Metodo storico anche per Lourdes, il parroco non imbeccò Bernadette

18/12/11 Di Vittorio Messori per il Corriere della Sera

Si sa quale sia il motto dell’ideologo: <>. Cultore dell’ideologismo è certamente Piergiorgio Odifreddi. Il professore di matematica, cioè, che si ispira al look di  Einstein (larghi maglioni, capelli scarmigliati) e che  imita il celebre fisico anche in quella che chiama “impertinenza“. Chi non ricorda la foto di Einstein che mostra la lingua ai fotografi? Impertinente, appunto. Lo schema ideologico di Odifreddi è, come ripete volentieri, l’ateismo puro e duro, senza se e senza ma. Ai libri pubblicati a gran ritmo, il professore aggiunge anche molte prefazioni. Come quella apposta a un libro su Lourdes appena uscito, ma che sembra giungerci dalla Belle Epoque, dagli scontri tra Zola e Lasserre, tra i medici positivisti e padre Gemelli. Ebbene, stando ad Odifreddi, Bernadette, le veggente, << era imbeccata dal parroco>>. Ecco, dunque, la gabbia del pregiudizio contro i fatti, quelli ricostruiti da decine di storici con scialo di documenti inoppugnabili, dai quali risulta in modo certissimo che Bernadette conobbe il parroco, il tempestoso Peyramale, solo il 2 marzo, dopo la tredicesima apparizione. Riferendo impaurita il messaggio di Aquerò, “quella là“, la piccola ne ricavò una scenata e fu cacciata fuori dalla canonica assieme alle due zie in lacrime, con minaccia di negare la comunione. I documenti dicono che il clero, tutto,  cercò di frenare la devozione popolare e, per ordine di Peyramale e del vescovo, nessun sacerdote assistette a nessuna delle apparizioni. Solo dopo quattro anni di     indagini serrate lo scetticismo della Gerarchia fu vinto, riconoscendo la verità di quanto Bernadette riferiva. I preti, insomma, si arresero all’evidenza dei fatti. Cosa che non vuol fare il matematico piemontese: il suo schema ha deciso che Lourdes non può, non deve essere credibile. Checché ne dica la storia, quella autentica, non le dicerie da Bar Sport di sempre .      

© Corriere della Sera


50 dati economici del 2011 quasi troppo folli da credere

17/12/11 Da Economic Collapse WWW.COMEDONCHISCIOTTE.ORG

Anche se molti americani sono davvero frustrati per la situazione economica, la realtà è che la gran parte di loro non ha ancora la minima idea di quanto sia profonda la nostra decadenza economica o quanti problemi ci aspettano se non avverrà un drastico cambiamento. Se non educhiamo il paese sulla gravità dell'economia, continuerà a trangugiare le solite vecchie bugie raccontate dai nostri politici raccontano. Cercare di "ritoccare" qua e là non riuscirà a sistemare l'economia. L’America ha davvero bisogno di un cambiamento radicale. Gli Stati Uniti consumano più ricchezza di quanta riescano a produrre e il nostro debito è in fase di eruzione. Se proseguiremo sulla strada attuale, il collasso economico sarà inevitabile. C’è da sperare che i folli dati economici del 2011 che ho incluso in questo articolo siano abbastanza scioccanti contundenti da riuscire a svegliare qualcuno. 

In questo periodo molte famiglie si riuniscono, e nella maggioranza dei casi la conversazione si orienterà prima o poi verso la politica. Magari molti di voi utilizzeranno la lista qui riprodotta per condividere la realtà della crisi statunitense con la famiglia e gli amici. Se lavoreremo tutti insieme, forse riusciremo a destare milioni di persone e a far modo che si rendano conto che il “business as usual” porterà all’Apocalisse economica nazionale.

I cinquanta dati del 2011 qui elencati sono quasi troppi folli per essere creduti:

#1 Uno sconvolgente 48 per cento di tutti gli Americani è considerato a "basso reddito" o vive in povertà.

#2 Circa il 57 per cento di tutti i bambini negli Stati Uniti vive in famiglie considerate a "basso reddito" o impoverite.

#3 Se il numero degli americani che "cercano un lavoro" fosse lo stesso di quanto era nel 2007, il tasso "ufficiale" di disoccupazione rilasciato dal governo sarebbe superiore dell’11 per cento.

#4 Il periodo medio di disoccupazione di un lavoratore negli Stati Uniti è ora superiore alle 40 settimane.

#5 Un recente sondaggio ha rilevato che il 77 per cento delle piccole imprese statunitensi non ha in progetto l’assunzione di lavoratori.

#6 Ci sono oggi meno lavori retribuiti negli Stati Uniti di quanti ce ne fossero nel 2000 anche se si sono aggiunte 30 milioni di persone alla popolazione da allora.

#7 Dal dicembre del 2007, il reddito medio delle famiglie negli Stati Uniti è calato del 6,8% se viene calcolata l’inflazione.

#8 Secondo il Bureau of Labor Statistics, 16,6 milioni di Americani erano lavoratori autonomi nel dicembre del 2006. Oggi questo numero si è ridotto a 14,5 milioni.

#9 Un sondaggio di Gallup dell’inizio di quest’anno ha scoperto che circa un americano su cinque che ha un lavoro si vede già come un disoccupato.

#10 Secondo l’autore Paul Osterman, circa il 20 per cento di tutti gli adulti negli USA stanno svolgendo lavori pagati con stipendi a livello di povertà.

#11 Nel 1980 meno del 30% di tutti i lavori negli Stati Uniti erano a basso reddito. Oggi più del 40% di tutti gli impieghi negli Stati Uniti è a basso reddito.

