Un Vday per la Costituzione

07/01/2012 Da Beppegrillo.it

 L'Italia è una dittatura partitocratica, della democrazia non ha neppure il profumo.Inutile girarci intorno, il cittadino non conta nulla. Da piazzale Loreto sono cambiate solo le forme del Potere, la sostanza è rimasta la stessa. I partiti si reggono su un tavolino a tre gambe. La prima gamba sono i cosiddetti "rimborsi elettorali" pari a un miliardo di euro, senza i quali i partiti cesserebbero di esistere dopo una settimana. La seconda gamba sono i media, i giornali foraggiati dal finanziamento pubblici, la Rai asservita ai partiti, Mediaset a cui sono state date in concessione le frequenze nazionali per un pugno di euro. La terza gamba è parte della Costituzione, disegnata per garantire l'egemonia dei partiti e l'esclusione dei cittadini dalla cosa pubblica. E' opportuno fare un passo indietro. La Costituzione venne scritta nel dopoguerra dall'Assemblea Costituente dominata da esponenti di tre partiti: la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista e il Partito Comunista. I partiti hanno scritto la Costituzione come un abito su misura. La Costituzione entrò in vigore il primo gennaio del 1948. Non si tenne alcun referendum per confermarla ed è quasi impossibile cambiare un suo articolo senza la volontà del Parlamento, quindi dei partiti.
La Costituzione non prevede referendum propositivi, ma solo abrogativi con il quorum. Il cittadino che rappresenta la "volontà popolare" così celebrata nella Costituzione, non può proporre nulla, solo cancellare. Il cittadino può raccogliere firme per una proposta di "legge popolare", ma il Parlamento non è obbligato a discuterla (come è avvenuto per "Parlamento Pulito" con 350.000 firme lasciate a marcire nelle cantine del Senato). Il cittadino non può votare per un candidato, i segretari di partito decidono per lui chi sarà senatore o deputato. La Costituzione non garantisce la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, questo è un fatto, e quindi in parte va cambiata e sottoposta a referendum confermativo.
Il primo Vday fu dedicato ai partiti, il secondo ai media, i loro cani da guardia, il prossimo Vday sarà dedicato alla Nuova Costituzione. Nel blog sarà avviato un pubblico dibattito, come sta avvenendo in Islanda, per discuterla punto per punto. Chi sventola in toto l'attuale Costituzione come un Vangelo e si indigna e si aggrappa ad essa come un naufrago, o non l'ha letta o l'ha capita troppo bene. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. Ci vediamo in Parlamento.

