Come ci governerÓ il FMI

07/11/11 Di Maurizio Blondet per www.rischiocalcolato.it

Una riduzione dal 10 al 30 per cento dei salari, e contemporaneamente dei prezzi. E’ la ‘soluzione’ escogitata nel 2010 dall’economista capo del Fondo Monetario Olivier Blanchard per i PIGS (Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Cipro – dell’Italia non si parlava ancora) in un suo studio.

E’ possibile che questa ricetta di risanamento (sic) sia applicata al nostro paese dagli amministratori transnazionali che ci hanno commissariato. Vale dunque la pena di seguire il filo del ragionamento di Blanchard.

L’economista si pone la questione: come risolvere la crisi dei paesi del Sud-Europa, una volta che non possono più svalutare?

La risposta classica è la deflazione dei salari: è infatti il lavoro a dover essere svalutato, bloccando le paghe o abbassandole fino ai livelli (cinesi) in cui questi passeggeri abusivi dell’eurozona torneranno competitivi. Anni di stretta di cinghia e miseria. L’economista del FMI propone una assunzione volontaria e coordinata di questo evento comunque inevitabile: gli stati dovrebbero imporre un taglio coordinato dei salari e dei prezzi, oltrechè dei trasferimenti sociali, del 10-30 per cento, seguito da un congelamento di tre mesi.

Ciò che si propone è – nè più nè meno – un intervento dello stato nell’economia, che l’ideologia liberista adottata dal FMI solitamente demonizza; quando intende proteggere e sviluppare le industrie di una nazione. Ma quando il dirigismo è a favore dei banchieri creditori, il dogma anti-statalista diventa flessibile. Per Blanchard, la sua proposta ha i seguenti vantaggi: è più accettabile politicamente, sia perchè lavoratori e pensionati accetteranno più facilmente i tagli salariali in quanto anche i prezzi interni saranno abbassati, solo i beni importati rincareranno. Il peso sarebbe ripartito equamente. Eviterebbe di far salire la disoccupazione a livelli astronomici. Sarebbe più efficace, in quanto i guadagni di competitività sarebbero immediati.

Che dire? Sarebbe un grande esperimento sociale. Non diverso da quello che - su suggerimento di Jeffery Sachs della Scuola di Chicago – tentò il governo russo, ossia il “passaggio choc al mercato”, la “cura-urto” di liberalizzazioni che costò (secondo valutazioni dell’Economist) un sei milioni di morti nell’ex-Urss (per lo più vecchietti ridotti alla fame nonchè lavoratori alla disoccupazione), e l’emergere dei nuovi ricchi, gli oligarchi, spesso delinquenti comuni, la cui posizione nel Partito, e i finanziamenti dei Rotschild e delle banche occidentali, li metteva nelle condizioni migliori per approfittare delle svendite di cespiti nazionali.

Il guaio, infatti, sta nel seguente fatto: mentre salari e pensioni possono essere tagliati d’autorità, i prezzi non calano per decreto. In tempi di guerra e anche dopo, negli anni 60 (quando questo tipo di dirigismo era il ‘consensus’ delle potenze mondialiste, in Italia rappresentate dal repubblicano e massone Ugo La Malfa) sono esistiti organi pubblici addetti al controllo dei prezzi.

Il successo del calmiere è sempre stato relativo din dai tempi di Diocleziano, sviluppando fenomeni come la borsa nera e la sparizione delle derrate.

Tecnicamente inoltre è difficile far scendere il prezzo delle merci, che contengono materiali importati in proporzioni innumerevolmente variabili, allo stesso ritmo delle merci prodotte localmente. Il rincaro dei generi alimentari – per cui l’Italia dipende dall’estero per il 70% di ciò che consuma – potrebbe essere moderato dallo sviluppo dell’autarchia alimentare. Il rincaro delle risorse energetiche, per le quali l’Italia dipende dalle importazioni per il 90%, sarebbe senza rimedio (e forse il razionamento farebbe rimpiangere il no al nucleare).

Blanchard però non menziona l’intoppo maggiore della sua proposta: durante il periodo di deflazione autoritaria, i debiti pubblici e privati dei paesi coinvolti aumenteranno di altrettanto della svalutazione interna, fra l’altro decrescendo gli introiti fiscali. Naturalmente, l’economista del FMI presume che i debiti pubblici continuino a venire serviti, nonostante il loro giganteggiare. L’interesse dei creditori, specie di quelli esteri (altresì detti “mercati”) è sacro. Perchè altrimenti esiste il Fondo Monetario, che è il loro agente pignoratore globale?

Della proposta dunque resta questa realtà: fino a che punto economisti liberisti sono pronti, in nome del libero mercato, ad instaurare un ordine autoritario. Dal punto di vista tecnico e politico, il recupero della sovranità monetaria (ancorchè anathema sit) sembra più fattibile.

Chi scrive è sicuro che il default, e magari l’uscita dall’euro, sia alla fine ineluttabile, perchè questa “è una crisi di sistema”, come ha detto non il sottoscritto, ma all’uscita del G-20 Gabriel Bernardino, presidente dell’Autorità europea di supervisione delle assicurazioni, riferendosi alla connessione fra le banche e gli stati. Silvio Berlusconi, dopo la battuta da bar (“i ristoranti sono pieni”), ne ha detto un’altra: che siamo entrati nell’euro a un cambio troppo altro, ed è questo che “paralizza l’Italia”. Battuta che si potrebbe applaudire, se a questa constatazione fosse seguita qualche azione, visto che lui è capo del governo ed è stato dotato dai cittadini di una maggioranza che non si vedrà mai più. Con questa forza, il governo italiano avrebbe persino potuto mettersi alla testa dei grandi debitori europei per imporre soluzioni congiunte più favorevoli al blocco Sud, magari anche una svalutazione dell’euro o del debito: Italia, Spagna, Portogallo, Grecia formano un blocco in sè temibile, specie per i creditori esteri, da ridurli a miti consigli agitando la minaccia del ripudio. In questa situazione, l’enormità del debito può diventare una forza politica; ma nessuno dei Pigs seguirebbe il cavaliere, la sua autorevolezza essendo consumata nei Bunga-Bunga, e quindi ringraziamolo per aver reso il debito quel che è: una debolezza. Siamo mendicanti che sopravvivono con gli acquisti che la Bce fa’ del nostro debito, per il momento.

Così le cose vanno come vanno, con lo spread ormai a livelli da ‘salvataggio’, e a contare in Europa è solo il blocco Germania-Francia. Posto che Sarkozy è il vice-cancelliere inferiore, la sorveglianza del Fondo Monetario su Roma è una veste per la sorveglianza di Angela Merkel.

Anzitutto, bisogna ricordare che, grazie ad una cruciale sentenza della corte costituzionale germanica di Karlsruhe (se non sbaglio, del 1997), che ha subordinato la ratifica di ogni direttiva e norma europea passata presente e futura all’esame di costituzionalità della Corte stessa, la Germania resta il solo paese sovrano nella UE.

Ed oggi, Berlino ha imposta l’iscrizione “il più presto possibile” nei trattati UE della clausola che permette l’intervento diretto nei bilanci di previsione dei paesi indebitati dell’eurozona; tali bilanci saranno esaminati da ispettori europei prima ancora che vengano discussi dai parlamenti nazionali.

Il combinato disposto delle due norme fa’ della Germania non solo l’unico paese che non ha ceduto nemmeno una briciola di sovranità, ma il paese che può esercitare una intrusione sugli altri paesi, su quello che è – o era – l’atto sovrano per eccellenza delle locali democrazie, il controllo e l’approvazione dei bilanci pubblici. Angela Merkel sarà anche la culona insocpabile come l’ha chiamata Berlusconi (lui non sa pensare ad altro), ma ha affermato il potere di Berlino sull’Europa, e comincia ad esercitarlo con brutalità tedesca.

Va notato che una proposta, avanzata dall’Olanda, di trasferire il potere d’intervento e d’intrusione nei bilanci preventivi nazionali ad un “Commissario europeo alla stabilità” è stata rigettata da Berlino. Il motivo è perfino stato enunciato: la misura non esclude con certezza formale che il suddetto Commissario compia un intervento anche sui bilanci tedeschi, e l’autonomia bugettaria del Bundestag non tollera interferenze. Gli altri sì, la Germania no.

Altra annotazione: all’Euro Crisi Summit i paesi non dell’area euro (Gran Bretagna e Polonia) sono stati lasciati fuori dalla porta per volontà di Berlino, esclusi dalle decisioni. Non piangeremo per costoro, ma la cosa segnala un’altra prova di egemonia tedesca (la giustificazione data è stata: dell’euro non si occupino gli stati che non hanno adottato la moneta comune), e il preludio ad una Europa a due velocità che forse è il progetto finale della Repubblica Federale. Naturalmente scongiurando il pericolo che i paesi del secondo cerchio si disimpegnino, il che danneggerebbe le esportazioni tedesche. L’Italia lo sa bene, visto che ha perso grosse quote di mercato a favore delle industrie concorrenti germaniche, e il suo lavoro ha perso il 40 per cento in produttività rispetto a quello tedesco, per il solo fatto di essere nel marco, pardon euro.

Il Frankfurter Allgemeine Zeitung ha accolto i risultati del summit con espressioni di esultante sciovinismo. Gongolando per il fatto che “i negoziati sono stati tolti dalle mani” dei “greci”, e che sarà assicurata una “presenza permanente della Troika (UE; FMI e BCE) nel paese per assicurarsi che i greci riformino realmente il loro paese”.

Il principale periodico germanico per gli affari esteri, Internationale Politik, aveva già salutato in Angela Merkel “il Cancelliere dellla UE”, capace di assumersi “l’autorità di imporre linee-guida” al “circolo dei 27 capi di stato e di governo”. In questa nuova realtà, diceva il periodico, nel governo europeo è Berlino ad “assegnare le poltrone”. Sarkozy ha “certamente il ruolo di vice-cancelliere”, che può prendere iniziative ma “in caso di conflitto, può essere sempre messo in riga dal cancelliere”. Il presidente del consiglio europeo, il nullifico Herman van Rompuy, veniva definito “capo della cancelleria federale” che deve “cercare un bilanciamento tra i vari campi” e “perciò corre il rischio (…) di essere rudemente corretto dal capo del governo o dal suo vice”.

(Andreas Rinke: Die EU-Kanzlerin. Angela Merkel überträgt ihren Regierungsstil auf die europäische Ebene; www.internationalepolitik.de 21.01.2011)

A noi italiani, la culona (inchiavabile) ha ordinato tagli, tagli, austerità e austerità, rigore e rigore ordine che sarà eseguito dal governo italiano – qualunque sia di larghe intese o dei tecnici. Naturalmente i politici italiani non taglieranno i propri privilegi, nè si conterranno in una nuova austerità: i ricchi di stato ci resteranno sul collo, mentre il rigore ci porta via ogni possibilità di crescita, e allontana ogni capacità di servire il debito….Stando così le cose, perchè non li lasciamo a casa e preghiamo Angela di mandarci a governarci direttamente i suoi curatori fallimentari? Almeno tutto sarebbe più chiaro, e risparmieremmo pure.


Fonte: www.rischiocalcolato.it 


Due nel mirino

03/03/11 Di Eugenio Benetazzo per www.eugeniobnetazzo.com

DUE NEL MIRINO

Non posso fare a meno di esprimermi in questo momento su un argomento che ho affrontato e approfondito con i miei corrispondenti dagli States relativamente alla crisi libica ed al nauseante volume di gossip politico italiano a sfondo sessuale. Da mesi ormai si sta facendo il possibile per aizzare il più possibile l’opinione pubblica contro Berlusconi, non tanto per ragioni legate alla sua discutibile politica di governo, quanto piuttosto per l’attività libertina a sfondo sessuale di cui i media nazionali ci hanno raccontato e descritto minuziosamente. Non entro nel giudizio di questi comportamenti, il giudizio infatti è inutile in un paese  in cui la metà della popolazione si dichiara addirittura indifferente ai fatti di Arcore e Palazzo Grazioli (secondo l’indagine di un noto quotidiano italiano).

E non pensate che dalla parte opposta (il centro sinistra) ci sia differenza, episodi di gossip a sfondo sessuale se ne sono già sentiti anche in passato, tuttavia con un fragore mediatico molto più modesto e contenuto. La verità è che in questo momento l’attenzione è catturata dal chi, come, cosa e quando, piuttosto che sul perché. Perché il premier italiano sta diventando sempre più oggetto di attacco mediatico volto a distruggerne il più possibile la reputazione nei confronti dell’elettorato ? Semplice: perché è diventato un soggetto troppo scomodo, ingestibile e fuori da ogni controllo per le forze di establishment politico internazionale.
 
Non dimentichiamo infatti che Silvio Berlusconi, nel bene o nel male, ha messo in essere per il nostro paese un partneriato strategico con Russia e Libia, due storici paesi nemici degli Stati Uniti. L’idea infatti che il 52esimo stato (l’Italia) si sia affrancato dal punto di vista energetico senza sottostare ai giochi di potere delle potenti lobby petrolifere statunitensi, potete stare certi che infastidisce alquanto lo Zio Sam a Washington. Ragion per cui è molto plausibile aspettarsi che forze a noi sconosciute stiano operando nel nostro paese al fine di distruggere Berlusconi agli occhi dell’elettorato italiano con il fine di sostituirlo quanto prima con un nuovo primo ministro molto più compiacente.  Allo stesso trattamento sembra sia stato destinato anche l’amico del premier italiano, il Colonello Gheddafi, il quale recentemente ha acquisito una quota di partecipazione azionaria rilevante in Finmeccanica

Per chi non lo sapesse quest’ultima è una società leader al mondo nella produzione di sistemi di difesa aerospaziale ed al tempo stesso principale fornitore della difesa statunitense. Pertanto Gheddafi, a meno che non venga quanto prima destituito o spazzato via, ha tranquillamente accesso alla consistenza degli approvvigionamenti militari statunitensi. Questo è più che sufficiente per istigare una finta rivoluzione con sommosse sociali pilotate al fine di ottenere la solita scusante per l’intervento militare con il nobile scopo di esportare la democrazia. Dubito infatti che quanto stia accadendo in Libia, un paese la cui popolazione godeva di un tenore di vita considerevolmente migliore rispetto alle popolazioni di paesi confinanti, non sia affatto casuale quanto piuttosto una classica operazione di false flag.