#12 Nel 1969 il 95 per cento di tutti gli uomini tra i 25 e i 54 anni aveva un lavoro. A luglio solo l’81,2 per cento degli uomini di questa fascia di età aveva un lavoro.

#13 Un recente sondaggio ha rilevato che un americano su tre non sarà in grado di pagare il mutuo o l’affitto il mese successivo se dovesse perdere improvvisamente il lavoro.

#14 La Federal Reserve ha recentemente annunciato che la ricchezza totale netta delle famiglie statunitensi è calata del 4,1 per cento solo nel terzo quarto del 2011.

#15 In base a un recente studio condotto dal BlackRock Investment Institute, il rapporto tra debito delle famiglie e reddito negli Stati Uniti è ora del 154 per cento.

#16 Se l’economia ha rallentato, lo stesso hanno fatto i matrimoni. Secondo un’analisi del Pew Research Center, solo il 51 per cento di tutti gli americani che hanno almeno 18 anni sono al momento sposati. Nel 1960 il 72 per cento di tutti gli adulti negli USA erano coniugati.

#17 L’U.S. Postal Service ha perso più di 5 miliardi di dollari nello scorso anno.

#18 A Stockton in California i prezzi delle case sono diminuiti del 64 per cento dal valore di picco del mercato immobiliare.

#19 Il Nevada ha il più alto tasso di sgomberi per mutui non pagati della nazione da 59 mesiconsecutivi.

#20 Da non credere, ma il prezzo medio di una casa a Detroit è di circa 6.000 dollari.

#21 Secondo l’U.S. Census Bureau, il 18 per cento di tutte le abitazioni nello stato della Florida è vuoto. Questo dato è del 63 per cento più alto di quanto fosse dieci anni fa.

#22 Nel2011 la costruzione di nuove case negli Stati Uniti è sul punto di stabilire il nuovo minimo di tutti i tempi.

#23 Come ho già scritto in precedenza, il 19 per cento di tutti gli uomini americani tra i 25 e i 34 anni ora vive con i genitori.

#24 Le bollette dell’elettricità negli Stati Uniti sono cresciute più del tasso di inflazione da cinque anni consecutivi.

#25 Secondo i dati del Bureau of Economic Analysis, nel 1980 i costi sanitari assommavano al 9,5% di tutti i consumi individuali. Oggi raggiungono circa il 16,3%.

#26 Uno studio ha scoperto che circa il 41 per cento di tutti gli statunitensi in età lavorativa ha problemi di pagamento dei conti sanitari o sta saldando un debito relativo alle proprie cure.

#27 Se riuscite a crederci, un americano su sette ha almeno dieci carte di credito.

#28 Gli Stati Uniti spendono circa 4 dollari in beni e servizi che vengono dalla Cina per ogni dollaro che la Cina spende per beni e servizi proveniente dagli Stati Uniti.

#29 Si prevede che il passivo commerciale degli USA nel 2011 sarà di 558,2 miliardi di dollari.

#30 La crisi dei pensionati negli Stati Uniti continua a peggiorare. Secondo l’Employee Benefit Research Institute, il 46 per cento di tutti i lavoratori americani ha risparmiato meno di 10.000 dollari per la pensione e il 29 per cento ne ha meno di 1.000.

#31 Oggi. un anziano americano su sei vive sotto la linea federale di povertà.

#32 In base a uno studio appena pubblicato, la paga dei CEO nelle più grandi aziende statunitensi è cresciuta del 36,5% negli ultimi dodici mesi.

#33 Oggi le banche "troppo grandi per fallire" sono più forti che mai. Gli asset totali delle sei maggiori banche statunitensi sono incrementati del 39 per cento tra il 30 settembre 2006 e il 30 settembre 2011.

#34 I sei eredi del fondatore di Wal-Mart Sam Walton hanno un patrimonio netto che corrisponde più o meno a quello del 30 per cento degli Americani col reddito più basso.

#35 Secondo un’analisi dei dati del Census Bureau fatta dal Pew Research Center, la ricchezza media netta delle famiglie capeggiate da chi ha più di 65 anni è 47 volte maggiore della ricchezza media delle famiglie capeggiate da quelli che ne hanno meno di 35.

#36 Se riuscite a crederci, il 37 per cento di tutte le famiglie statunitensi è guidato da individui sotto i 35 anni che hanno un patrimonio netto pari a zero o sotto zero.

#37 La percentuale di americani che vive in estrema povertà (6,7%) è la più alta mai registrata.

#38 I bambini senza una casa negli Stati Uniti sono adesso il 33 per cento in più di quanto fossero nel 2007.

#39 Dal 2007 il numero dei bambini che vivono in condizioni di povertà nello stato della California è incrementato del 30 per cento.

#40 Triste a dirsi, la povertà infantile sta assolutamente esplodendo in tutta l’America. Secondo il National Center fo Children in Poverty, il 36,4% di tutti i bambini di Philadelphia vive in povertà, il 40,1% di tutti i bambini di Atlanta vive in povertà, il 52,6% di tutti i bambini di Cleveland vive in povertà e il 53,6% di tutti i bambini di Detroit vive in povertà.

#41 Oggi un cittadino americano su sette e un bambino su quattro usufruiscono dei buoni alimentari.

#42 Nel 1980 la redistribuzione dei redditi da parte del governo era pari a solo l’11.7% di tutti gli introiti. Oggi assommano a più del 18 per cento.

#43 Uno sbalorditivo 48,5% di tutti gli americani vive in famiglie che ricevono una qualche forma di sussidio. Nel 1983 questo dato era inferiore del 30 per cento.

