano.
Se invece che alle banche italiane il prestito all'1% per tre anni, che si aggirerà alla fine a circa 100 miilardi (nella prima rata hanno prelevato circa 50 miliardi) fosse stato erogato alle imprese l'Italia sarebbe già ripartita. Caro Rigor Mortis, a quando la liberalizzazione delle banche italiane, tra le più care d'Europa? L'Italia fallisce mentre i banchieri brindano.

I prezzi su, gli stipendi giù. Noi Greci, una vita in bilico

09/02/2012 di Toria Mastrobuoni per La Stampa

Ci vogliono tre, quattro secondi per mettere a fuoco la situazione. Non perché non ci sia luce, sono le tre di pomeriggio. Ma perché siamo nel centro di Atene, davanti alla facoltà di Legge. E la scena lascia senza fiato. Tre ragazzi sono accasciati in un angolo, due con le siringhe in mano. Studenti vanno e vengono, incuranti. Spazza un vento gelido e uno dei tre indossa soltanto una felpa. Fabio fa segno di andare oltre, si stringe nelle spalle, «ormai è normale, la polizia neanche interviene più. E quando lo fa è per caricare gli studenti». Poco più in là un gruppo di senzatetto chiede l'elemosina davanti a una chiesa. Altri fantasmi, altri passanti impassibili che camminano oltre. E la polizia la troviamo qualche strada più in là, dove la presenza di squatter e studenti si è fatta visibilmente più densa.

Siamo a Exarchìa, il cosiddetto quartiere degli anarchici, ma la coabitazione con la polizia sembra serena. Almeno, finché il livello di allarme non sale, racconta Fabio. Tipicamente, quando i sindacati proclamano lo sciopero. In quei giorni, come martedì scorso, il richiamo generale è: tutti a Syntagma, la piazza di fronte al Parlamento. Gli scontri cominciano da qui. Ma oggi è una giornata tranquilla, passiamo davanti a un parco occupato: ci volevano fare un parcheggio, gli studenti l'hanno impedito e hanno fatto piantare degli alberi ai bambini del quartiere. È bellissimo, colorato. Le vie accanto pullulano di bar dall'aria nordeuropea, ragazze con i capelli rosso fuoco, piercing a perdita d'occhio, aromi inconfondibili nell' aria, e, qua e là una chioma rasta.

Fabio Giardina, il nostro cicerone ateniese, è un medico italiano che vive in Grecia da vent'anni. La sua compagna, Augustina, è furibonda. Ha 38 anni e fa la ricercatrice in biochimica. Davanti a un cappuccino pessimo in un bar delizioso ci fa due conti su una tovaglietta di carta: «Prima della crisi guadagnavo 1.250 euro. Ora ne guadagno 850, grazie ai tagli del governo. Ma non è che la vita non si aumentata, anzi. Con l'Iva al 23% è tutto più caro. La benzina costa 1,7-1,8 euro al litro. E con le ultime misure del 2011 hanno introdotto una tassa sulla casa ma che caricano direttamente sulla bolletta elettrica. Un ricatto orrendo!». Augustina cita l'esempio dell'appartamento dei suoi genitori: per circa 100 metri quadri nel quartiere Kipseli, un quartiere borghese vicino al centro, pagavano 45 euro all'anno. Dallo scorso autunno ne pagano 570. Dodici volte tanto.

Il caso di Augustina è tipico per i 750 mila dipendenti pubblici che sono stati il primo e più duro, per ora, bersaglio selle misure di correzione dei conti intrapresi dalla Grecia per far fronte alla crisi. Ma l'impoverimento improvviso di questa fetta di popolazione, colpita da tagli agli stipendi in media del 20 per cento - la televisione racconta ogni sera di bambini maltrutiti che svengono a scuola, di neonati abbandonati in vertiginoso aumento - ha anche conseguenze sull'economia del Paese. Antonis Sergiannis è un signore elegante di 64 anni con una barba bianca e una sciarpa rossa che non toglie neanche dietro la cassa del suo piccolo ristorante a Plaka, vicino al Partenone, nel cuore della città. Quando racconta la sua odissea attraverso tre anni di crisi la voce ogni tanto trema: «A Natale gli affari sono crollati del 70%. Quando i greci vengono a mangiare qui non si prendono più il Gyros, insomma lo spiedino al piatto, ma lo preferiscono nella pita, nel pane, così costa di meno. E poi c'è il crollo del turismo».