Così il presidente della Casta si gode l'aumento della paga

19/07/2011 Di Franco Bechis per Libero

l bel gesto non gli è venuto in mente né nel 2007 con Romano Prodi quando arrivò la prima sforbiciata allo stipendio dei deputati, né l'anno scorso quando Camera e Senato tagliarono di mille euro i benefit dei parlamentari. Giorgio Napolitano, il presidente silenzioso della casta, ha preferito starsene zitto zitto e salvare non solo il suo stipendio, ma perfino gli scatti automatici previsti dalla legge.
Così da quando è stato eletto si è visto aumentare di circa due mila euro al mese il discreto appannaggio ricevuto, che ora ha raggiunto i 239.182 euro all'anno, cifra assai simile allo stipendio lordo di Nicolas Sarkozy (253.600 euro) che però fu raddoppiato tre anni orsono fra mille polemiche.
 I vari governi che si sono succeduti hanno atteso che il primo cittadino d'Italia facesse almeno la mossa, chiedendo pubblicamente se non proprio di tagliare a lui come a tutti i dipendenti pubblici lo stipendio, almeno di rinunciare agli scatti automatici che recuperano l'inflazione. Ma l'attesa è stata vana. L'unica limatura accettata da Napolitano è stata una sforbiciatina alla dotazione del Quirinale: oggi è di 228 milioni di euro, nel 2009 era di 231 milioni. I risparmi sono quasi tutti arrivati però da una rinuncia non clamorosa: la riduzione del personale comandato da altre amministrazioni.
Eppure se si vuole iniziare a tagliare i costi della politica, bisognerebbe proprio iniziare dal palazzo sul colle più alto di Roma. Perché a tutt'oggi non esiste paragone possibile con altri palazzi presidenziali di Europa: il Quirinale costa più di tutti, palazzi reali compresi. Basta per tutti l'esempio più vicino all'Italia, quello francese. Napolitano e la sua squadra costano il doppio dello staff di Sarkozy e peraltro contano la metà. Non esiste nemmeno paragone fra i poteri che la Costituzione francese e quella italiana assegnano al presidente della Repubblica. Eppure il Quirinale costa 228 milioni di euro all'anno e l'Eliseo 112,5 milioni. Clamorosa la differenza dei costi per il personale dipendente: 129,4 milioni per il Quirinale, e 69,5 milioni per l'Eliseo. Perfino nell'acquisto di beni e servizi spendo meno la Francia per fare funzionare un'amministrazione operativa che l'Italia per fare funzionare uno squadrone la cui principale attività è quella cerimoniale.
Il presidente della casta spende come un emiro arabo e nonostante l'evidente stridore con il resto del paese, è assai geloso della segretezza dei suoi conti. Non esiste un bilancio certificato del Quirinale, non esiste una nota integrativa reale messa disposizione degli italiani, non esiste reale trasparenza di fronte a tanto scialacquare. L'unica comunicazione è contenuta nelle quattro o cinque paginette di sintesi dove in cui il segretario generale del Quirinale ogni anno illustra a grandi linee il suo bilancio. L'ultima volta, quasi a piangere povertà, si è magnificata la riduzione del personale, spiegando come in organico oggi il Quirinale abbia solo 843 dipendenti: 74 appartenenti alla carriera direttiva, 97 alla carriera di concetto, 204 alla carriera esecutiva e 488 alla carriera ausiliaria. Oltre a questi se ne aggiungono altri 103 di fiducia portati al Quirinale come staff personale da Napolitano e con un contratto che scadrà al termine del settennato. Di questi 77 sono in posizione di comando, e 26 collaboratori a contratto. Siamo a 946 dipendenti. E non bastano. Perché chi pensa alla sicurezza del Capo dello Stato? Nessuno di quei 946 è specializzato. Il problema è vissuto anche da Sarkozy, che può disporre di 243 militari specializzati all'Eliseo. La vita di Napolitano deve essere assai più preziosa e complicata da proteggere. Perché il personale "militare e delle forze di polizia distaccato per esigenze di sicurezza" ammonta a 861 unità, compresi i 258 ammiratissimi corazzieri. In tutto fanno 1807 collaboratori, più del doppio del personale dell'Eliseo.
Della presidenza della Repubblica francese si conosce ogni segreto, del Quirinale poco o nulla. Nessuno stipendio è pubblico, nessun benefit è raccontato nemmeno per sommi capi. Ogni tanto si alza un velo su qualcosa. L'altro anno grazie a Renato Brunetta abbiamo saputo qualcosina del parco auto blu: una Lancia Thesis limousine, tre Maserati, due Lancia Thesis blindate e una Lancia Thesis di riserva., oltre alle 2 Lancia Flaminia 335 del 1961 utilizzate per le sfilate del 2 giugno. Poi ci sono 14 auto (una di proprietà e 13 in leasing) a disposizione dei Presidenti emeriti della Repubblica (Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi), del segretario generale (Donato Marra), del segretario generale onorario (Gateano Gifuni) e dei 10 consiglieri personali del presidente della Repubblica: c'è un'auto a testa senza bisogno nemmeno di fare i turni. Infine 10 auto di servizio.
Oltre al parco macchine però non si sa nulla. In Francia invece il bilancio dell'Eliseo finisce nelle mani della Corte dei Conti che gli fa le pulci. Si conosce ogni nota spesa di Sarkozy e dei suoi ospiti e perfino il costo di ogni volo blu e di ogni pasto offerto. Pizzicato sui 14 mila euro di spese personali, ha dovuto restituirli tutti sull'unghia. Ma è un altro modo di concepire la politica e la sua trasparenza.