#44 In questo momento la spesa del governo federale è pari a circa il 24 per cento del PIL. Nel 2001 era solo del 18 per cento.

#45 Per l’anno fiscale 2011 il governo statunitense ha un deficit di bilancio pari a circa 1,3 trilioni di dollari. È il terzo anno consecutivo che il nostro passivo di bilancio ha superato il trilione di dollari.

#46 Se Bill Gates desse ogni centesimo delle proprie fortune al governo statunitense, riuscirebbe a coprire il passivo di bilancio degli USA solo per quindici giorni.

#47 Incredibilmente, il governo statunitense ha ora accumulato un debito totale di 15 trilioni di dollari. Quando Barack Obama salì in carica, il debito nazionale era solo di 10,6 trilioni di dollari.

#48 Se il governo federale iniziasse in questo momento a ripagare il debito nazionale al ritmo di un dollaro al secondo, ci vorrebbero più di 440.000 anni per ripianarlo.

#49 Il debito nazionale degli Stati Uniti è incrementato in media più di 4 miliardi di dollari al giorno dall’inizio dell’amministrazione Obama.

#50 Durante l’amministrazione Obama il governo statunitense ha accumulato più debito di quanto fatto da quando George Washington è salito in carica fino alla presidenza di Bill Clinton.

Naturalmente il cuore dei nostri problemi economici è nella Federal Reserve. La Federal Reserveè una perpetua macchina di debito, ha quasi completamente distrutto il valore del dollaro e ha dato inquietante dimostrazioni di incompetenza. Se il sistema della Federal Reserve non fosse mai stato creato, l’economia degli Stati Uniti sarebbe in condizioni molto migliori. Il governo federale deve chiudere la Federal Reserve e iniziare a emettere moneta che non sia gravata da debito. Sarebbe un significativo passo in avanti per ripristinare la prosperità negli Stati Uniti.

Durante il 2011 abbiamo fatto molti progressi nell’informare il popolo americano dei suoi problemi economici, ma c’è ancora molto da fare.

Speriamo che il prossimo anno ancora più cittadini americani si sveglino, perché il 2012 rappresenterà un grosso punto di svolta per questo paese.


Preghiera di Camillo Langone

20/11/11 Di Camillo Langone per Il Foglio

Che si impari sempre da tutti, anche dagli eretici. Per esempio dallo pseudo-vescovo di una pseudo-chiesa arrestato a Manhattan per aver partecipato a Occupy Wall Street. Questo signore che facendosi episcopaliano ha tradito il Figlio (il Gesù che un minuto prima di essere arrestato invoca l’unità dei cristiani), nelle dichiarazioni post-gabbio sembra davvero il portavoce del Padre. Il suo carisma deriva in massima parte dalla magnifica veste talare indossata durante l’azione: tanto impacciante i movimenti quanto attirante gli obiettivi. Si fosse vestito alla maniera dei preti cattolici, con quei completini neri copiati dagli anglicani e dai becchini, non lo avrebbero messo in prima pagina, non lo avrebbero messo da nessuna parte. I veri vescovi della vera chiesa buttino i clergyman che li rendono invisibili e si vestano da icone. Non è indispensabile che indossino abiti sfarzosi, possono anche diventare icone di Madonna Povertà, infilandosi in un saio francescano lacero. L’importante è che siano icone.



L'8 dicembre, Fatima e i segni della storia

14/12/11 Di Vittorio Messori per il Corriere della Sera

Anche il Corriere ha ricordato, con una pagina intera, i vent’anni da quanto successe in una dacia a Viskuli, nella foresta di Pushcha, in Bielorussia. I primi presidenti eletti democraticamente dalle tre repubbliche slave dell’Urss – Russia, Ucraina, Bielorussia – firmarono il documento che sanciva “la cessazione dell’Unione Sovietica in quanto entità statale“ e lo smembramento del primo Stato comunista della storia. Una decisione imprevista, non soltanto dai soliti “esperti“, ma anche dagli stessi protagonisti dell ‘incontro. Ciò che si voleva non era la fine dell’Urss ma un patto federale rinnovato. E invece, pochi giorni dopo, la notte di Natale, la bandiera rossa con la falce e martello era ammainata per sempre dalla cupola più alta del Cremlino e al suo posto risaliva il tricolore dell’impero di Pietro il Grande.

La firma del russo Eltsin, dell’ucraino Kravchuk e del bielorusso Shushkevic  sul  documento in cui la seconda potenza mondiale decideva di suicidarsi, fu apposta l’8 dicembre del 1991. Era il giorno della ricorrenza liturgica dell’Immacolata Concezione. 
Come impedire ai credenti  di pensare  alle parole della Signora di Fatima, parole pronunciate nel 1917, in perfetta coincidenza con la presa del potere da parte di Lenin? <>. Ma, aveva concluso l’Apparizione davanti ai tre bambini che ignoravano persino la parola Russia, <>. La fine annunciata nel 1917 dall’Immacolata giungeva, non solo nel “suo” giorno, ma alla vigilia dei 70 anni dalla fondazione ufficiale dell’Urss. Qui i credenti potevano pensare al Salmo 90: <> E settanta pure la massima durata delle opere dell’uomo, se fondate    sulla persecuzione di ogni religione. E che dire del simbolismo, sin troppo esplicito, di quella bandiera del primo Stato ufficialmente ateo della storia ammainata dal Cremlino, davanti alle televisioni del mondo, nel giorno in cui il calendario gregoriano,  seguito dalla maggioranza dei cristiani, celebra la nascita di Cristo? 

Come è giusto -nella prospettiva del Dio biblico che si rivela e al contempo si cela, lasciando alla libertà dell’uomo la scelta tra l’accoglienza e il rifiuto– com’è giusto, dunque, se i credenti vedono qui dei “segni“, per gli increduli ci sono solo coincidenze.