Antonis sostiene che i disordini frequenti nelle vie del centro - che gli sono costati anche due vetrine rotte - allontanano i turisti. Ma in questo quartiere si incrocia anche un'altra, tipica sentinella di ogni recessione: i negozi che comprano oro. Nicos sorride un po'imbarazzato dietro il bancone del suo squallido, stretto loculo: «C'est la vie», prova a scherzare in francese. Quanti clienti sono passati? «Ventiquattro». Dall'inizio della settimana? «No no, oggi». Sono appena le cinque.

Poco oltre, a piazza Syntagma, dove non più tardi di due giorni fa qualche esaltato bruciava bandiere tedesche, le macchine passano veloci agli incroci. I taxi sono tantissimi. In mobilitazione anche loro contro le liberalizzazioni. Abbiamo appena pagato 3,80 euro per una corsa di otto minuti. A Roma bastano appena per salire Diamo un'occhiata all'indice più affidabile per il benessere o il malessere di un Paese: il menù base del Mc Donald, sul lato lungo della piazza. Un doppio cheeseburger, patatine e bibita costa 3,50 euro. Ma un gruppetto in tenuta sportivissima ci distoglie da pensieri impuri. Hanno tutti l'aria sfinita e felice. «Io e i miei amici abbiamo fatto 40 chilometri in bici per venire qui» spiega un tipo piccolino, raggiante, in tuta blu. Si chiama Manu Kapnoupolos. Gli chiediamo che lavoro fa. «Ah, no, non lavoro. Ho una pensione di invalidità». Lo guardiamo meglio. Di invalidità? «Già», fa. E si tocca, senza un filo di vergogna, le due robustissime gambe d'acciaio che hanno appena macinato 40 chilometri di fiero asfalto ateniese. Roba da Paraolimpiadi, ci viene da ironizzare. Ma lui è già schizzato via.


Elenco immobili di Bersani: ne ha per un miliardo di euro

09/02/2012 Franco Bechis per 'Libero'

 Partiti, anche quelli che non esistono più, hanno moltissime case. Chi è il più ricco? Il segretario dei democratici


orse non lo sanno nemmeno loro, ma al catasto non hanno dubbi. La più grande immobiliare di Italia è quella della politica. E il palazzinaro per eccellenza di Palazzo è Pierluigi Bersani. Incrociando come dovrebbe Attilio Befera i dati dei registri delle Camere di commercio con quelli di Sister dell'Agenzia del Territorio, Libero è stato in grado di disegnare la prima vera e completa mappa immobiliare della politica italiana. I partiti politici, le loro organizzazioni territoriali, i circoli, le società immobiliari controllate direttamente e indirettamente hanno in mano oggi 3.805 fabbricati sparsi in tutta Italia e 928 terreni. Le loro rendite catastali, agrarie e dominicali sommate ammontano a circa 2,8 milioni di euro, che ai fini della nuova Imu di Mario Monti indicherebbero un valore fiscale di circa 500 milioni di euro. In media per avere un valore reale di mercato bisognerebbe più che raddoppiare questa cifra, arrivando quindi a circa 1,2 miliardi di euro. Di questa somma l'80% circa riguarda proprietà immobiliari che risultano ancora in capo alle forze politiche in cui pianta le sue radici il Pd. Significa che sparso ovunque e gelosamente custodito  in forzieri, fondazioni e strutture territoriali, Bersani può contare su un patrimonio immobiliare che vale quasi un miliardo di euro in caso di valorizzazione. Gran parte è intestato ancora al Partito democratico della sinistra e alle sue strutture territoriali (unità di base, federazioni regionali, comunali e territoriali di varia natura), nonché alle immobiliari che risultano ancora di sua proprietà. Solo nell'area Pci-Pds-Ds-Margherita-Ppi-Pd sono 831 i diversi codici fiscali che risultano intestatari di fabbricati.

Vecchie sezioni - Fra questi ci sono sicuramente le sezioni del vecchio pci, che risulta ancora intestatario al catasto di ben 178 fabbricati e 15 terreni. Ma vedendo numeri di vani e caratteristiche di ciascun immobile, è difficile che proprietà accatastate come abitazioni di 12 o 14 vani o uffici di metrature ancora più ampie possano corrispondere al classico identikit delle vecchie sezioni territoriali. I democratici di sinistra controllano gran parte del patrimonio immobiliare attraverso le nuove fondazioni che ha costituito con pazienza il tesoriere Ugo Sposetti. Particolarmente ricche quelle umbre e quella di Livorno. Fra Pds, Pd, Ds e vecchio Pci sono ben più di 3 mila i fabbricati di proprietà. E non è manco detto che ci sia una mappatura completa, e che le varie federazioni di sigle ormai in disarmo ne abbiano l'esatto controllo. Non è escluso che qualche vecchio amministratore locale non ne abbia nemmeno fatta menzione al partito. La mappa immobiliare è comunque l'unica che rende in qualche modo tangibile il fantasma più classico di ogni partito politico: quello del bilancio consolidato. Per capire quanti soldi sono girati e girano, e quale è la forza economica bisognerebbe infatti mettere insieme i conti nazionali che vengono resi pubblici con i rendiconti delle centinaia di strutture territoriali che invece sono nascosti.