I vampiri della Repubblica

27/01/2012 Da www.beppegrillo.it

Le imprese stanno morendo. Si sta fermando il cuore della Nazione. Quello che pompa sangue e reddito al Paese. Lo Stato deve alle aziende 70 miliardi di euro. Soldi che significano la vita o la morte per migliaia di imprese e famiglie buttate in mezzo a una strada. I becchini Monti&Passera, invece del massaggio cardiaco, hanno preparato per loro un'iniezione letale: i BOT. Salderanno il debito statale con debito pubblico. E' come pagare il conto al ristorante con le figurine Panini (con tutto il rispetto per il glorioso album), scambiarsi la cacca con la pupù. Le imprese potranno a loro volta pagare i dipendenti con una modica quantità di BOT e questi pagare l'affitto, il benzinaio, le bollette della luce e del gas con qualche titolo pubblico.
E' una presa per il culo così abnorme che sembra una storia tratta da Topolino, ma non per i giornalisti schierati con il Sistema senzaseesenzama. Sentite qua, da Repubblica di oggi: "Tra le novità dell'ultima ora si segnala anche la possibilità che il corposo debito pubblico della PA con le imprese - circa 70 miliardi di euro - sia erogato in titoli di Stato, per dare fiato alle imprese strozzate dal credit crunch, la stretta creditizia". Propongo che da subito il finanziamento ai giornali sia pagato in BOT, così la pianteranno di scrivere cazzate. E non solo, anche il finanziamento ai partiti va pagato in BOT e pure lo stipendio ai parlamentari, ai consiglieri regionali e ai ministri, fino allo stesso Napolitano. Perché fermarsi qui? Tutti i vitalizi di senatori e deputati, a iniziare da Amato e Veltroni passando per Scalfari, siano onorati in BOT e ogni cartella di Equitalia sia in futuro saldata in BOT. Ho un debito con te? Ti dò un altro debito! Chi è in asfissia di liquidità e riceve in cambio del credito con lo Stato un debito dello Stato può solo vendere, ma i Bot valgono meno del loro valore nominale, anche il 20-25%. Il debito ha sostituito la moneta. Ci stiamo trasformando in un Paese di accattoni. Pagherò l'elettricista con il debito che ho con l'idraulico. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.


preghiera del 26 gennaio 2012

26/01/2012 Di Camillo Langone per www.ilfoglio.it

  Tutti pazzi per la mostra "Da Vermeer a Kandinsky", ma che si diano una calmata. Mostre del genere c'entrano con l'arte come il circo Togni con la zoologia. Sembrano realizzate sommando pere e mele, cavoli e merende, fischi e fiaschi. Il sottotitolo è "Capolavori dai musei del mondo" ma poteva anche essere "Vaghi cenni sull'universo" oppure "Tutto quello che siamo riusciti a farci prestare". Il capolinea è Kandinsky: fosse stato Mondrian nessuno si sarebbe accorto della differenza. Mostre del genere vengono definite divulgative e il volgo, in effetti, accorre sempre in massa: è un pubblico bavoso, bramoso di accalcarsi davanti allo spettacolo osceno di quadri denudati del proprio contesto, spogliati di ogni senso. Chi compra il biglietto non partecipa alla produzione dell'arte ma alla sua consumazione. A Rimini, fino al 3 giugno.

PREVISIONI DEL NUOVO ANNO

27/01/2012 Di Massimo Fini per www.ilribelle.com

La crisi

La situazione non è risolvibile. Può essere tamponata con degli investimenti di denaro, o meglio, con immissioni di liquidità di denaro che ovviamente non rappresenta nulla, se non una ipoteca su un futuro talmente lontano dall'essere inesistente. Quindi prima o poi si arriva al collasso definitivo del sistema del denaro e del sistema industriale, che noi chiamiamo occidentale ma che oramai riguarda molti altri luoghi. La Russia ci è entrata da tanto tempo, ma anche i paesi emergenti, come Cina e India, ci sono dentro sino al collo. Loro hanno il vantaggio di aver cominciato dopo, quindi arriveranno dopo al muro invalicabile che segnerà il fatto che non possono più crescere, ma in ogni caso il gong suonerà anche per loro. È matematico.

Futuro bruciato

Si potrebbe andare a ripescare dichiarazioni non dico degli anni Ottanta, ma dei Novanta e oltre. Nel 2000 e persino dopo il crollo dei subprime ancora si sentiva parlare di un "futuro radioso". Ma non è questo il punto. Il fatto è che in paesi come l'Italia, un uomo come Monti ha buon gioco a dire che se non si fosse fatta questa manovra non si sarebbe riusciti a pagare gli stipendi.
È proprio il sistema che è sbagliato, basato sulle crescite infinite che esistono in matematica ma non in natura, partito da due secoli e mezzo fa e arrivato al suo limite. Un po' come una potente macchina, che arrivata davanti a un muro continua a dare gas finché non fonde. Invece di continuare e ostinarsi a crescere, visto che crescere non si può più, si dovrebbe iniziare a governare in modo ragionevole la decrescita.

Decrescita: adottata da tutti oppure non funziona

Naturalmente, questo è il punto. Il sistema invece si basa sull'opposto, ovvero sulla competizione mondiale, sulla crescita, sugli investimenti, sulle infrastrutture. I popoli teoricamente diventano più ricchi ma nella realtà diventano più poveri. 