Un non improbabile scenario da incubo

07/11/11 Di Antonio Martino per www.antoniomartino.org

Il Tempo, 7 novembre 2011
Le considerazioni che seguono mi sono state suggerite dalla lettura di un articolo del mio amico Gerald O’ Driscoll sul Wall Street Journal (3 novembre). Le riprendo senza imbarazzo perché si tratta di considerazioni evidenti, che sono sotto i nostri occhi da tempo e che non abbiamo ancora metabolizzato. Il tema di O’ Driscoll è semplice e sconvolgente: la crisi finanziaria dell’Europa riguarda anche gli Stati Uniti e non solo indirettamente.
Il meccanismo è noto: lo Stato fa promesse “sociali” ai suoi cittadini – pensioni generose erogate in età lavorativa, assistenza sanitaria gratuita per tutti, inamovibilità dell’impiego – che a un certo punto scopre di non potere mantenere per mancanza di soldi. Avendo già spremuto tutto il possibile dal settore privato e non potendo aumentare ancora il prelievo fiscale senza stroncare l’economia, ricorre all’indebitamento; quando i privati non assorbono più le cambiali dello Stato, questi si rivolge alle banche, promettendo in cambio che ne garantirà la solvibilità. E’ uno schema truffaldino che nemmeno Bernie Maddoff avrebbe potuto concepire: le banche comprano titoli di Stato in cambio della promessa di salvataggio in caso di difficoltà.
Tuttavia, un “salvatore” smette di essere tale quando resta senza soldi e comincia l’incubo: lo Stato non può salvare le banche e queste non possono permettersi di lasciarlo fallire pena il loro stesso fallimento. E’ la storia della Grecia, secondo O’ Driscoll non nuova a esperienze del genere già occorse nel XIX e XX secolo, ma è la stessa storia in Francia, dove lo sviluppo si è arrestato e le banche sono in possesso di una grande quantità di titoli pubblici greci. Un fallimento della Grecia si ripercuoterebbe inevitabilmente anche sulle banche di Francia e Germania. Da qui l’altruismo franco-tedesco pronto a sacrificarsi per “salvare” la Grecia! 
Non basta. Banche e istituzioni finanziarie americane sono esposte in molti modi diversi nei confronti delle banche europee: le difficoltà di queste quindi non resterebbero senza conseguenze sull’economia e la finanza americane. Inoltre, e notevolmente più importante, la Fed (banca centrale degli USA) ha fornito alla Banca Centrale Europea grandi quantità di dollari in cambio di euro o attività denominate nella moneta comune europea. La Bce promette di restituire alla Fed i dollari con interesse ma la promessa non è per nulla garantita: la Bce può stampare euro, non dollari, né si capisce perché abbia preso a prestito dalla Fed quando il mondo è sommerso da un’enorme quantità di dollari.
La spiegazione suggerita da O’ Driscoll è che le banche europee abbiano gravi problemi di liquidità. Se la Bce non onora i suoi impegni con la Fed, il costo delle perdite della banca centrale americana sarà sopportato dai contribuenti americani, non certo da quelli europei.
Il problema vero è che nell’Unione Europea non ci sono i fondi per onorare le promesse “sociali” fatte dai governi nazionali. E’ questa la ragione per cui si parla di introdurre una nuova imposta sulle transazioni finanziarie europee. La Grecia, prima o poi, fallirà ma non sarà che la prima di una serie di nazioni dell’UE. A quel punto l’unica scappatoia possibile sarà una generalizzata monetizzazione dei debiti sovrani per opera della Bce, come già sostenuto su queste colonne. L’espansione monetaria produrrà inizialmente effetti benefici, stimolando la crescita, ma a lungo andare non potrà non tradursi in inflazione. Come l’alcol, l’espansione monetaria è piacevole all’inizio, poi arriva il mal di testa.
Gli americani hanno poco da compiacersi per i guai dell’Europa sia perché sono anche loro (basti pensare al Fondo Monetario Internazionale, impegnato a “aiutare” Paesi europei, che prima o poi chiederà fondi ai Paesi membri, specie agli USA) sia perché, grazie alle follie di Obama, si avviano ad avere esattamente lo stesso tipo di problemi dell’Europa: “Se volete sapere come la crisi del debito americano si svilupperà, sostiene O’ Driscoll, guardate l’Europa.
Dobbiamo attenderci quindi una crisi su entrambe le sponde dell’Atlantico, destinata a divenire mondiale? Forse no, ma certamente le turbolenze sui mercati finanziari sono destinate a durare perché gli operatori, non sapendo che pesci pigliare, continueranno a muovere ingenti quantità d’investimenti da un tipo di attività a un altro, con conseguente volatilità dei prezzi.
Di fronte a questo scenario le blaterazioni della politica italiana appaiono in tutta la loro misera provincialità: “La nave affonda, ma a noi non importa, tanto non è nostra”!
Fonte: www.antoniomartino.org 