Forza economica - L'emergere di tante proprietà immobiliari fa comprendere meglio di ogni altra cosa come il Pd sia il partito che ha alle sue spalle la forza economica più impressionante della politica. L'unica cosa che non si capisce è come gli amministratori locali di Bersani continuino ad impiegare fondi che il partito gira alle strutture territoriali nell'acquisto di nuovi immobili.  A Genova, dove non mancano certo proprietà delle varie sigle che stanno alle spalle del Pd, è stato comprato un appartamento da 5 vani nel 2010. A Crespino, in provincia di Rovigo, quattro fabbricati. A Montecchio, provincia di Reggio Emilia, acquistati nell'aprile 2011 addirittura due terreni erbosi. Acquistati immobili e terreni nel piacentino. Così nello spezzino, dove esisteva una celebre immobiliare del pds. Sarà forse un buon investimento in momento di crisi, perché certo il mattone dà più soddisfazione e sicurezza dei fondi in Tanzania. Resta difficile comprendere perché nella sinistra italiana faccia tanto ribrezzo potere prendere una sede di partito o un ufficio per i propri dirigenti in banale affitto come accade a molte altre forze politiche.

Il papa laico - Re Bersani a parte, dalla banca dati della Agenzia del Territorio emergono molte sorprese: tutti i partiti ufficialmente morti e sepolti hanno ancora appartamenti e perfino palazzine di un certo valore. Dalla Dc al partito socialista. Ne posseggono anche partiti che certo non hanno invaso le cronache politiche, come quello del Papa laico o quello dell'armonia. Ma la sorpresa delle sorprese viene dal partito nazionale fascista, che non solo è morto, ma è stato sciolto per legge. Tutti i suoi beni sono passati al demanio pubblico, ma l'operazione non è riuscita per quattro fabbricati e due terreni. Uno di questi risulta ancora di proprietà del Pnf e dato un uso ad Anagni, nel frusinate, al Fondo edifici di culto del ministero dell'Economia.


IL 'MIRACOLO' TEDESCO: NASCONDERE I SENZA LAVORO

10/02/2012 Di Maurizio Blondet per www.rischiocalcolato.it

La Cancelleria suona le trombe: Ecco il miracolo economico tedesco! I disoccupati sono scesi dai 5,1 milioni nel 2005 ai 2,8 oggi. Sono solo il 6,9% della popolazione attiva, un record storico e un sogno in confronto al 9,9% di disoccupati in Francia e al 9,1% negli Usa. Sembra ripetersi il miracolo del Terzo Reich, che in tre anni mise la popolazione al pieno impiego. Merito, dicono le trombe, della "moderazione salariale" dei lavoratori tedeschi, della "disciplina" accettata dai sindacati.

Ma ora, uno studio francese rivela i trucchi e il prezzo sociale occulto di questo miracolo:

http://www.france-allemagne.fr/IMG/pdf/IFRI_ndc75lestrade.pdf


Il capitalismo usuraio e macellaio

03/01/12 Di Maurizio Blondet per www.rischiocalcolato.it

In Grecia, il tasso di disoccupazione fra i giovani tocca il 45%. In Spagna il 49%. I dati italiani si avvicinano a questi. Il capitalismo terminale (e l’euro forte, e l’austerità imposta ferocemente per “salvarlo”) non crea lavoro, e ovviamente sono i giovani – quelli che nel mondo del lavoro devono entrare – ad essere le prime vittime.

Ciò che forse sfugge, è che questo dato è strutturale, permanente. Il lavoro, per i giovani nelle nostre regioni, non ci sarà mai più, nemmeno nel caso di una molto improbabile ripresa. Notate: a Natale si sono ridotte tutte le spese, tranne una: l’elettronica di consumo. Quasi un miliardo di euro gli italiani l’hanno speso volentieri per l’ultimo smartphone, IPAd, Tablet, Laptop. E’ facile notare che nessuno di questi prodotti è prodotto in Italia: sono tutte merci che dobbiamo importare, con i dollari e gli euro che i nostri esportatori faticosamente guadagnano. 