Costretti a decrescere, in ogni caso

Certo, la classe media sino a ora era attaccata alla macina ma almeno poteva consumare. Adesso non può e non potrà fare più nemmeno quello, e dunque sarà costretta a decrescere. Ma una cosa è farlo in questo modo e una cosa invece è governare il movimento della decrescita. Perché quella di adesso più che decrescita è una recessione - di cui tutti parlano ma in realtà poco capiscono. È il fatto che poi tanta gente viene sbattuta fuori dal mondo del lavoro, e dunque non consuma, e dunque le imprese riducono ancora, e nsomma il processo si avvita su se stesso. Solo che lo fa a velocità sempre maggiore. Come quando vedi un nastro: una volta arrivato alla fine torna indietro, solo che lo fa a velocità molto superiore. E questo succede se pretendendo di crescere ancora invece non si cresce e dunque si alimenta la disoccupazione. La recessione non sarà come un tornare a vivere come facevamo trenta anni fa, ma sarà un processo di una velocità estrema: questo è il crollo di tutto il modello di sviluppo che conosciamo. E nessuno è preparato. Nessuno (o quasi) osa parlare di decrescita. In una riunione recente con i gruppi di Uniti e Diversi di Chiesa e Pallante (e altri gruppi) ho proposto di fare una manifestazione comune sulla decrescita. Chiesa e Rossi si sono opposti dicendo che erano cose che non si potevano dire in questo modo. Che dire? C'è molto residuo di pensiero liberale e marxista.

Scenari per il 2012?

A breve termine, per un po', la cosa sarà lenta, quindi non verrà avvertita in modo traumatico, poi piano piano accelererà fino a diventare inarrestabile. Alla fine ci sarà gente che si riverserà nelle campagne alla ricerca di cibo, perché in città ci sarà meno lavoro, meno denaro, meno merce da poter acquistare, anche tra quella indispensabile. Solo che non è che ci siano poi tante campagne intorno. Insomma vedo una feroce lotta all'ultimo sangue, alla fine del processo.

Tempi?

Una volta pensavo che i tempi sarebbero stati lunghi. Data l'accelerazione che c'è, ora penso che nell'arco di 5-10 anni si arriverà a questo.

Prepararsi?

Certamente, un consiglio: acquistare terra e ritornare a saperla coltivare. E anche imparare a usare il kalashnikov, perché poi la gente arriverà dalle città e sarà una vera e propria lotta tra disperati.

Basta pessimismo della ragione: cose positive?

Il lato positivo sicuramente è che se la crisi economica si accentua ancora indurrà le persone a una maggiore solidarietà. È nelle situazioni di questo tipo di dramma che la solidarietà riappare e riaffiora rispetto all'individualismo. Esempio scemo: quando a Milano nevicò per tre giorni di seguito tutto fu immobilizzato, e la gente si aiutò anche se non si era mai parlata pur vivendo fianco a fianco. Nella necessità si crea la solidarietà. Poi questa situazione indurrà anche quelli che non ci pensano (ora) al tipo di vita che facciamo anche quando tutto va bene: una crisi economica potrebbe suscitare una riflessione in persone che non l'hanno mai fatta, che sentono il disagio magari, ma non l'hanno mai razionalizzato. Insomma produci-consuma-crepa non è un mondo umano dunque è bene cercarne un altro.

Meno lavoro e più occupazione (a fare altro)

Pensiero in parte vero ma troppo ottimistico perché poi le occupazioni da fare in un sistema come questo, non è che ve ne siano molte. Discorso diverso, naturalmente, sarà quando tutto sarà cambiato.

Tu ti sei preparato?

No, io predico bene e razzolo male. Ma il punto è che non è questione che riguarda me, riguarderà i giovani, per loro sarà una grande opportunità, avranno le energie per ricominciare da capo. Chi avrà cinquanta o sessant'anni sarà fatto, non avrà possibilità di riciclarsi, ma per i giovani, ripeto, sarà una grande opportunità.

Studiare agraria e fare un corso balistico

In Afghanistan tutti sanno usare il kalashnikov, qui no. Però basta prendersi il porto d'armi e andare a un poligono di tiro, no?