Coincidenze che, però, sembrano attirate da  quell’enigmatico 8 di dicembre. 

Si veda quell’altra storia davvero singolare della bandiera europea. Il Consiglio d’Europa indisse nel1950 un concorso internazionale per un vessillo del Continente. Parteciparono centinaia di artisti e di grafici ma i bozzetti, i più numerosi, che contenevano una croce furono bocciati dai socialisti e dai laicisti in genere. Soltanto nel 1955 la commissione, presieduta da Paul Lévy, un ebreo, si decise per una bandiera azzurra con al centro 12 stelle d’oro disposte in cerchio. L’idea piacque, tanto che nel 1986 lo stendardo fu adottato come ufficiale anche dalla Comunità Europea, cambiando solo in argento l’oro delle stelle. Ci fu sconcerto, però,  e   rammarico, in molti, quando si conobbe il retroscena: l’autore era Arsène Heitz, un grafico belga poco noto, devoto mariano fervente. L’azzurro è il colore della Vergine e le stelle sono quelle che circondano il capo della Donna dell’Apocalisse in cui la Tradizione riconosce Maria. Quanto al dodici, è quello delle dodici tribù di Israele, dei dodici apostoli e delle dodici stelle che stanno sulla Medaglia Miracolosa voluta nel 1830  dalla Vergine stessa e che Heitz portava sempre al collo, da buon devoto. Ma c’è di più, visto che per la firma solenne del documento che adottava la bandiera, nel 1955 , si cercò  una data che convenisse a tutti i politici che venivano a Strasburgo dall’Europa intera. Nessuno, al Consiglio, si accorse che il giorno prescelto non era come gli altri, per i credenti: era, infatti, pure qui, l’8 dicembre. E la Medaglia che era servita da modello al grafico porta incisa una invocazione proprio all’Immacolata Concezione. 

Vediamo un altro caso, tra i  molti possibili, di coincidenza per alcuni, di segno per altri. Un caso in cui la storia dell’ Urss si intreccia ancora una volta con Fatima. Nel  1945 Mosca aveva ottenuto la zona più importante, quella di Vienna, delle quattro in cui era stata divisa l’Austria dagli alleati. Il ministro degli esteri sovietico, Molotov,  disse e ripeté che Mosca mai si sarebbe ritirata da ciò che aveva occupato e tutti si aspettavano che, come a Praga, i comunisti organizzassero un colpo di Stato per andare da soli al potere nell’intera Austria. Le stesse cancellerie occidentali sembravano rassegnate. Ma non si rassegnò un francescano, padre Petrus che, tornato dalla prigionia proprio in Urss, andò in pellegrinaggio nel santuario nazionale austriaco, a Mariazell.

Lì, fu sorpreso da una voce interiore che gli disse : <>. Buon organizzatore, padre Petrus  promosse una “Crociata nazionale del Rosario“, nello spirito esplicito di Fatima, che in breve tempo raccolse milioni di austriaci, compreso lo stesso Cancelliere, Leopold Figl. Giorno e notte, grandi masse si riunivano nelle città e nelle campagne, recitando la corona e Vienna era percorsa da imponenti  processioni, sorvegliate con ostilità, nel suo settore,   dall’Armata Rossa. Gli anni passarono senza che l’occupazione cessasse, per l’ostinazione russa, ma il popolo non si stancava di pregare. 

Ed ecco che, nel 1955, l’Urss  comunicò di essere disposta a ridare all’ Austria l’ indipendenza, in cambio della neutralità. I governi occidentali furono colti di sorpresa da una decisione inaspettata e unica ,sia prima che dopo: mai, come aveva ricordato Molotov, mai, l’Urss accettò di ritirarsi spontaneamente da un Paese occupato. Ma non si sorpresero coloro che da anni pregavano per la “Crociata del Rosario“: in effetti la Conferenza internazionale che portò in due giorni al Trattato sulla fine dell’occupazione fu inaugurata, con la dovuta solennità, nell’ex palazzo imperiale di Vienna il 13 maggio. L’anniversario, cioè, della prima apparizione di Fatima. 

La tracciabilità del moralismo

02/12/11 Di Massimo Fini per MASSIMOFINI.IT


Fra le “impressionanti” misure che il governo dei banchieri si accinge a prendere viene ventilata quella di togliere di mezzo il biglietto da 500 euro o, il che fa lo stesso, di mettere una tassa, operata dalle banche per conto dello Stato, sul deposito o sul prelievo di monete di questo taglio. In un pacchetto di sigarette ci stanno 20 mila euro, in una ventiquattr’ore 6 milioni. Si vuole quindi far la lotta agli evasori, ai corruttori, ai riciclatori che si servono di questi tagli. Gli obiettivi sono nobilissimi, le vere ragioni di questo provvedimento un po’ meno.


Negli ultimi mesi molti piccoli risparmiatori, temendo un crollo delle banche, hanno prelevato tutto il possibile dai conti correnti, lasciandovi il minimo indispensabile, per metterlo al sicuro in casa propria. E altri li stanno seguendo. Naturalmente questi prelievi sono avvenuti con banconote da 500, per poterli nascondere agli occhi dei ladri. Adesso, con questa misura, il governo dei banchieri vuole impedire ai risparmiatori che temono un crac degli Istituti di credito di ritirarvi il loro denaro e imporre a quelli che lo hanno già fatto di rimettercelo. Devono rimanere ostaggio delle banche.

Nella stessa direzione va la misura, molto apprezzata dalla sinistra, che vuole rendere “tracciabile” ogni pagamento al di sopra dei 300 euro o addirittura, come pretendono alcuni khomeinisti, a cui ha dato voce Milena Gabanelli, qualsiasi pagamento in contanti. I pagamenti avverrebbero quindi, in gran parte con assegni, carte di credito, bancomat, bonifici, tutte operazioni sulle quali le banche hanno le loro commissioni. Se poi ogni pagamento in contanti, di qualsiasi entità, dovesse essere tassato le banconote sparirebbero dalla circolazione, perché nessuno, nemmeno il giornalaio o il fruttivendolo, le accetterebbe (la “fresca” rimarrebbe, forse, solo al tavolo del poker, l’unico luogo pulito di questo Paese marcio fino al midollo). Saremmo obbligati a tenere tutto il nostro denaro in banca. Ma le banche sono delle società private e lo Stato non può obbligarmi a tenervi il mio denaro. Io il mio denaro ho diritto di metterlo dove mi garba.

Lo Stato nasce, oltre che per amministrare giustizia, per battere moneta. Se non ha fiducia nella propria moneta non è più uno Stato. Se uno Stato non è capace di contrastare l’evasione, la corruzione, il riciclaggio senza far pagare un pesante pedaggio ai cittadini che non sono né evasori, né corruttori, né riciclatori di denaro sporco, non è più uno Stato. Rovesciamolo assieme alle sue classi dirigenti, politiche ed economiche, che ci hanno portato a questo punto e ricominciamo da capo. Infine non è possibile che lo Stato (che non per niente Nietzsche chiama “il più freddo di tutti i mostri”) si intrufoli attraverso la cosiddetta “tracciabilità” nella mia vita privata fino a conoscere, nel dettaglio, i miei acquisti, le mie predilezioni, i miei gusti, i miei vizi. Milena Gabanelli sostiene che “la gente comune non ha necessità di più di una cinquantina di euro alla settimana”. Ma dove vive, in un monastero? Una buona bottiglia di vino e un pacchetto di sigarette fan già 15 euro al giorno. Il moralismo della sinistra è insopportabile. E ora capisco perché tanti, senza per questo essere dei lestofanti, votavano Berlusconi. Perché Berlusconi difendendo la sua libertà criminaloide difendeva anche, per estensione, la libertà di tutti dallo strapotere dello Stato. Aridatece subito il Cainano.


CRISI - QUELLI CHE L'AVEVANO PREVISTA

02/12/11 Di Massimo Fini per il Gazzettino (Il futuro è arrivato e il modello economico è giunto al capolinea)

"Il giorno del Big Bang non è lontano. Il denaro, nella sua estrema essenza, è futuro, rappresentazione del futuro, scommessa sul futuro, rilancio inesausto sul futuro, simulazione del futuro ad uso del presente. Se il futuro non è eterno ma ha una sua finitudine noi, alla velocità cui stiamo andando, proprio grazie al denaro, lo stiamo vertiginosamente accorciando. Stiamo correndo a rotta di collo verso la nostra morte, come specie. Se il futuro è infinito e illimitato lo abbiamo ipotecato, con l’iperbolica massa di denaro che abbiamo messo in circolazione, fino a regioni temporali così sideralmente lontane da renderlo di fatto inesistente. L’impressione infatti è che, per quanto veloci si vada, anzi proprio in ragione di ciò, questo futuro orgiastico arretri costantemente davanti a noi. O, forse, in un moto circolare, nicciano, einsteniano, proprio del denaro, ci sta arrivando alle spalle gravido dell’immenso debito di cui l’abbiamo caricato. Se infine, come noi pensiamo, il futuro è un tempo inesistente, allora abbiamo puntato la nostra esistenza su qualcosa che non c’è, sul niente, sul Nulla.
In qualunque caso questo futuro, reale o immaginario che sia, dilatato a dimensioni mostruose e oniriche dalla nostra fantasia e dalla nostra follia, un giorno ci ricadrà addosso come drammatico presente. Quel giorno il denaro non ci sarà più. Perché non avremo più futuro, nemmeno da immaginare. Ce lo saremmo divorato".
Così scrivevo nel 1998, nella pagina conclusiva del mio libro - Il denaro "Sterco del demonio" - dieci anni prima che la crisi dei subprime mettesse a gravissimo rischio l’intero sistema finanziario mondiale (o, per essere più precisi, occidentale); cioè il sistema del denaro. Non è pensabile che le leadership mondiali, politiche, economiche, intellettuali, non sapessero queste cose. Del resto non era così difficile capire che fatto 100 tutto il denaro circolante nel mondo nelle sue svariatissime forme, (ogni credito è denaro, promessa di futuro) se con l’un per cento di questo 100 si possono comprare tutti i beni e i servizi esistenti, il resto non corrisponde a nulla, a nessuna ricchezza, ma come scrivevo in "Denaro", solo a un’ipoteca sul futuro così enorme da essere inesigibile.
L’errore, tutt’altro che inconsapevole, delle leadership occidentali, politiche, economiche, intellettuali, è di volersi accanire, cocciutamente, sulla crescita, sul futuro, quando crescita e futuro non ci sono più per il modello di sviluppo che, partito due secoli e mezzo fa con la Rivoluzione industriale, è arrivato al suo massimo limite di espansione, al suo muro, alla sua fine. E infatti tutti i governi, insieme ai sacrifici chiesti alle popolazioni, si ingegnano a cercare "misure per la crescita", fumosissime e del tutto illusorie. Metteranno un altro po’ di futuro, cioè di denaro, in un futuro che non c’è sperando che il loro illusionismo duri ancora un po’, fino a quando i protagonisti di questo sporco gioco saranno usciti di scena e le genti inferocite non potranno più appenderli al più alto pennone come meriterebbero.
Quello che dovrebbero fare le leadership occidentali è esattamente il contrario. Lavorare, di comune accordo, per una decrescita graduale, limitata e ragionata in modo da ridurre drasticamente il rapporto fra beni reali e il denaro in circolazione. Dovrebbero insomma governare la decrescita invece di tentare contrastarla. Se non lo faranno il mondo del denaro, prima o poi, più prima che poi, collasserà di colpo. E allora verranno veramente i tempi delle lacrime e, letteralmente, del sangue.


Crunch, crunch

29/11/11 Tratto da Beppegrillo.it


C'è un mostro che si aggira per le banche. Ha chele potentissime in gradi di stritolare qualunque società. Crunch, crunch. Assorbe denaro come un magnete e non lo restituisce se non a carissimo prezzo. E' il Credit Crunch. Una parola che diventerà familiare come lo spread. Credit Crunch significa che non si fa credito a nessuno, che la liquidità in circolazione sta diventando come l'acqua nel deserto. Il fido bancario che copriva i costi di gestione delle aziende in attesa dei pagamenti da parte dei clienti è diventato un miraggio. L'azienda deve anticipare gli stipendi, l'Iva, le tasse sul presunto reddito del prossimo anno e ogni forma di commodity. Finché i soci o gli azionisti riescono a mettere mano al portafoglio regge, poi schianta.
Le banche hanno spesso più debiti che soldi e i debiti non si possono prestare. Si possono però mettere sul mercato sotto forma di bond. Il gioco funziona sino a quando i bond bancari venduti e rimborsati si equivalgono. Poi può saltare il banco. Le banche europee hanno venduto 413 miliardi di dollari di bond nel 2011. Hanno dovuto rimborsare 654 miliardi in scadenza. E' rimasto un cratere di 241 miliardi di dollari di mancanza di disponibilità (*). Le banche non sono più in grado di comprare titoli pubblici per salvare gli Stati e non riescono neppure a vendere i loro titoli.
Falliranno prima gli Stati o le banche? O entrambi? Nel frattempo muoiono le aziende a decine di migliaia per mancanza di ossigeno. Il debito aziendale è una catena di Sant'Antonio. La prima azienda della catena che va in asfissia finanziaria strangola la seconda che a sua volta strangola la terza e così via. Lo Stato chiede anticipi, le banche negano prestiti o li concedono a tassi usurai o ipotecando la azienda. Ma se muoiono le aziende chi pagherà i costi enormi della macchina dello Stato e gli stipendi dei bancari? Il debito non si mangia.
Negli scorsi anni sono stati concessi mutui a tasso variabile per le abitazioni anche al 90% del capitale. Moltissime famiglie che li hanno contratti non sono più in grado di pagarli. Le case vanno all'asta o alle banche. Chi abiterà queste case? Un'obbligazione bancaria, un titolo azionario? E gli sfrattati che hanno perso, oltre all'appartamento, la quota di capitale versata che fine faranno? Al Credit Crunch non si può reagire con la Taxation Crunch come si appresta a fare il Governo. Ogni organismo ha il suo punto di collasso e l'Itala ha già una forte tachicardia. E' necessaria una moratoria per i mutui delle prime case, l'abolizione immediata dell'anticipo dell'Iva e della tassazione sul reddito presunto delle aziende sull'anno successivo. L'Italia ha bisogno di respirare. Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.


TRATTO DA BEPPEGRILLO.IT 29/11/2011 (*) fonte Dealogic/Ft

Rivoglio l'Italia, questa Europa non va

23/11/11 Di Antonio Martino per Il Tempo

I lettori di questo giornale mi perdoneranno se torno su un tema che ho già più volte trattato: l’euro e il suo (e nostro) futuro. Ho sempre criticato la moneta unica europea fondamentalmente per tre ragioni: il modo in cui è stata introdotta, la mancanza di una vera costituzione monetaria e di un credibile statuto fiscale.
Cominciamo dagli ultimi due motivi della mia opposizione: I trattati di Maastricht dicono che la Bce è indipendente (da chi?) e che deve garantire la stabilità dei prezzi ma nulla dicono su cosa accade nel caso in cui fallisca nel perseguimento del suo obiettivo istituzionale. Evidentemente gli estensori erano convinti che il responsabile della politica monetaria europea dovesse rispondere soltanto a Dio del suo operato.
Quanto allo statuto fiscale, i trattati prevedono salate multe per quegli Stati membri che non rispettano i parametri previsti per lo stock di debito e per il deficit annuo. Al momento dell’introduzione dell’euro un solo Stato rispettava quei parametri: il Lussemburgo! Quasi tutti gli altri avevano sia un debito sia un deficit superiori al consentito o avevano truccato i conti per fare finta di essere in regola. Nata all’insegna di questa “elasticità” d’interpretazione delle norme dei trattati, la costituzione fiscale non aveva prospettive di un glorioso futuro. Infine, infliggere multe a un paese insolvente non è certo il modo migliore per trarlo fuori dai guai.
Il modo d’introduzione dell’euro è stato semplicemente insensato: prendere un pezzo di carta che non è mai stato usato prima come moneta, imbrattarlo con figure e cifre, e decretare che il suo potere d’acquisto è esattamente pari a 1936,27 lire oggi e per l’eternità è idea che può albergare soltanto nella mente di un analfabeta di economia monetaria. I tecnocrati erano caduti nella trappola cara ai sovrani medioevali, quella del valor impositus, che il valore di una moneta possa ad essa venire imposto dal sovrano. Purtroppo per noi, quella luciferina presunzione ha fatto la fine del mito medioevale, venendo smentita dalla realtà.
La moneta unica europea, secondo i suoi fautori, avrebbe dovuto tenere unita l’Europa; la realtà contemporanea dimostra che ha fatto la cosa opposta. Se la signora Merkel continuerà nel suo caparbio tentativo di salvare l’euro (che i tedeschi chiamano “teuro” cioè rincaro), imporrà all’Europa una recessione che la disgregherà, se invece vuole salvare l’Europa deve accettare il fallimento della moneta unica.
La cancelliera non ha titolo per impartire lezioni di ortodossia fiscale a nessuno: anche la Germania ha pesantemente barato sui conti. Lo denuncia un articolo del Monde:”Non è che la Germania sia proprio questo modello di virtù.” Il debito, infatti, supera il tetto del 60% di Maastricht, e il dato ufficiale è truccato, per via del modo in cui Berlino ha contabilizzato i miliardi immessi dopo la crisi del 2008. Queste somme, secondo Il Foglio (22 novembre), sono state collocate fuori dal bilancio in un fondo speciale. “Senza questa astuzia, secondo il Monde, il deficit tedesco non sarebbe stato del 3,2% ma del 5,1%, cioè superiore a quello francese.”
Lasciando la cancelliera ai suoi trucchetti, il vero problema è un altro. L’Italia, adottando la moneta unica, ha delegato la sua sovranità monetaria alla Bce, ma non ha delegato a nessuno la sua sovranità di politica economica e fiscale. Nessuno, men che meno la Bce, ha il diritto di dirci cosa possiamo e cosa non possiamo fare, né tanto meno imporci l’agenda di politica economica.
So che non è politicamente corretto citarlo, ma sono pienamente d’accordo con l’eurodeputato inglese Nigel Farrage che al Parlamento europeo si è rivolto a Barroso (presidente della Commissione), Rehn (commissario economico) e Van Rompuy con queste parole: “Di chi è la responsabilità del disastro attuale? La risposta è nessuno, perché nessuno di voi è stato eletto. Nessuno di voi ha una legittimazione democratica per il ruolo che ricopre in questa crisi. (…) E devo dire, signor Van Rompuy, che quando ci siamo incontrati per la prima volta un anno e mezzo fa mi ero sbagliato sul suo conto. La definii un assassino silenzioso delle democrazie degli Stati nazionali. Non è più così, lei è piuttosto rumoroso nel suo operare. Lei, non eletto, è andato in Italia e ha detto: ‘Questo non è il tempo di votare, è il tempo di agire’. Ma chi le dà il diritto, in nome di Dio, di dire queste cose agli italiani?”.
Farrage ha ragione ed è triste che sia un inglese a difendere la sovranità dell’Italia, mentre noi ci siamo astenuti dal farlo. Una cosa è certa: questa Europa, l’unione dei Van Rompuy, delle direttive sulla curvatura delle banane e la lunghezza dei preservativi, non ha nulla da spartire nell’Europa nella quale credevano i padri fondatori. Per questo grido, senza paura di scomuniche, quest’Europa non mi piace, rivoglio l’Italia!


Regolare le Mega-Banche si ouò. La Svizzera lo dimostra

21/11/11 Di Maurizio Blondet per www.rischiocalcolato.it

La Banca Centrale Svizzera ha imposto a UBS e Credit Suisse (i suoi colossi “troppo grandi per fallire”) una severa cura dimagrante, obbligandoli a liberarsi di attività ad alto rischio e a restringersi, concentrandosi sulla normale attività di credito commerciale e gestione del risparmio. 

L’occasione dell’intervento è stato il salvataggio della UBS, che nel 2008 ha ricevuto 6 miliardi di franchi svizzeri (5,2 miliardi di dollari) dallo stato, e ha messo 60 miliardi di dollari di “attivi a rischio” presso un fondo garantito dalla banca centrale (il Credit Suisse aveva rifiutato l’aiuto pubblico, ed è stata obbligata a cercare capitale fresco, essenzialmente fornito dal fondo sovrano del Qatar).

Al contrario delle altre banche centrali (vedi Federal Reserve e BCE) che hanno finanziato a pié di lista le perdite incorse dalle loro banche in speculazioni azzardate senza porre condizioni, la Swiss National Bank ha obbligato UBS e Crédit Suisse a rivolgersi a revisori dei conti indipendenti, che hanno intervistato il personale per capire in che pasticci si erano cacciati per perseguire i loro bonus miliardari. S’è visto che la UBS s’era buttata a corpo morto nei derivati, non solo mantenendo i suoi CDO (Collateralized Debt Obligations, insomma tranches di mutui sub-prime cartolarizzati) con il rating AAA, ma comprandone da altre banche, per poi ‘coprirli’ con Credit Default Swap. 

I revisori independenti (che però le banche sotto esame hanno dovuto compensare a loro spese) hanno stilato un rapporto rivelando i dettagli più sanguinosi della speculazione. Questa informazione è stata resa pubblica. 

Dopo ciò, la banca centrale svizzera ha dato la prima bastonata: forzando le due banche ad alzare la riserva obbligatoria (il cuscinetto di capitale proprio) al 19%, misura senza precedenti che da sola costa alle due banche un 18 miliardi di dollari ciascuna .

Seconda botta: ha obbligato UBS a delineare il proprio business per un ritorno al normale, tagliando a sangue le proprie attività come banca d’investimento: rinunciando alla metà dei suoi 300 miliardi di attività derivate, e ad uscire da ‘industrie’ come la cartolarizzazione di cosiddetti “attivi” (securitization, ossia lo spaccio a terzi di debiti che qualcun altro sta pagando) e prodotti finanziari strutturati complessi. Come si legge in un comunicato della stessa UBS, “la banca d’investimento sarà meno complessa, tratterà meno Risk Weighted Assets, e richiederà sostanzialmente meno capitale per produrre profitti sostenibili agli azionisti”. Il Credit Suisse ha promesso di fare lo stesso entro il 2014.

Ciò dimostra quanto vuota sia la minaccia dei bankster internazionali che , di fronte alle più timide proposte di regolamentazione, rispondono che si stabiliranno all’estero, nei paesi dove la regolamentazione non c’è. Risulta che la UBS ha anche provato a spezzare la sua sezione d’investimento a rilocarla altrove, onde sfuggire all’occhio della Swiss National Bank: ma s’è accorta che la fuga era impraticabile. Per certe operazioni c’è bisogno di avere alle spalle una banca centrale credibile, e Giappone e Cina non amano nuovi arrivi stranieri; hanno scoperto che la nuova entità non riusciva a finanziarsi a tassi competitivi; e che occorre restare vicino ai clienti, e i traders devono restare fisicamente vicini ai venditori. Insomma, la globalizzazione è una tigre di carta di fronte ad una risoluta volontà politica. Il regolatore elvetico ha spiegato che, dato che le due banche che si sono comportate irresponsabilmente avevano accumulato “attivi” pari al quintuplo (500%) del Pil svizzero, la messa sotto tutela era una priorità nazionale. 





Germanesi & Company

22/11/11 Dui Eugenio Benetazzo per www.eugeniobenetazzo.com 22/11/2011 -di Eugenio Benetazzo

Se avete notato in queste ultime settimane non ho prodotto alcun redazionale su quanto è accaduto in Italia, mi sono limitato ad ascoltare e leggere il dilagante pressapochismo giornalistico di cui si sono caratterizzati i principali media nazionali. Ho rifiutato senza esitazione alcuna anche inviti di partecipazione a talk show televisivi molto popolari che hanno messo in scena la solita caccia “dalli all'untore” con dietro le quinte i tre re magi (Franceschini, Bersani e Finocchiaro) che brindavano per la tanto attesa dipartita di Berlusconi. Per questo motivo abbiamo avuto bisogno di Gandalf il Bianco (Mario Monti) in quanto la politica italiana degli ultimi quindici anni si è solo occupata di appoggiare e sostenere il dictat di Berlusconi oppure nel condannarlo.

Chi guardava invece l'Italia da oltre confine vedeva una dozzina di partiti ognuno diverso ideologicamente dall'altro, ma tutti accomunati dall'esigenza di compiacere a logiche di consenso elettorale. Nessuno di questi partiti sarebbe mai andato davanti alla nazione a dire la verità e cioè che per riformare il paese si sarebbero dovuti eliminare privilegi e benefits a milioni di italiani. Per questo vi invito ad immaginare al paese come ad un condominio che sta andando a fuoco (lotta di classe, perdita di competitività, oneri insostenibili sullo stock di debito, disoccupazione dilagante, mancanza di una politica industriale): che cosa si poteva fare allora in questo caso ? Chiamare l'amministratore del condominio (andare alle elezioni) oppure chiamare i vigili del fuoco (governo tecnico) ?

Il buon senso e lungimiranza dei condomini dovrebbe indurre ad allertare i vigili del fuoco, purtroppo nell'anomalia di quest'epoca i vigili del fuoco sono stati urgentemente invocati dai vicini di casa del condominio (germanesi & company) che temono il propagarsi delle fiamme anche nello loro rispettive abitazioni. L'Italia oggi rischia di portare in default o peggio al crash l'intera Unione Europea e con essa la sua giovane creature, l'euro. Sono numerose ormai le voci che danno la disfatta della moneta unica sempre più prossima: oggettivamente l'euro è ormai un progetto fallimentare, che senso ha una divisa (imposta dall'alto) in comune, con la presenza di oltre una dozzina di tassi di interesse diversi uno dall'altro. 

L'Italia si deve rifinanziare ad un tasso di interesse simile a quello in cui vigeva la lira, perciò ministri dell'Ecofin fate presto e predisponete quanto prima questi tanto sospirati eurobond ed evitate a tutta Europa di piombare nella peggiore depressione economica di tutta la storia economica occidentale. Per l'Italia comunque non c'è bisogno di tanta immaginazione per comprendere che cosa ci aspetta, e non parlo della patrimoniale sulla prima casa, della nuova mobilità sul lavoro (leggasi licenziamenti coatti), del ridimensionamento del protezionismo sociale, dell'aumento delle imposte indirette o del monitoraggio esasperato di tutte le transazioni di pagamento (lotta all'evasione).

Per quanto infatti potrà essere saggio e risolutivo il governo Monti, potrà solo mitigare l'inesorabile processo di rallentamento e declino economico che caratterizza il nostro paese manifestandosi attraverso  due fenomeni ben distinti: sul piano economico, la giapponesizzazione dell'Italia (crescita molto bassa ed invecchiamento della popolazione) mentre sul piano sociale, la sudamericanizzazione del paese (aumento della conflittualità e del disagio sociale, criminalità dilagante e schiacciamento verso il basso dei livelli di reddito personale). Cari genitori, valutate pertanto con profonda attenzione cosa far studiare ai vostri figli e soprattutto a chi e dove rivolgere le loro attenzioni ed interessi. L'Italia ormai è un paese in via di sottosviluppo, non ha più senso spendere energie, risorse, tempo e denaro per un paese morente. Monti o Tremonti il risultato non cambia.
Fonte: www.eugeniobenetazzo.com 22/11/2011 

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