Intervista a Massimo Fini

da www.beppegrillo.it

Perché hanno ammazzato Gheddafi?
Massimo Fini: Ma credo che ci siano due ragioni, una era la ferocia belluina di questi pseudorivoluzionari libici, l’altra è che comunque l’Occidente non poteva permettersi un processo a Gheddafi perché sarebbero venute fuori tutta una serie di corresponsabilità, soprattutto negli ultimi dieci anni.
Blog: Per quale motivo è stata attaccata la Libia?
Massimo Fini: Questa, a un osservatore normale, sembra una roba misteriosa perché fino a due – tre mesi prima Gheddafi era ricevuto in pompa magna non solo da Berlusconi, con i suoi modi naturalmente grotteschi, ma da Sarkozy etc., evidentemente la ragione più evidente è che vogliono impadronirsi del petrolio, fare della Libia un protettorato a cui poi agli indigeni rimarranno le briciole e loro si prenderanno il grosso.
Non si vede altra spiegazione perché non si capisce perché il dittatore accolto appunto in pompa magna con cui si avevano traffici di tutti i tipi fino a due mesi prima, improvvisamente diventa il mostro, tra l’altro proprio la guerra ha dimostrato che Gheddafi non era un dittatore isolato, aveva una sua base popolare consistente sennò non dura otto mesi una guerra così sproporzionata come quella, con la Nato che usa i bombardieri e gli altri che non hanno più contraerea né aerei.. Oltre tutto ha aspetti veramente grotteschi perché era cominciata dicendo “No fly zone” perché Gheddafi non avesse questa superiorità aerea sui suoi nemici e poi è diventato il contrario, che Gheddafi non aveva aerei suoi, ma ce li avevano gli altri. Poi è tutto falso, la cosa era nata per proteggere i civili, ne ha ammazzati più la Nato con i bombardamenti collaterali, e poi anche l’ultimo episodio. che minaccia erano questo convoglio di disperati di 15 – 20 pick-up o quel che erano? Non minacciavano nessuno evidentemente, stavano cercando di fuggire. Quindi è l’arroganza occidentale coniugata con l’ipocrisia sempre crescente dell’Occidente. In questo senso abbiamo fatto passi indietro. Una volta c’erano le potenze, le potenze se volevano una cosa mandavano le cannoniere e se la prendevano, non mettevano alle spalle nessuna ragione morale. Era una cosa intellettualmente onesta, invece adesso si fanno le stesse cose e anche peggio pretendendo di farle in nome dei principi e in nome della morale e in nome dell’etica. Questo mi pare particolarmente schifoso perché la politica di potenza c’è sempre stata, ma qui è come una sorta di planetaria Santa Inquisizione. La Santa Inquisizione metteva i cunei nei piedi delle sue vittime, gli faceva bere pinte di acqua e va beh, però pretendeva di farlo per il bene della vittima. Così siamo noi occidentali oggi!
Blog: I libici potranno diventare delle vittime dell’Occidente?
Massimo Fini: Passano da un servaggio a un altro con la differenza che almeno i primi servaggi erano libici e adesso saranno occidentali. Non si sono rivendicati la libertà da soli. Non sarebbero arrivati da nessuna parte, si sono liberati grazie ai bombardieri della Nato. E quando è così poi si hanno sempre delle conseguenze, in fondo è quello che è accaduto anche in Italia, noi non ci siamo liberati dal fascismo per nostra forza o merito. La Resistenza è stata un riscatto morale di quelle poche decine di migliaia di uomini e di donne coraggiosi che l’hanno fatta. Ma noi ci siamo autoconvinti di avere vinto una guerra che avevamo perso nel modo più vergognoso. Questi equivoci poi hanno delle conseguenze nel corso del tempo. Pensa solo a tutto il fenomeno terrorista che si richiamava alla Resistenza. Siamo diventati un protettorato americano e la Nato è stata ed è lo strumento con cui gli americani hanno dominato politicamente, militarmente, economicamente e alla fine anche culturalmente l’Italia e anche il resto dell’Europa. L’Italia più di altri paesi.

Chi sono i nuovi rappresentanti libici sedicenti rivoluzionari?
Massimo Fini: Sono tutti ex gheddafiani che hanno cambiato posizione al momento opportuno. Questo mi fa pensare che ci fosse già un accordo in precedenza prima dell’attacco per cui questi sapevano che sarebbe intervenuta la Nato. Altrimenti non si capisce come questo Ministro della giustizia improvvisamente illuminato sulla via di Damasco diventa un ribelle come se, tornando alla storia meno recente, Galeazzo Ciano fosse successo a Mussolini.
Blog: Con la scomparsa dei leader arabi legati culturalmente all' Occidente, c'è il rischio di un pan-islamismo o pan-arabismo che prenda il sopravvento di fronte agli Occidentali?
Massimo Fini: Certamente, praticamente quasi tutta la storia degli ultimi venti anni, soprattutto degli Stati Uniti, è fatta di azioni che poi gli sono girate nel culo, penso per esempio all’attacco a Saddam Hussein che ha favorito tutta la componente sciita dell’Iraq e quindi oggi chi veramente comanda in Iraq sono gli ayatollah iraniani contro cui gli americani combattono dall’85 in vari modi. E questo sì, penso che sarebbe circa una giusta punizione francamente, o comunque perlomeno un avvertimento, a non muoversi con questa violenza, con questa arroganza e con questa pretesa di essere il bene, il poter discernere chi è cattivo, chi è buono etc. che è proprio la pretesa totalitaria dell’Occidente.
Blog: Vede un pericolo nel pan-islamismo?
Massimo Fini: Se continuiamo a rompergli i coglioni sì perché anche tutta questa propaganda verso l’Islam per cui l’Islam deve essere moderato, la donna islamica deve omologarsi a quella occidentale etc. alla fine anche negli elementi moderati dell’islamismo produce un riflesso contrario, una rivendicazione di identità. Mi ricordo un episodio accaduto qualche anno fa in Egitto dove tre annunciatrici della televisione egiziana che mai si erano sognate di mettersi il velo sulla testa sono comparse con il velo, proprio per rivendicare la propria identità e per respingere questo colonialismo anche culturale, niente affatto innocente, dell’Occidente. Ma se tu togli all’Islam il ruolo che la donna ha lì distruggi l’Islam, è peggio che tirargli una bomba atomica! Ecco perché si continua a battere questa cosa, mi ricordo la storia di quella donna iraniana, Sakineh, che era stata condannata alla lapidazione. Certo, la lapidazione è una cosa deprecabile, però in Italia sono comparsi cartelli “Sakineh subito libera”. Ora questa aveva accoppato il marito, è come se uno dicesse “la Franzoni subito libera”.
Quindi c’è una sorta di deformazione e “disinformatia” continua e costante nei confronti del mondo arabo, musulmano o dell’Iran che è una cosa diversa ancora e questo non può che avvantaggiare il radicalismo alla fine, se io fossi islamico sarei radicale, credo e temo.
Blog: Ora che il castello di carte sta arrivando alla Siria e forse allo Yemen, è possibile che la NATO e gli USA, oppure delle forze alleate, abbiano come obiettivo l' Iran?
Massimo Fini: È possibilissimo perché sono anni e anni che l’Iran è sotto il mirino, se pensi a tutto il discorso sul nucleare iraniano, beh l’Iran ha firmato il trattato di non proliferazione nucleare, quando ha aperto i suoi siti ha dato accesso agli ispettori dell’Onu perché venissero a controllare e tutt’oggi da Vienna partono gli ispettori. Si è appurato che questo arricchimento dell’uranio è del 20 per cento, per arrivare alla bomba ci vuole il 90, e nonostante questo ci sono state sanzioni contro l’Iran e una continua minaccia come se questi non potessero farsi il nucleare civile che serve a fini energetici e medici. È come se noi volessimo aprire Caorso, non è la nostra linea, ma poniamo l’Italia volesse riaprire Caorso, dice: “no perché tu in teoria poi potresti farne un’atomica”. È tutto un atteggiamento estremamente aggressivo nei confronti dell’Iran, quindi il prossimo obiettivo dovrebbe essere quello, anche se è un obiettivo difficile nel senso che sì se li buttano cinquanta bombe atomiche lo distruggono. Abbiamo percezioni assolutamente grottesche, l’Iran è una grande cultura. Mi ricordo che quando ero lì anche la prima borghesia non solo conosceva i nostri maggiori, dico Dante, Boccaccio, Petrarca ma parlo di quell’epoca leggeva Calvino, Moravia, insomma noi al massimo sappiamo di Omar Khayyám. Abbiamo sempre questo atteggiamento come se gli altri fossero culture inferiori, il concetto di cultura superiore è la nuova declinazione del razzismo non fatta più nel modo classico perché non si può più fare perché c’è stato Hitler ma è esattamente la stessa cosa. 
Blog: La copertura dell’Onu alla Nato apparentemente è stata data nell’attacco, è stata una copertura reale o è stata una messa in scena? Che ruolo ha adesso l’Onu in queste cose?
Massimo Fini: L’Onu, scusate la volgarità, è una cosa che va su e giù come la pelle dei coglioni. Quando gli serve avere la copertura se la procurano e quando non ce l’hanno, com’è stata l’aggressione alla Serbia o l’aggressione allo stesso Iraq non importa, va bene lo stesso. Quindi per me l’Onu non conta niente, del resto questi cinque paesi che hanno diritto di veto basta che si mettono d’accordo loro sono i paesi più potenti del mondo e quindi hanno creato un nuovo diritto internazionale rispetto a quello precedente, un esempio in Libia e prima ancora in Serbia. C’è un principio secondo me sano, sennò diventa una guerra permanente di tutti contro tutti, la non ingerenza militare negli affari interni in uno stato sovrano.

La Cina e la Russia sembra stiano a guardare. Cosa ci dobbiamo attendere in futuro?
Massimo Fini: Quello che penso è che noi, anche se bisogna ingoiare un brutto rospo che è il genocidio ceceno compiuto prima dai sovietici e poi dai russi, dovremmo avvicinarci molto più alla Russia che all’America. Può darsi che queste rivolte arabe e tutto quanto si estendano finalmente anche a questo regime infame che abbiamo in Italia. Io penso a un’insurrezione di tipo proprio come quella tunisina che è stata la più limpida delle rivolte arabe, è stata violenta ma non armata, in due giorni l’hanno cacciato e secondo me sarebbe possibilissimo anche qui se noi avessimo la vitalità perché poi c’è il fatto che l’età media dei tunisini è 32 anni, l’età media degli italiani è 44,5. Quindi c’è una mancanza proprio di vitalità, poi ci sono attualmente gruppi che si oppongono, fanno il loro lavoro come il vostro (MoVimento 5 Stelle, ndr), come altri più piccoli meno noti etc. però è un discorso culturale soprattutto che prima di potersi espandere ci vorrà tempo, forse troppo tempo.

Blog: Non ci sarebbe il rischio di una ingerenza straniera nel caso ci fosse un cambiamento radicale in Italia?
Massimo Fini: Beh un tentativo di ingerenza ci potrebbe benissimo essere, dubito che da noi se dovesse succedere ci si piegherebbe a una cosa di questo genere perché abbiamo anche una storia un po’ diversa, non credo che accetteremmo protettorati in questo caso però prima bisogna mandare a casa questi e poi ci pensiamo! Questi intendo tutta la classe politica italiana che avrà anche in mezzo qualche brava persona e potrei dire qualche nome, ma che nel complesso è quella che vediamo insomma, da destra a sinistra, peggio la destra, ma insomma siamo lì.

Dal cialis al cilicio, il lieto fine della telenovela Ruby

28/01/11 Di Marcello Veneziani per il Giornale

Se ci fossero i democristiani di una vol­ta si sarebbe trovato l’accordo, anzi la quadratura del cerchio: Ruby si sposa con il cognato di Fini e va a vivere nella casa di Montecarlo. L’igienista dentale Minetti viene affiancata dall’igienista mentale Binetti per una redenzione di Berlusconi a giorni alternati: tre giorni con il cialis e tre con il cilicio. Sul piano civile è riconosciuta al Cavaliere la modi­ca quantità di escort - stock di tre la volta -, con diritto al solo palpeggio, più tre barzellette sporche; in cambio contrae matrimonio con Rosi Bindi o la Boccassi­ni, a sua scelta. Casini lascia Azzurra Cal­tagirone e sposa Marina Berlusconi, così ereditando il Regno. Bondi lascia il mini­stero della Cultura a Di Pietro - perché solo chi ne è privo è in grado di apprezza­re la cultura - e va alla direzione del Tg4. A Emilio Fede viene riconosciuta la leg­ge Bacchelli con un vitalizio di 400mila euro in fiches. Il doppio per Lele Mora. A Fini viene mantenuta la presidenza del­la Camera a patto che assuma anche il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio, in modo che non potrà più fare l’oppositore. A sua volta Letta viene nominato tutore del piccolo Silvio.

Ai magistrati viene offerto il ritiro tota­le della riforma della giustizia, un cospi­cuo aumento di stipendio, multiproprie­tà ad Arcore e Villa Certosa con annessa ricreazione, più un programma di intrat­tenimento in tv, «Toga a Toga», dove esprimere il proprio protagonismo. In cambio intercetteranno telefonate solo per curiosità personale. Santoro è nomi­nato presidente della Rai, Lerner diretto­re generale, Veltroni alla fiction e la suo­cera di Fini alla direzione di Raiuno. Ber­sani va alle Authority e Vendola alle Pari Opportunità. Per non lasciare Napolita­no con lo scuorno, gli è offerto un pac­chetto giovinezza per i 150 anni dell’Ita­lia, con un trapianto di capelli alla Gari­baldi, labbra siliconate alla Veronica e lifting per cancellare ogni neo o residuo di comunismo.

Il Paese torna in pace e le forze politi­che giulive chiedono in coro elezioni po­sticipate. Viva l’Unità, poi ciascuno ag­giunga quel che vuole: d’Italia, della Pa­dania, di Concita De Gregorio


MANIFESTO ECONOMICO PER L'ITALIA

di Eugenio Benetazzo


In questi ultimi tre anni ho avuto il privilegio di poter visitare tutte le regioni italiane, tranne ancora la Sardegna, di conoscere con approfondimento le problematiche e le peculiarità legate al territorio, di confrontarmi con forze sociali ed organizzazioni produttive, di ricevere un determinato feedback da studenti universitari, pensionati, lavoratori occasionali, di essere invitato in qualità di relatore da enti locali ed istituti scolastici superiori, così facendo ho cumulato un bagaglio di proposte, di modifiche, di migliorie, di cambiamenti da attuare nel nostro paese sulla base delle aspettative e desideri di milioni di italiani.  

Molti lettori che mi seguono attraverso il mio portale sulla rete o il mio canale di videoinformazione su YouTube mi hanno più volte invitato a redigere una sorta di formulario, di vademecum, di proposta non politica ma di politica economica volta al rilancio del nostro paese e di quelle potenzialità ancora inespresse per ragioni che abbiamo affrontato fino a prima.  Studiando in profondità il modello economico di altri paesi e i loro punti di forza, ho sviluppato quello che ho definito il "Manifesto Economico per l'Italia" ovvero un programma di interventi di portata economica rilevante con lo scopo di dare al nostro paese quella marcia in più che dovrebbe avere.

Non si tratta di un programma politico che necessiterebbe di maggior approfondimento e di soluzioni per determinate aree strategiche del paese (energia, previdenza, sanità, immigrazione, giustizia, trasporti, difesa), ma di un insieme di riforme sul piano economico facilmente e velocemente implementabili da qualsiasi forza di governo con lo scopo di generare sia nuove voci di entrata sia di contenere il costo dell'amministrazione pubblica.


Rappresentanza popolare: abbattimento coatto del 75 % degli emolumenti e compensi ad europarlamentari, parlamentari, consiglieri regionali e comunali; congelamento ed abolizione delle pensioni di anzianità legislativa con effetto retroattivo; dimezzamento del numero dei parlamentari, dei consiglieri regionali e comunali (indennità corrisposte solo sulla effettiva presenza nelle attività consiliari).

Accorpamento amministrativo: i Comuni continueranno a mantenere la loro identità geografica, ma vi sarà un unico apparato amministrativo, sindaco e giunta compresi, per  comprensori urbani con un bacino di 25.000 abitanti.Abolizione di tutte le province in qualità di enti amministrativi, fatta eccezione per le aree metropolitane.


Sovranità monetaria: istituzione di Banca Stato Italia, ente pubblico interamente detenuto dal Ministero del Tesoro, autorizzato dal Parlamento ad emettere moneta in nome e per conto della popolazione italiana a fronte di esigenze e finalità di natura socioeconomica o di investimenti infrastrutturali. Abbandono dell'euro, con il ripristino della nuova lira italiana  e conseguente definizione di un sistema monetario a doppia circolazione valutaria. Tasso di sconto ed offerta monetaria, entrambe variabili macroeconomiche stabilite esclusivamente dal Ministero del Tesoro e dal Ministero delle Finanze in accordo con le linee guida della Politica Sociale per il Paese.


Tassazione della prostituzione: istituzione di un'aliquota unica con regolamentazione della figura professionale e dei relativi obblighi ed adempimenti sia fiscali che sanitari. 


Embargo commerciale:  istituzione di dazi doganali di sbarramento all’ingresso per i prodotti confezionati, assemblati e realizzati al di fuori dell'Unione Europea, in particolar modo per quelli alimentari.


Abolizione delle tariffe minime:  per i liberi professionisti iscritti agli Albi Professionali.


Tassazione della Salute: istituzione della Tassa sulla Salute che colpisce inversamente il reddito dei contribuenti in rapporto a determinate abitudini alimentari e stili di vita (alcol, fumo, droga, abuso di grassi animali e vita sedentaria).


Nuova fiscalità diffusa: detrazione integrale dall'imponibile di tutte le spese ordinarie e straordinarie riguardanti l'amministrazione e la gestione della casa, la fruizione di un mezzo di trasporto (auto e motocicli), oltre a qualsiasi prestazione medica privata. Detassazione degli utili aziendali reinvestiti per l'ammodernamento o l'ampliamento delle linee produttive e/o il miglioramento delle competenze delle risorse umane.


Mutuo sociale: istituzione del Mutuo Sociale per l’acquisto integrale della prima casa. L’immobile che si è deciso di acquistare viene acquisito e diviene proprietà dell’Istituto del Mutuo Sociale S.p.A. (holding immobiliare integralmente a capitale pubblico). Le rate mensili vengono calcolate applicando un tasso fisso di cortesia in relazione alla durata ed alla capacità di rimborso di ogni contribuente. Al termine del periodo di ammortamento l’immobile viene trasferito d’ufficio in proprietà al contribuente senza l’applicazione di alcun onere o tassa. 


No tax area: individuazione e definizione delle no tax area (distretti industriali) nelle seguenti regioni: Sicilia, Sardegna, Calabria, Campania, Puglia, Basilicata, Molise con totale esenzione del pagamento di imposte dirette per un arco di tempo di 25 anni ad aziende con insediamenti industriali con più di 250 dipendenti assunti a tempo indeterminato.


Lo strano caso di Mister Drake

di Marcello Veneziani

Da italiano sono fiero che il governatore della Banca centrale europea - che oggi si insedia- sia italiano. Ma Draghi è fiero di essere italiano, anzi si sente italiano?

Mister Drake è inglese dentro. Visse a Londra, fu vicepresidente della Goldman Sachs, fu sempre molto british. Ricordo ( lo pubblicai in solitudine su L’Italia settimanale ) quel 2 giugno del 1992 a bordo dello yacht Britannia di Sua Maestà la Regina quando alcuni big della finanza fecero la festa alla Repubblica italiana svendendola a pezzi.

Decisero i destini del nostro Paese non nelle sedi istituzionali e in territorio italiano, ma su una nave che batteva bandiera britannica. Tra loro a bordo c’era Mario Draghi, allora direttore generale del Tesoro.

Dopo quell’incontro ci furono cessioni, fu svalutata la lira e le finanziarie di Wall Street poterono accaparrarsi i pezzi forti dell’azienda Italia a prezzi scontati. La carriera politica di Prodi, senior partner della Goldman, nacque lì.

Tre mesi dopo quel summit sullo yacht, in Assolombarda, Prodi suggerì, lui boiardo di Stato, di cedere anche le nostre banche d’interesse nazionale e privatizzare a man bassa. Intanto le grandi agenzie internazionali provvedevano a declassare il nostro Paese, favorendo la svendita.

Vorrei dedicare la nomina di Draghi a due persone. A un sognatore della sovranità popolare della moneta che denunciò la Banca centrale, il professor Giacinto Auriti.
E a un controverso governatore cattoitalo- ciociaro che contravvenne ai poteri forti e fu massacrato, Antonio Fazio.

Auguri Mister Drake.


Elogio della Caccia

01/12/10 di Domenico Livoti e Massimo Pozzoli


Puntuale, come l’ingiallire delle foglie, l’autunno porta con sé le solite polemiche sulla caccia fatte di triti luoghi comuni sull’ “esercito di doppiette che invadono le campagne”, le “crudeli stragi di uccelli migratori”, le “ le specie a rischio d’estinzione a causa del piombo dei cacciatori “ e così via.

Chissà perché il cacciatore che percorre i monti e la campagna col suo fucile  suscita tanta avversione, mentre il pescatore con la sua canna da pesca è visto con maggiore benevolenza dagli opinion-makers progressisti e il subacqueo  gode perfino di una certa considerazione anche negli ambienti radical-chic.

E’ un mistero come i cacciatori,  sfidando l’ universale riprovazione sociale, i costi e le infinite limitazione di regolamenti sempre più restrittivi, continuino imperterriti a praticare l’esercizio venatorio. Una risposta a questo interrogativo viene da questo bel racconto recentemente pubblicato da  Domenico Livoti 


ESSERE ALL’ERTA

 di Domenico Livoti - Quando i Larici si Coprono D’Oro; ed. MONTEDIT- 2009).

-- La risposta la troverai nella Natura! --

Era una delle raccomandazioni di un musicista tedesco a un ragazzo afrikaner in un film bello, ma poco conosciuto.

Quando si hanno dei figli, la fase più difficile da superare è l’adolescenza, quella zona d’ombra in cerca di risposte e di un perché!

Fu così che decisi di portare mio figlio in montagna a caccia di galli forcello.

Rispetto a quelli che sono i parametri dei giovani d’oggi è tutto capovolto.

Sveglia prima dell’alba, quando invece la domenica si dorme fino a mezzogiorno.

Abbigliamento pratico e confortevole, quando invece la moda ti impone straccetti firmati.

Solitudine, quando invece la compagnia degli amici ama perdersi nella massa informe dei pub e delle discoteche.

Silenzio, quando invece la cacofonia della musica moderna ti assorda e ti rimbecillisce.

Atteggiamento all’erta, quando invece l’inerzia mentale ti irrigidisce in nuovi pregiudizi e ristrettezze morali.

-- Pa’, cosa vuol dire andare a caccia? Ha ancora un senso, oggi? --

E’ la domanda che ti aspetti sempre da chi osserva il tuo equipaggiamento quando decidi di uscire dalla modernità e di fare un tuffo nel passato e nella tradizione.

Se vuoi portare a caccia tuo figlio devi rispondere a queste domande, altrimenti è meglio andartene per conto tuo ignorando gli sguardi di disapprovazione e di sconcerto dell’intera famiglia.

-- “Andare a caccia” rappresenta una delle possibilità dell’essere umano.

E’ una condizione, un modo di essere tra gli infiniti modi di essere di un uomo.

Perché cancellarlo?

E’ come un ritorno alle origini, di quando l’uomo viveva in un orizzonte di esistenza animale.

Lo so, oggi non abbiamo bisogno di andare a caccia per rifornirci di cibo.

Però sentiamo più che mai il bisogno di un bagno naturale, di un’immersione in quel mondo in cui tu sei preda o predatore.

2 

E’ un binomio vitale, che nel mondo attuale del lavoro, della ricerca e della filosofia è sempre più in voga.

Cambia lo scenario.

Qui c’è la montagna con i suoi essenziali valori, lì c’è la modernità con i suoi valori spesso artificiali –

La montagna riluceva e brillava come uno scrigno pieno di gioielli.

L’autunno cantava la sua canzone più bella, prima che l’avvento dell’inverno lo coprisse di un bianco oblio.

I larici fiammeggiavano di oro antico e un silenzio impalpabile veniva rotto ogni tanto dall’allegro frastuono di uno stormo di viscarde che faceva scorribande sul versante nord della montagna.

Le baite dell’Alpe Groppera in Valle Spluga se ne stavano rincantucciate, già con le finestre sbarrate e le porte attrezzate per lasciar fuori la neve che verrà.

Il giorno prima c’era stata una spruzzata e ora le chiazze bianche accoglievano gli aghi dei larici che, come una polvere d’oro, luccicavano nella splendida alba che preannunciava una giornata sfolgorante.

Emerse allora quel modo d’essere del cacciatore, quell’uomo all’erta, cui non sfugge nulla.

Il setter, dopo alcune sgroppate di pura felicità per l’erto pendio, cominciava a seguire con un certo criterio le segrete vie delle zaffate di selvatico che lo inebriavano fino a quando l’odore diventava così forte che tutte le fibre del corpo si immobilizzavano negli istanti sublimi di una ferma.

-- Vedi? – dicevo, mentre seguivo le evoluzioni del setter, -- Il cacciatore osserva in un modo completamente diverso dagli altri uomini, che hanno messo nel dimenticatoio questa antica pratica venatoria.

Il cacciatore è un uomo all’erta, per dirla con le parole del filosofo spagnolo Ortega y Gasset.

Non guarda solo davanti a sé, nella direzione che l’abitudine, la tradizione, il luogo comune e l’inerzia mentale suggeriscono.

Sono sempre parole del filosofo.

Il cacciatore si mantiene all’erta, è pronto a qualsiasi evenienza, la mente è libera perché deve essere pronta a intervenire nell’intero giro d’orizzonte.

3

Il gallo può “sfrullare” da qualsiasi parte.

E’ nel suo ambiente naturale.

Ci sente e il suo istinto cerca la soluzione migliore per evitare di diventare una preda.

Qui nel bosco l’uomo torna alla sua essenza di predatore e il tempo con le sue evoluzioni e i suoi progressi non esiste più. –

Ma non si può e non si deve stare troppo dietro alle parole quando si è dentro il santuario di un bosco autunnale.

Improvvisamente il cane si bloccò e il muso si protese in modo feroce e determinato verso un punto della macchia di rododendri e di mirtilli.

La magnifica proiezione animale verso una possibile preda.

Ai sensi intorpiditi dell’uomo moderno sfugge questa ricerca.

Gli occhi frugano nel folto, ma non vedono, il naso si protende, ma non sente.

Solo il silenzio è palpabile.

Solo la sacralità di un ambiente intatto commuove lo spirito

Si produce nel contempo nell’animo un fondo inquieto di coscienza davanti alla morte che si sta cercando di infliggere a un magnifico rappresentante del mondo animale.

Guardo mio figlio e forse la stessa inquietudine si è diffusa nella sua coscienza.

Ma il tempio è così immaginifico, e l’attimo così seducente che quella inquietudine sparisce come nebbia al sole.

-- La vita e la morte, così vicini che ne senti la forza e l’asprezza! – riesco a sussurrare al suo orecchio.

L’uomo all’erta viene distratto da questo pensiero e l’uccello si alza con un frullo fantastico che riempie le nostre orecchie.

Un secondo di tempo per fermare il volo tra le colonne dei larici dorati.

Un secondo, in cui devi anche stabilire il sesso della preda.

Un incredibile intreccio di deduzioni che mischiano i colori, gli odori, le vibrazioni e la magnificenza di un animale che sfreccia nel giro di pochi attimi nella magia del bosco.

-- Pa’? –

4

Ma il nero del manto non c’è!

Non c’è quell’abbaglio bianco sotto le ali!

Il setter si gira dubbioso e poi parte al vano inseguimento.

-- E’ una femmina di gallo! --

Il senso di inquietudine svanisce e rimane nell’intimo la visione di un uccello che si rivela solo ai privilegiati, agli scorridori delle montagne, agli amanti di quel puro attimo che è l’azione di caccia.

-- Sei deluso? – chiedo a mio figlio.

-- No! E’ stato stupendo! –

Scendiamo dal monte ognuno con il suo bagaglio di emozioni.

Spero che mio figlio abbia capito la lezione più importante: la riuscita non è essenziale alla caccia!


Nietzsche

A cura di Sossio Giametta

Il filosofo impara dalla vita. Impara anche dagli altri filosofi, dai loro libri, ma impara soprattutto dalla vita. Schopenhauer cita tra i suoi maestri Kant, Platone e gli orientali, ma sottolinea sempre che la prima maestra è stata per lui la vita. Ciò nonostante, per capire bene un filosofo, bisogna sapere a chi è succeduto e a chi ha reagito nella storia della filosofia. L’ha detto tra gli altri Bergson, senza dire con ciò granché di nuovo: ogni filosofo pensa in reazione a un altro pensatore. Si applica ai filosofi la legge che uno dei primi filosofi greci, Anassimandro, applica a tutti gli esseri: sono tutti commessi alla fine, “secondo l’ordine del tempo”, per una legge di giustizia. Cioè perché, con l’unilateralità che ciascuno rappresenta e non può non rappresentare, infrangono l’unità, la compattezza, l’integrità, l’universalità della vita. Il filosofo successivo è dunque la correzione e l’incremento, per contrasto e integrazione, del filosofo precedente, in corrispondenza – è importante notarlo – della successione delle epoche, che essi sempre rappresentano e che sono, come ha detto Platone, le facce cangianti dell’eternità. Qui eternità equivale a unità, compattezza, integrità, universalità.


Dunque per capire bene Nietzsche è importante notare quale sia stato il suo maestro e a chi egli, con la sua opera, reagisca. Il maestro di Nietzsche, l’unico suo maestro, come egli stesso ha detto, pur essendo stato influenzato da decine di autori, è stato Arthur Schopenhauer. Vedremo che Nietzsche reagisce, nel modo più grandioso, a Schopenhauer e al suo pessimismo, anche se non con un sistema filosofico opposto, come magari avrebbe voluto ma che non era nelle sue corde, bensì con un chiasma, attuato con i mezzi a lui propri di moralista-poeta.


...


L'innocenza di Zarathustra

Ottobre 2011 A cura di Marcello Veneziani

Ieri eravamo a festeggiare un compleanno in contumacia: eravamo a Sils Maria nella casa di Friedrich Nietzsche a celebrare il suo compleanno, il 167esimo. Colpisce la piccola stanza dove soggiornava il profeta di Zarathustra. La grandezza di un destino nel piccolo spazio di una camera. Il cielo in una stanzetta. Eravamo con il suo principale medium, Sossio Giametta, traduttore dell'intera opera di Nietzsche che festeggiava a sua volta, con un nascente premio Nietzsche a lui assegnato, le nozze d'oro con Zarathustra, cinquantanni di traduzioni e opere su di lui. Eravamo con altri studiosi e appassionati, poi con Mina e Lisanna e il circolo La Torre di Chiavenna che ha organizzato a Piuro il primo seminario su Nietzsche, dove il pensiero si calava nel paesaggio e si prolungava nelle passeggiate nei luoghi nietzscheani dell'Engadina. Qui Nietzsche ritrovò Zarathustra che aveva incontrato per la prima volta sul mar ligure camminando verso Zoagli, e qui, sul lago di Silvaplana, presso Surlej, su un masso a forma di piramide ebbe in forma d'estasi l'illuminazione dell'Eterno Ritorno. Qui a Sils-Maria Nietzsche visse solitario l'estate del suo pensiero per otto fertilissimi anni tra il 1881 e il 1888, prima che le tenebre scendessero nella sua mente. E' bello vedere quel paesaggio con gli occhi di Nietzsche, vedere le cime della Volontà di potenza e i tramonti dell'Amor Fati, le passeggiate di Zarathustra al mattino e al meriggio e gli Eterni Ritorni del sole.  

Come è lontano quel Nietzsche solitario di Sils-Maria dal Nietzsche tempestoso indicato come il mandante filosofico di tanti orrori storici e altrettanti errori di pensiero della nostra epoca. Come è noto, Nietzsche fu prima considerato il padre putativo del fascismo e del nazismo. Poi, più recentemente, del superuomo di massa e perfino di borsa, dei rambo più spietati e dei macho palestrati, del delirio estetico e dionisiaco, tra sesso, fumo e trasgressione. E fu considerato il Deicida per eccellenza, il filosofo della Morte di Dio e dell'avvento del nichilismo. E non solo, videro in lui il distruttore di tutti i valori e il primo ispiratore della negazione della realtà e della verità nel nome della superba volontà di potenza. 

Per cominciare, Nietzsche non è il compendio del Novecento e dei suoi orrori. Il suo pensiero impolitico guarda oltre l'abisso della storia e delle ideologie; e il Novecento, soprattutto nella prima metà, fu invece un secolo versato interamente nella storia e nelle ideologie. Lui stesso disse che mi si comincerà a comprendere nel Novecento ma mi si comprenderà appieno solo a partire dal terzo millennio. Il suo pensiero va oltre la storia e i suoi scenari, la sua stessa idea di Grande Politica mira a oltrepassare la storia e l'umanità del suo tempo. 

In secondo luogo, Nietzsche non uccide Dio ma ne descrive la morte nella nostra epoca. E anche del nichilismo Nietzsche è sismografo ed è profeta, nel senso che lo vede e lo prevede; ma non lo invoca, semmai se ne fa una ragione.

Pochi mesi fa Benedetto XVI ha indicato in Nietzsche il profeta dell'ateismo e del nichilismo, e del rifiuto superbo dell'umiltà e dell'obbedienza; ma tornando in Germania il Papa ha poi detto che sono più vicini a Dio i non credenti  irrequieti, piuttosto che i credenti di routine. In questa luce, Nietzsche sarebbe più vicino a Dio rispetto ai farisei e ai credenti spenti che seguono la fede per forza d'inerzia. E fu questa, del resto, l'idea di pensatori cristiani come Max Scheler e Gustave Thibon, ma anche di Sciacca e Del Noce. 

Quanto al superuomo di massa della nostra epoca, non so che legami pur vaghi ci possano essere tra Zarathustra e Superman, tra Dioniso e Vasco Rossi o Jim Morrison, tra il filosofo dell'Amor fati o l'asceta dell'Eterno Ritorno e i Rambo, i Palestrati, gli uomini di Borsa, o perfino Erika e Amanda Knox. Certo, la volontà di potenza di Nietzsche non basta a spiegare la natura umana, accanto ad essa vibrano altre volontà anche opposte: per esempio, la volontà di annientarsi, che poi Freud chiamerà istinto di morte, pulsione suicida; la volontà di trascendersi in una dimensione superiore ed impersonale; la volontà di amare e perfino di annullarsi nell'amare; e sotto tutte, la più umile e primaria volontà di vivere, che aveva descritto Schopenhauer che come Nietzsche fu Biosofo più che filosofo. Pensatore della vita più che della logica.

Ma oggi Nietzsche è inchiodato soprattutto a una citazione, “Non esistono fatti ma interpretazioni” che vorrebbe essere il riassunto cinico di un'epoca che nega la verità, la realtà, e insieme nega le regole, per affidarsi solo all'arbitraria e soggettiva interpretazione personale. In realtà, Nietzsche in quel passo polemizzava con il positivismo del suo tempo, con il feticismo assoluto dei fatti; intendeva negare che i fatti isolati dal contesto, dalle cause e dai soggetti che li vivono, potessero da soli spiegare la realtà. Perfino San Tommaso, maestro di metafisica e realismo, dice che la verità è il combaciare di intelletto e realtà, non basta la sola fisica dei fatti a spiegare la vita, il mondo, le cose. Analogamente Nietzsche non invoca la distruzione dei valori ma la loro trasvalutazione e aggiunge un'osservazione decisiva: in mancanza di valori tocca a noi essere valorosi, cioè di caricarci sulle nostre spalle di tutto il peso della perdita di valori. Il mare, i monti, il pensiero di Nietzsche ondeggia tra questi estremi. Non è la storia ad accogliere la sua solitudine, ma la natura, il ritmo del cosmo, la disperata allegria dell'uomo che tramonta ed eternamente ritorna. L'innocenza tragica e giocosa di Zarathustra. 


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