La carriera lampo di Michel Martone Diventò docente con una sola pubblicazione

27/01/2012 Da il Fatto Quotidiano www.ilfattoquotidiano.it

Doveva essere la prima dichiarazione pubblica da viceministro, quella che lo rendeva famoso. Ha fatto un discorso complesso e articolato. E poi ha dato degli "sfigati" agli studenti fuoricorso. Se la mossa fosse casuale o studiata con attenzione non si sa. Di certo Michel Martone non si aspettava che una sola parola potesse diventare un velocissimo boomerang, tornato indietro in meno di due giorni che ora rischia di travolgerlo. Perché gli universitari e i ricercatori della "Rete 29 aprile" hanno fatto notare che la carriera del viceministro del Welfare è piuttosto anomala: laurea in Giurisprudenza a 23 anni, ricercatore a 26, professore ordinario di Diritto del lavoro a 31. Se si considera che nel nostro Paese i docenti under 40 sono circa l' 1,5 % del totale e gli under 50 meno del 19%, si potrebbe definire un "eletto". E sulle origini di questa ascesa-lampo da "non sfigato" si è scatenata la Rete dei ricercatori che ha pubblicato ampi stralci del verbale della riunione che consacrò Martone docente nel 2003.

La Commissione era presieduta da Mattia Persiani, professore con il quale Martone si era laureato, anomalia tutta italiana. Dalla relazione finale risulta che su otto concorrenti per il posto all'università di Siena, sei abbiano ritirato la domanda. L'unico sfidante del brillante Martone resta Franca Bargongelli, in servizio nella facoltà dal 1983. "Dei due, la Bargongelli è la più credibile - scrivono i ricercatori - diplomata nel 1970, si laurea nel 1975 in Scienze Politiche e nel 1982 prende una seconda laurea in Giurisprudenza. Tecnicamente, per restare nelle categorie di Martone, ‘una secchiona', ma visto che la seconda laurea la prende a 30 anni, anche una sfigata".

Ma la sfiga per la docente deve ancora arrivare. Tra i due, la commissione la ritiene più credibile e ottiene 5 voti su 5. Martone si ferma a 4, e nemmeno tutti espressi con convinzione. Oltre all'entusiasmo del professor Persiani e di Roberto Pessi, gli altri tre commissari, Francesco Liso, Marcello Pedrazzoli e Silvana Sciarra danno giudizi piuttosto negativi. Martone ha presentato un'unica pubblicazione ancora provvisoria. "Lo stile scorrevole rende agevole la lettura, ma permane la difficoltà di individuare una chiara ipotesi di lavoro" scrive la Sciarra, che però conclude "il candidato, nel complesso, risulta idoneo ai fini della valutazione comparativa".

Pedrazzoli sottolinea la giovane età: "Nonostante questi elementi di discutibilità, da ascrivere per così dire alla sua giovinezza scientifica, il candidato, che si raccomanda anche per una scrittura fluida e chiara, appare visibilmente dotato di forte propensione alla riflessione giuridica. Le notevoli qualità su cui può contare avranno occasione di manifestarsi appieno, quando sarà trascorso il tempo occorrente per la loro sedimentazione". Solo Liso chiede a Martone di ripresentarsi. Eppure alla fine la scelta cade proprio sul futuro vice-ministro. "Faccio notare al Presidente Monti e a tutti i lettori - ha scritto il professor Michele Ciavarella del Politecnico di Bari in una lettera aperta - che un caso simile in Germania, quello del ministro della Difesa Zu Guttemberg, per molto meno (fu accusato di plagio della tesi di dottorato, ndr) aveva causato una lettera unanime di tutti i Rettori nonché uno scandalo enorme, che causò le sue dimissioni". In più, uno dei membri della commissione, a distanza di 9 anni e chiedendo di restare anonimo, ha dichiarato ieri a Francesco Margiocco del Secolo XIX che Martone ha vinto perché "è un raccomandato di ferro, iper spinto da tutto il mondo".

La strada sotto i piedi Michel l'ha trovata spianata anche dal padre Antonio, avvocato generale della Cassazione, coinvolto come testimone nell'inchiesta P3 e presidente della Commissione per la trasparenza nella Pubblica amministrazione, nominato da Brunetta. Ma sicuramente il rampollo è dotato di grande ambizione. "Se questo va negli Stati Uniti lo mettono a pulire i cessi" scrive senza mezzi termini Pora Stella su Facebook dov'è esplosa la rivolta contro la carriera-lampo di Martone. E sul blog del viceministro i commenti hanno raggiunto cifre record: "Io ho 29 anni e sono laureato - scrive un lettore - però vivo fuori dall'Italia per colpa degli ‘sfigati' come te che governano il Paese!".


Ora la Procura di Roma indaga sul tesoretto di An

08/02/2012 Di Marco Chiocci per Il Giornale www.ilgiornale.it

Due brutte notizie per gli ex An «titolari» del ricco patrimonio, immobiliare e no, della vecchia Fiamma. La prima: la procura di Roma indaga formalmente sulla gestione del tesoretto da svariati milioni di euro a seguito di un esposto di Rita Marino, storica segretaria di Gianfranco Fini. Lo conferma al Giornale il senatore Vincenzo Consolo: «Sì, la signora Marino ha presentato un esposto alla procura di Roma nel quale si fa presente che sono state esautorate alcune persone dalla gestione del patrimonio ex An e che vi è stato un uso distorto del patrimonio che doveva essere liquidato e non gestito.

Il fascicolo è aperto, indaga il pm Attilio Pisani». La Marino punta l'indice sugli esponenti di An in Pdl Caruso, Valentino, Mugnai, Giordano, Petri, Gamba, Giordano.Nell'esposto si ipotizzerebbero ammanchi per svariati milioni di euro, e i reati sui quali starebbe lavorando il pm sarebbe appropriazione indebita, malversazione e truffa. La seconda brutta notizia si rifà alla prima: il presidente del tribunale di Roma ha nominato due commissari liquidatori degli stessi beni di cui parla la segretaria di Fini, contraddicendo una sua stessa decisione di sei mesi fa.

Il «commissariamento per liquidazione» è arrivato a seguito dell'accoglimento di un'apposita istanza proposta nel 2010 dai finiani Antonio Buonfiglio (passato recentemente con Fare Italia) e Enzo Raisi per chiedere la liquidazione patrimoniale, posto che dopo lo scioglimento di An la gestione delle liquidità prodotte da rimborsi elettorali, depositi e valori delle case era stato affidato a un'apposita fondazione.

Secondo quanto trapela dagli uffici giudiziari romani, negli ultimi mesi due ispettori del tribunale hanno esaminato, nel dettaglio, l'amministrazione del patrimonio affidata al comitato di gestione e al comitato dei garanti (a maggioranza ex An, attualmente nel Pdl) costituiti nell'ultimo congresso in attesa di traghettare il tutto in un'apposita Fondazione.

E nelle conclusioni avrebbero ravvisato estremi per una soluzione che va nella direzione di quella auspicata dalla coppia finiana. Raisi e Buonfiglio, già un anno fa, avevano contestato la corretta operatività dei due comitati che anziché limitarsi «al mero esercizio dei poteri di indirizzo e vigilanza» avrebbe via via limitato i poteri degli stessi con modalità, a loro avviso, illegittime, infischiandosene di «preservare integro il patrimonio attraverso il compimento di atti conservativi o, al più, migliorativi».

Ovviamente gli ex An rimasti nel Pdl la pensano diversamente, e a nulla sono servite le ragioni messe nero su bianco dal «portavoce », senatore Franco Mugnai, che sei mesi fa aveva convinto lo stesso presidente del tribunale a respingere il ricorso spiegando che era inammissibile e improponibile «perché il Comitato ha operato nel rispetto delle prerogative attribuite loro dal congresso, in osservanza del mandato di cui era stato investito».

Appresa la notizia del commissariamento, Mugnai ha parlato di «decisione sconcertante » del tribunale «in contrasto con le determinazioni del congresso. In essa non si ipotizza in alcun modo comportamenti illecitio fraudolenti degli organi di Alleanza nazionale. È incomprensibile».

Tutti gli uomini del presidente della casa di Montecarlo, che nell'inchiesta sull'appartamento in uso al cognato se l'è cavata come tutti sanno, cantano vittoria. «Siamo soddisfatti, così evitiamo un nuovo caso Lusi », gongola Buonfiglio.


Le statue più erotiche? Si trovano al cimitero

23/01/2012 Di Marcello Veneziani per Il Giornale www.ilgiornale.it

Se volete provare un'esperienza, almeno visiva, di sesso estremo, vi consiglio di andare a Venezia, magari al Carnevale e andare alla Biennale, al Padiglione Italia in sala Nervi. Fino al 29 febbraio c'è una mostra singolare che ebbi la fortuna di vedere in anteprima a Civitanova Marche, città natale dell'artista-installatrice. Di che mostra parlo? Vorrei chiamarla Cimiteros, e non è un termine spagnolo, ma proprio la fusione di cimitero ed eros. Valeria Paniccia, che ha curato questa mostra con la benedizione di Vittorio Sgarbi - che visto il successo, l'ha protratta a tutto febbraio - l'ha battezzata «Erotici abbandoni». Ci sono monumenti funerari con corpi eccitati e nudi, orgasmi di granito, prodigiosi lati b, turgidi capezzoli che accompagnano il viaggio estremo di giovani donne, amatori rubati precocemente alla vita e perciò ricordati nella loro più gloriosa attività, ma anche risorgimentali senatori dai cognomi santi.
La morte, il cimitero, il marmo e il monumento sono quanto di più remoto si possa pensare a proposito delle passioni erotiche, il calore delle carni, gli affanni degli amplessi amorosi. E invece proprio lì, nei dolenti e austeri cimiteri, da Staglieno di Genova al Verano di Roma, e dal Monumentale di Milano e in altri luoghi funebri, ci sono scene erotiche di marmo da far provare l'ebbrezza di una forma nuova di rigor mortis. Naturalmente era difficile trasportare in una mostra monumenti cimiteriali, statue di marmo e lapidi: la trovata d'artista di Valeria Paniccia, davvero originale, è di aver riprodotto quei monumenti ad eros oltre la vita su lenzuola; ma lenzuola vissute, rubate alla vita, agli amici, ai famigliari, ci assicura la Paniccia. Veri sudari che hanno accompagnato atti d'amore e congedi di vita.
Il camposanto è per definizione luogo sacro, dominato da simboli religiosi. E invece qui vedi le performance estreme di Jole, Neera, Giana, Isabella, Maria, morta in amore, con una lapide misteriosa, intitolata dallo scultore Pietro da Verona Dedizione, in cui è scritto «Non dite ad alcuno perché son morta». E qui la fantasia erotica e necrofila si scatena. C'è il monumento funerario erotico dei Piaggio, a Genova, e una giunonica femminona dai seni prorompenti che accompagna il monumento dei Bardelli a Milano. Ma c'e a Roma un curioso e attraente monumento erotico risorgimentale del senatore siculo Francesco Paternostro, dove un corpo piegato sulla tomba mostra terga prodigiose, quasi parlanti, di una donna ai passanti che muoiono dalla voglia di trovarsi al posto del fortunato parlamentare. Sotto di lei, scorrono nella lapide immagini di guerre risorgimentali, camicie rosse garibaldine e soldati piemontesi. E vedendo insieme la scena, ti vien voglia di titolarla I Mille e una notte, per correlare l'epopea garibaldina e l'appeal erotico della posatrice.
Venezia, si sa, si presta a questi incontri pericolosi di Amore e Morte, Thomas Mann e d'Annunzio lo hanno magnificamente illustrato. E la letteratura simbolista e decadente tra Amore e Morte, compresa la fascinosa etimologia dell'amore come negazione della morte, A-mors, o il frutto che lega eros e thanatos, il mirto, sembra confermare l'amplesso. Ricordo l'ammirazione che negli ambienti venuti dal neofascismo circolava per esponenti politici, nazionali ma anche locali, deceduti nel pieno di un amplesso, di cui si narravano estremi turgori. Caduti con onore, si pensava, con sprezzo del pericolo, in piena virilità.
Aggiungi alla mostra cimiterotica quell'aria festosa ma vagamente necrofila del carnevale veneziano, quelle maschere che sembrano fantasmi venuti dal settecento e dai rondò, quelle ciprie e quei ceroni come di cadaveri in licenza premio. La cornice veneziana si presta come nessuna al cimiteros. Ci vorrebbe un Guido Ceronetti, acuto recensore di cimiteri e cappelle estreme, ad accompagnare il viaggio erotico mortuario e illustrarne i significati esoterici.
Ma colpisce che questi monumenti della belle époque, e comunque risalenti all'ultimo ventennio dell'ottocento e agli anni che precedettero la prima guerra mondiale, sorgano in cimiteri cristiani, cattolici e consacrati. Questa tolleranza estrema su eros e i corpi nudi, in piena città dolente e cristiana, questo alternarsi di seni nudi e crocifissi nelle stesse lapidi, un po' sorprende. Certo si tratta di sesso sicuro, perché in marmo e granito, e di eros platonico, solo figurato, perché impossibile a consumarsi: di consumato ci sono solo i corpi dei protagonisti. Ma sorprende questa libertà di espressione davanti al ricordo dei peccati della carne; una specie di riabilitazione postuma del sesso, o perlomeno di riconsiderazione pietosa della sua umanità. Mi ricorda una sala vagamente pompeiana e assai pagana in piena città del Vaticano. Dopo aver visitato la mostra, la notte mi sognai la donna di pietra con i capelli al vento e il suo corpo disteso sulla tomba in pieno atto d'amore, mentre donava al defunto un piacere immortale e ai vicini di tomba l'invidia perenne.


Ezra Pound calpestato due volte

26/01/2012 Di Marcello Veneziani per Il Giornale www.ilgiornale.it

Restituite a Casa Pound la possibilità di usare il nome del poeta. Primo, perché se i geni sono universali ognuno è libero di venerare il genio che vuole. Secondo, perché non si tratta di appropriazione indebita o di uso distorto del poeta. Lo dico a sua figlia Mary che è ricorsa ai giudici, lo dico agli intellettuali che hanno firmato il solito 'giù le mani da' Ezra Pound perché poeta universale (ma lo scoprono solo ora, fino a ieri lo dannavano perché fascista). Dov'è lo scandalo se i 'fascisti' si richiamano a Pound? Come potete dimenticare i suoi discorsi appassionati e deliranti - ma i poeti a volte delirano - alla radio a sostegno del fascismo e poi della repubblica sociale, in piena guerra? E dopo la caduta del fascismo, come potete ignorare i versi dei canti pisani su 'Ben e la Clara a Milano', appesi per le calcagna? E i Cantos donati di persona a Mussolini, il libro 'Jefferson e Mussolini', le sue battaglie contro l'usura? Come potete dimenticare quei giorni bestiali nel campo di concentramento di Coltano in cui il poeta fu esposto in gabbia, sotto i fari, costretto pure a defecare davanti a tutti, come una scimmia, proprio perché considerato fascista? E poi fu internato in un manicomio criminale negli Stati Uniti, che lo condusse davvero alla follìa e al mutismo... Persino l'ultimo, vecchio Pound accompagnato da Piero Buscaroli in visita a Ferrara, che accarezza silente i fasci littori di Palazzo Diamanti... Non potete calpestarlo due volte, la prima per fargli pagare il suo fascismo, la seconda per negarlo.


L'Europa della Goldman Sachs

28/01/2012 Da Beppegrillo.it

  La BCE ha erogato 498 miliardi di euro alle banche europee al tasso dell' 1% per tre anni. A fine febbraio è previsto un altro mega prestito di 400 miliardi alle stesse condizioni. Lo scopo dichiarato è nobile, far ripartire l'economia con finanziamenti alle imprese. I soldi sono ovviamente nostri, pagati attraverso l'aumento dell'inflazione e la sottrazione di agevolazioni degli Stati all'economia reale. Ricordo di passaggio che il sistema bancario è sostanzialmente parassitario e, senza un tessuto produttivo, non esisterebbe. Al più i banchieri potrebbero giocare a Monopoli con Monti e Draghi con banconote finte.
898 miliardi di euro sono una cifra colossale. Le piccole e medie imprese dovrebbero fare quindi salti da canguro, le loro sofferenze finanziarie sono finalmente finite. E presentarsi in banca per un fido, un prestito temporaneo, un piccolo finanziamento, per pagare Equitalia, per dare le tredicesime almeno un mese dopo. Mi pare di vederli, partite iva, capi azienda, piccoli proprietari, allegri come un italiano in gita, correre agli sportelli di Unicredit,IntesaSanPaolo, Monte dei Paschi di Siena, che insieme hanno prelevato circa 35 miliardi dalla BCE a gennaio, per vedersi il solito gentile rifiuto con il solito untuoso sorriso di compatimento. I soldi (nostri) le banche ovviamente se li tengono. Qualcuno ne dubitava? Le banche li investiranno in titoli di Stato, che le remuneranno con il 6/7%, e per coprire investimenti sbagliati che le hanno lasciate senza liquidità. I nostri soldi (la BCE è solo un tramite) serviranno quindi a far guadagnare senza alcun rischio le banche e a piazzare titoli pubblici senza valore. Nel frattempo le aziende chiudono, le persone sono licenziate, le famiglie perdono le case perché non riescono a pagare le rate del mutuo, gli imprenditori si suicidano.
Se invece che alle banche italiane il prestito all'1% per tre anni, che si aggirerà alla fine a circa 100 miilardi (nella prima rata hanno prelevato circa 50 miliardi) fosse stato erogato alle imprese l'Italia sarebbe già ripartita. Caro Rigor Mortis, a quando la liberalizzazione delle banche italiane, tra le più care d'Europa? L'Italia fallisce mentre i banchieri brindano.

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