È lo Stato il vero evasore: deve 90 miliardi alle imprese

04/01/12 - Di Andrea Bianchini e Roberto Bonizzi tratto da 'il Giornale'

 Mario Monti

Pantalone non paga. E le imprese vanno in crisi. È il caso dell'Italia dove la Pubblica amministrazione, sempre pronta a battere cassa (e in fretta) nei confronti delle aziende insolventi, fa aspettare tempi biblici prima di saldare i conti con i suoi creditori. L'importo del debito totale ammonta a 90 miliardi di euro, gli stessi che il neo ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, voleva restituire in BoT e titoli di Stato (ottima idea, approvata da tutte le associazioni di categoria, ma rimasta solo sulla carta).

E il tempo medio per il rimborso di quanto spetta alle Pmi per i servizi forniti ammonta a 186 giorni lavorativi, oltre quattro mesi. Una bella differenza con gli altri Stati europei se si pensa che, in media, Francia, Germania e Regno Unito impiegano 53 giorni a saldare le fatture. Un dato che vede l'Italia come fanalino di coda dell'Europa a 27, dove la media totale dei pagamenti è di 63 giorni e dove una recente direttiva, votata quasi all'unanimità dal Parlamento di Strasburgo, ha fissato in 60 giorni il tetto limite.


PDL, alzati e cammina

04/01/12 Di Franco Bechis per ' Libero'

 Berlusconi e Alfano

Al governo di Mario Monti non c'era alternativa, e va beh. Silvio Berlusconi aveva perso la sua maggioranza alla Camera, e quindi le dimissioni erano inevitabili. D'accordo. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha chiesto a tutti i partiti uno sforzo di responsabilità mentre i titoli di Stato italiani erano sotto attacco internazionale. Innegabile. Berlusconi ha ammesso di avere fatto tutto per senso di responsabilità (e forse anche per non distruggere il valore che come imprenditore ha creato in decenni), e il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ha calcato le stesse orme nei giorni concitati di novembre.

Il Pdl si è pure digerito senza spellarsi le mani con gli applausi, ma anche senza una parola di vero distinguo, una manovra economica che era indigeribile. Poi, silenzio. Buon Natale, buone feste, buon anno. E nessun orizzonte. Un po' poco, sinceramente. Con un dubbio serio: facendo da punch ball, e magari accompagnando le botte incassate con qualche smorfia, qui si va diritti alla primavera del 2013 con il governo Monti e in questo clima politico spettrale.


Quattro salti in paella – La ricetta di Rajoy contro la crisi è tutta il contrario del rigor Monti pensiero

20/12/11 Di Andrea Nicastro per il 'Corriere della Sera'

Sarà la Spagna decentrata e semifederale a doversi mettere a dieta, non i pensionati che si vedranno addirittura scongelare l’adeguamento all’inflazione. Si taglieranno i servizi e gli impieghi pubblici, si bloccherà il turn over e i prepensionamenti, ma non si aumenteranno le tasse né ai cittadini né alle imprese. Il problema dello spread è grossomodo lo stesso italiano così come l’entità della manovra, ma le misure scelte a Madrid per uscire dalla crisi sono opposte rispetto a quelle proposte dal governo di Mario Monti.


Ma lo stenografo del Senato prende come il re di Spagna

04/01/12 DI Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella per il ' Corriere della Sera'

FRANCESCO BARBATO

Può un senatore guadagnare la metà del suo barbiere di Palazzo Madama, come lamentano quei parlamentari che per ribattere ai cittadini furenti contro i mancati tagli dicono di prendere intorno ai 5 mila euro? No. Infatti non è così. Il gioco è sempre quello: citare solo l'«indennità». Senza i rimborsi, le diarie, le voci e i benefit aggiuntivi. Con i quali il «netto» in busta paga quasi quasi triplica.

Sono settimane che va avanti il tormentone. Di qua la busta paga complessiva portata in tivù dal dipietrista alla prima legislatura Francesco Barbato, che tra stipendio e diarie e soldi da girare al portaborse ha mostrato di avere oltre 12.000 euro netti al mese. Di là l'insistenza sulla sola «indennità». E la tesi che le altre voci non vanno calcolate, tanto più che diversi (230 contro 400, alla Camera) hanno fatto sul serio un contratto ai collaboratori e moltissimi girano parte dei soldi al partito.

Una scelta spesso dovuta ma comunque legittima e perfino nobile: ma è giusto caricarla sul groppo dei cittadini in aggiunta ai rimborsi elettorali e alle spese per i «gruppi»? Non sarebbe più opportuno e più fruttuoso nel rapporto con l'opinione pubblica mostrare la busta paga reale, che dopo una serie di tagli è davvero più bassa di quella da 14.500 euro divulgata nel 2006 dal rifondarolo Gennaro Migliore?


Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I più letti


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext