Saldi di fine stagione - Francia, Olanda e Germania svendono le scorte inutilizzate del vaccino contro l'influenza suina

07/01/10 di Massimo Pozzoli

Il Santo Padre, rivolgendosi ai fedeli nel corso dell’Angelus della prima domenica del 2010, ha esortato tutti a non fondare le proprie speranze su “improbabili pronostici” e anche sulle “previsioni degli economisti” ricordando come il futuro sia nelle mani del Padre Eterno e anche dell’uomo quando questo agisce in conformità ai disegni divini.

Alcuni commentatori hanno ipotizzato che il papa si riferisse ai maghi ed indovini che ogni capodanno imperversano con il loro oroscopi. Tuttavia, anche se molto improbabile, non si  può escludere in assoluto qualche riferimento agli epidemiologi, i biostatistici e gli esperti  degli organismi internazionali di sanità che, nell’aprile del 2009, a seguito dei primi casi di influenza suina manifestatisi in Messico,  vaticinarono una pandemia dalle conseguenze catastrofiche, ingenerando nell’opinione pubblica un panico indescrivibile. I media hanno poi fatto il resto nel provocare una sorta di isteria collettiva, enfatizzando i pochi casi fatali associati alla malattia e mostrando in modo ossessivo le immagini di  gente comune che indossava pubblicamente mascherine protettive.


'Da abolire anche l'inno 'Dio salvi la regina'?

01/07/10 Di Pier Luigi Fornari per Avvenire


«A volte Dio non ascolta le preghiere come è accaduto nel caso di una certa partita di calcio alcuni giorni fa…». Il coraggio dell’umorismo sul deludente esito della Gran Bretagna ai mondiali contraddistingue immediatamente Joseph Weiler, forse come un patrimonio comico hiddish, in un ambiente dove l’aplomb è di rigore. C’è sacrale silenzio quando entra la corte della Grande Chambre. Il famoso giurista ebreo, kippah in testa, non magnetizza l’attenzione solo per le sue battute, ma anche quando accumula fatti per fondare le argomentazioni di diritto. È uno di questi fatti che dà lo spunto per la battuta, che forse non farà ridere Fabio Capello.

«Uno Stato non è obbligato nel sistema della Convenzione dei diritti umani (alla base della Corte di Strasburgo, ndr) a sposare la laicità», afferma Weiler intervenendo alla Grande Chambre a sostegno delle memorie di Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, Federazione russa e Repubblica di San Marino, tra i Paesi che si sono schierati in favore della posizione italiana. «Dall’altra parte del Canale c’è l’Inghilterra nella quale c’è una Chiesa di Stato, in cui il capo dello Stato è anche il capo della Chiesa, i leader religiosi sono membri, di diritto del potere legislativo, nel quale la bandiera reca la croce e l’inno nazionale è una preghiera a Dio di salvare il monarca, e concedergli vittoria e gloria».
Il giurista statunitense non pensa che «tutti coloro che cantano "Dio salvi la regina" credano in Dio», ma pensa che «sarebbero scioccati se si dicesse che questa frase va cambiata o tolta perché offende qualcuno». Magari un giorno la Gran Bretagna deciderà di cambiare o togliere questa frase, ma questa non è una decisione che può essere presa dalla Corte, obietta Weiler. Il punto confutato è l’affermazione di Strasburgo nella sentenza del 3 novembre secondo cui la "neutralità" dello Stato è incompatibile con «qualsiasi tipo di potere da parte sua di valutare la legittimità di convinzioni religiose o i modi di espressione di quelle convinzioni». La domanda è se nel Regno Unito non ci sia di fatto un certo tipo di valutazione di un credo religioso. Ma non è uno splendido isolamento: più della metà della popolazione europea vive in Stati che non possono rientrare nella definizione francese di laicità.

E poi in Inghilterra, secondo la logica di Soile Lautsi – la cittadina italiana di origini finlandesi che ha fatto ricorso alla Corte di Strasburgo chiedendo la rimozione del crocifisso dalle aule – cosa dovrebbero fare ebrei, cattolici, e musulmani di fronte alla foto della regina appese nelle classi?

L’assetto europeo, con la concezione francese della laicità da una parte e sistemi di tipo inglese dall’altra, costituisce secondo l’esperto di diritto una grande lezione di pluralismo e tolleranza. Compito della Corte è preservarla anche di fronte alle sfide della immigrazione. Ma la principale divisione oggi nei nostri Stati, a riguardo della religione «non è, per esempio tra cattolici e protestanti, ma tra i religiosi ed i secolarizzati», continua Weiler. Il secolarismo, la laicità francese, conclude il giurista americano che ha difeso le radici giudeo-cristiane dell’Europa, «non è una categoria vuota che significa assenza di fede». Perciò «è giuridicamente falso adottare una posizione politica che divide la nostra società, e rivendicare che in un certo senso è neutrale


La pupa e il sermone

24/05/10 Di Eugenio Benetazzo per www.eugeniobenetazzo.com

Con il termine “pupa” nell’immaginario collettivo solitamente si fa riferimento ad un provocante esemplare di mammifero femmina appartenente al Genere Homo Sapiens Sapiens. In vero se volessimo ancora fregiarci di questa nomea senza usurparne il titolo, il termine “pupa” identifica in ambiente scientifico lo stadio incompleto di un processo di metamorfosi (solitamente animale). Si parla sovente infatti di “stadio pupale” riferendosi alle mutazioni che avvengono in natura studiando gli insetti, in cui la “pupa” rappresenta la muta di una larva. Lo stadio pupale si svolge in uno stato di quiescenza, talvolta protetto all’interno di involucri di varia natura all’interno dei quali si verifica il passaggio da uno stadio giovanile a quello adulto: il classico esempio di uno stadio pupale è il bozzolo di un bruco (denominato crisalide) dal quale fuoriesce una farfalla.
 
Per chi non lo avesse ancora capito il nostro paese sta attraversando uno stadio pupale. Un lento processo di metamorfosi che lo sta cambiando su più fronti: il punto interrogativo che dovremmo tutti porci è quale sarà il risultato finale di questa trasformazione ? Cosa saremo ? Una nuova farfalla oppure un insetto sgradevole e ripugnante alla vista ? Proviamo a fare alcune considerazioni fuori dal coro, che tuttavia moltissimi lettori giudicheranno molto scomode, ma non per questo non veritiere. Il nostro paese sta cambiando in seguito a due sorprendenti mutazioni, la prima riguardante il fronte sociale e la seconda quello industriale. Partiamo dalla prima pertanto.  Il tessuto sociale italiano è iniziato a cambiare a seguito di due gradienti evolutivi che la maggior parte di tutti noi ha accettato con eccessiva leggerezza: una emancipazione femminile esageratamente controproducente che ha portato ad eccessi nel costume sociale e nella viat di tutti i giorni e l'ingresso senza alcun genere di controllo di etnie extracomunitarie disposte a tutto pur di migliorare il loro poverissimo stile di vita. Il primo gradiente ha causato la nascita di una fascia sociale (prettamente maschile) dai mezzi di sostentamento economici molto limitati: sto parlando di centinaia di migliaia di padri trentenni e/o quarantenni che sono costretti a pranzare alla Caritas o a ritornare dalla mamma in quanto il peso degli alimenti alla ex moglie rende impossibile una vita decorosa. 

Questo chiaramente ha conseguenze economiche che adesso cominciamo appena a percepire. In meno di trent'anni la coesione della famiglia tradizionale italiana (che ha rappresentato uno dei punti di forza del nostro paese ed anche l'invidia che suscitavamo agli altri) si è, anno dopo anno, sempre più ridimensionata sino ormai al suo completo annullamento.  I matrimoni “drinkcard” sono all'ordine del giorno: tuttavia l'emancipazione femminile spinta all'eccesso è costata molto cara anche alla donna che vede ora nel maschio un partner debosciato ed insicuro, intimorito dall'idea di intraprendere una relazione seria, per le possibili implicazioni economiche in caso di default matrimoniale. Allora si preferisce piuttosto creare un circuito farlocco di relazioni ed effusioni sentimentali incentrate sulle disponibilità dei “trombamici” (uomini o donne che si rendono disponibili per rapporti sessuali a chiamata senza impegni e vincoli di natura sentimentale). Questo è avvenuto parallelamente in tutti i paesi occidentali, ma nel nostro gli effetti di questa devoluzione sono stati più incisivi: i bamboccioni che stanno a casa con la mamma per paura di un matrimonio che ti metta fuori combattimento fa parte di un pensiero dominante della nostra epoca. Non voglio esprimere giudizi: ma ognuno di voi giudichi se si viveva meglio all'inizio degli anni settanta oppure adesso, chiaramente in termini di stabilità e pianificazione familiare.

Il secondo gradiente ha invece permesso l'entrata di milioni di individui extracomunitari, con il solo scopo di offrire loro una occupazione (solitamente di manovalanza) mal retribuita: questo ha consentito a grandi aziende e gruppi industriali di sostenere minori oneri per l'attività manifatturiera ed al contempo ha abbassato copiosamente i livelli reddituali dei lavoratori italiani. Oltre a questa straordinaria opportunità economica per le maestranze operaie italiane, abbiamo dovuto assistere anche alla proliferazione di deliquenza e criminalità dilagante nelle nostre città. Tutto questo perchè l'integrazione (che non esiste di fatto) ci è sempre stata disegnata come una grande opportunità di crescita per il paese. A distanza di anni abbiamo visto solo crescere la delinquenza, la criminalità, lo spaccio di droga, lo sfruttamento della prostituzione ed il disagio di chi vive nelle città oggetto di insediamento da parte di queste etnie.

La seconda mutazione, quella che ci ha portato allo stadio pupale, riguarda invece la trasformazione del potenziale imprenditoriale ed industriale. Forse piu che di trasformazione si dovrebbe parlare della polverizzazione di quello che rimaneva. Il miracolo economico è scaturito perchè ci siamo messi a produrre e realizzare tutto quello che consumavamo, dalle automobili alle scarpe. L'attività produttiva era il cuore ed al tempo stesso la ricchezza del paese: creando posti di lavoro, generando gettito fiscale e producendo benessere. Da oltre cinque anni abbiamo intrapreso la strada opposta: smobilizzando le fabbriche ed importando da fuori quello che un tempo realizzavamo in casa nostra. Fermatevi un momento a riflettere la mattina quando vi alzate: dal rasoio ai vestiti, dal lavandino alle sedie del salotto, niente di tutto questo viene piu prodotto in Italia. Il che si traduce in milioni di posti di lavoro che mancano all'appello ed in miliardi di euro di gettito fiscale in meno. Da paese un tempo manifatturiero stiamo diventando un paese avventuriero. Non ho dubbi che cosa uscirà dalla crisalide.

Con il termine “sermone” si suole indicare un discorso di ammonimento e/o di rimprovero oppure la predica rivolta ai fedeli da un pastore protestante all'interno di una comunità cristiana. In Italia non piacciono i sermoni, nemmeno quando a farli è lo stesso Benedetto XVI. Stiamo vivendo un mese di profonda tensione finanziaria a causa del possibile default della Grecia. Quello che poteva sembrare impossibile due anni fa oggi è una realtà plausibilissima. Ritengo che anche a voler ascoltare un sermone su quello che potrà accadere, il tutto rimarrà come sempre inascoltato o mal apprezzato. Deltronde anche quattro anni fa mi derisero per quello che ipotizzavo sarebbe accaduto a livello planetario: gli stessi ora mi invitano ai talk show o mi chiedono di scrivere nel loro quotidiano. 

L'escalation finanziaria non lascia molto all'immaginario: dopo Grecia, Portogallo e Spagna, toccherà all'Italia (e forse anche all'Inghilterra). Ho già avuto modo di scrivere sull'argomento, la domanda che tuttavia mi pongo ora è che tipo di Italia si troverà a reagire ad un momento infelice avendo subito una metamorfosi cosi radicale, tanto da non riconoscerla quasi più ? La perdita di coesione familiare unita all’incapacità di una coppia moderna separata di supportarsi a vicenda in un momento diridimensionamento economico, la presenza di individui extracomunitari che sanno come arrangiarsi (a modo loro) quando la tal azienda delocalizza o fallisce, tutto questo difficilmente disegna un quadro di conforto sul come verrà affrontata l’uscita dallo stadio pupale per l’ormai defunto Bel Paese. Come ci raccontava Dante entrando all’Inferno: lasciate ogni speranza, voi che entrate.


Messori: via dagli uffici la foto di Napolitano

04/11/09 Intervista di Andrea Tornielli pubblicata su'Il Giornale'

«Seguendo questa logica pericolosa e settaria, dovendo rispettare anche i sentimenti politici oltre che quelli religiosi, perché non chiedere che dagli uffici pubblici sia tolta l’effigie del presidente Napolitano?». Vittorio Messori è in Spagna, per l’uscita del suo ultimo libro, ma non rinuncia a ragionare anche provocatoriamente sul tema del giorno.

Come reagisce alla sentenza di Strasburgo?
«Sono rattristato, amareggiato ma non scandalizzato. L’amarezza nasce da questa considerazione: da molto tempo ormai il crocifisso non è più soltanto un segno religioso, ma è diventato un simbolo umano per eccellenza, il simbolo dell’ingiustizia e della resistenza al male».

Volerlo cancellare è un’offesa alla religione cristiana?
«No, è un’offesa, anzi un peccato contro la storia. Il cristianesimo, la croce, ha a che fare con le origini della civiltà europea e dunque questa sentenza non va contro la religione, ma va contro la nostra storia e il senso della realtà».

Perché è importante il riferimento alle radici cristiane dell’Europa?
«Senza il cristianesimo il nostro continente non esisterebbe o nel caso esistesse, sarebbe assolutamente diverso. Nel V-VI secolo l’Europa non esisteva più, invasa da popoli nuovi provenienti dal Nord. L’amalgama tra la romanità e i barbari fu soltanto la Chiesa cattolica. Furono quelle ventimila abbazie che costellarono il continente, dalla Scozia a Pantelleria, da Lisbona fino a Kiev. I monaci hanno dato un contributo essenziale alla formazione della nostra civiltà».


Quei teppisti chic della sinistra pronti allo sfascio

09/10/09 Di Marcello Veneziani per 'Il Giornale'

Un paese svogliato viene spinto sull'orlo della guerra civile. Un paese ammosciato, chiuso nel proprio ambito privato, viene eccitato e avvelenato ogni giorno, con dosi sempre più massicce, al punto da spingerlo, come non accadeva da decenni, a odiare il prossimo suo più di se stesso. Un paese assediato da una minoranza di colore (ideologico) che gioca allo sfascio del paese e del suo governo in tutte le sedi, interne e internzionali, giudiziarie e mediatiche. E' quel che accade nell'Italia del 2009 attraverso un fuoco incessante che passa dai giudici alle escort, dagli europarlamentari ai giacobini feroci del video, della politica fino alle loro milizie, armate di veleno che   ulcerano redazioni, scuole, università, programmi e salotti. Dal de bello fallico di quest'estate al de bello civili autunnale, parafrasando Cesare: ora non resta che Bruto con le sue pugnalate. Finora abbiamo parlato della guerra nei Palazzi, e tra i Palazzi, quelli ove siedono i governi voluti dal popolo a quelli ove siedono i signori delle oligarchie.


Tornano in libreria 'I colloqui di Mussolini con Brand e Zarathustra' di Donatello D'Orazio

27/10/10 di Renato Besana

Soltanto la tenacia d’un piccolo editore, Solfanelli, ha saputo sottrarre all’oblio Donatello D’Orazio (1896-1986), di cui tornano in libreria “I colloqui di Mussolini con Brand e Zarathustra”, apparsi per la prima volta nel 1956. Sono brevi pagine di lampeggiamenti e malinconie, che molto raccontano anche del suo autore: abruzzese di Chieti, critico letterario, sua la prima recensione di Svevo, inviato speciale e corrispondente di guerra, D’Orazio fu anche romanziere e saggista acuto, senza enfasi né pedanterie, come in “D’Annunzio del libro mancato”, uscito postumo lo scorso anno.

Chi lo conobbe di persona lo descrive come un gentiluomo d’altri tempi, austero e salace, maestro nell’arte oggi smarrita della conversazione (Evola? Ah sì, quell’ufficialetto elegante). Doti, queste, che si ritrovano nei “Colloqui”. L’incipit mescola sapientemente realtà dei fatti e finzione narrativa: Mussolini, arrestato nel pomeriggio del 25 luglio, viene tradotto qualche giorno più tardi a Ponza. Gli portano “un po’ di roba, come capita a tutti i carcerati”; tra le sue cose, dove avrebbe dovuto esserci uno specchio, trova un volume con il teatro di Ibsen, compreso il “Brand”. Il 29 luglio, per il suo compleanno, riceve da Hitler l’opera omnia di Nietzsche. La metafora trasparente dei libri che si fanno specchio è la chiave interpretativa offerta ai lettori: i personaggi dell’invenzione letteraria costituiscono ciascuno un doppio del dittatore.   

Zarathustra, a sua volta, trova un doppio in Brand, che ne rappresenta lo specchio oscuro: l’uno scende dalla montagna con il dono di parole fiammeggianti e l’altro vi risale, inseguendo la propria rovina. Il protagonista del dramma ibseniano è un pastore protestante prigioniero d’una fede rigorista, senza perdono; il suo “tutto o niente” lo conduce a perdere la comunità che gli è stata affidata, la madre, la moglie, il suo stesso figlio, finché, corroso dalla follia, trova la morte tra i ghiacci insieme all’ultima, stralunata compagna.


Omaggio a Gianfranco Miglio

Agosto 2009 Marcello Veneziani

Il 10 Agosto ricorre l'ottavo anniversario della scomparsa del Professor Miglio grande studioso della politica, vincitore del Premio Madesimo nel 1996 insieme a Marcello Veneziani e presidente onorario del nostro Circolo dal 1999 .  Il Circolo  affida a Marcello Venziani il compito di ricordarne la figura e l'opera.  


Nostalgia padana. Io uomo del sud, inguaribilmente italiano, romano, mediterraneo e meridionale, ho nostalgia canaglia dell'inventore della Padania. Parlo di Gianfranco Miglio, che passa sui giornali per l'ideologo della Lega e il fondatore della Padania. Ma lui ideologo non fu, ma gran scienziato della politica, studioso e un po' stregone, il più grande allievo nostrano di quel mostro di lucidità e cattiveria che fu Carl Scmhitt. E difatti Schmitt, negli ultimi anni della sua vita, definì Miglio il pensatore della politica più lucido d'Europa. La Lega lo sta riscoprendo come suo padre spirituale, e fa bene. Ieri al circolo della stampa di Milano, Roberto Maroni, il direttore della Padania Leonardo Boriani, Mario Borghezio, Albertoni e Rognoni ed io, abbiamo ricordato il professor Miglio in occasione della ristampa di un suo libro del '42. Fu lui alla fine degli anni ottanta a scoprire, come Cristoforo Colombo, la Padania in un viaggio da casa a casa, che fece intorno al suo giardino. Ci arrivò tramite il federalismo, la secessione, le macroregioni, le sue tre caravelle.

Ma io, che mi sono fermato qualche Miglio indietro, vorrei ricordare due tre cose di lui che precedono la scoperta della Padania. In primo luogo Miglio fu tra i primi in Italia che spezzò il circuito cerimonioso degli adoratori della democrazia parlamentare e del formalismo giuridico. E importò categorie toste come il conflitto alle origini della politica, la dialettica amico-nemico, come l'aveva figurata Schmitt, l'idea del leader come decisore, il legame fiduciario diretto tra capo dell'esecutivo e popolo.  Mi ricordo ancora da ragazzo quando studiavo un esame di filosofia della politica e scoprì tra tanti Bobbio, Passerin d'Entreves ed altri studiosi che oscillavano tra il pensiero liberale e il pensiero marxista, passando per il socialismo e il cattolicesimo democratico, le pagine toste di questo Professore della Cattolica, preside di facoltà, che guardava alla realtà della politica con realismo crudo, e citava quel terribile Schmitt che era stato cassato dalla cultura politico-giuridica del tempo perchè infettato dal nazionalsocialismo. Mi avvicinai a Schmitt a causa sua, prima che lo scoprissero poi a sinistra Tronti e Cacciari, e poi tanti altri.

Ritrovai Miglio nei primi anni ottanta quando all'epoca di Craxi dette forma compiuta al presidenzialismo con il gruppo di Milano. Disegnò una reprubblica presidenziale. Più tardi mi dirà, quando gli ricorderò queste sue imprese, che quel gruppo però era composto da antifederalisti; ma lui ne era il capo...Da allora Miglio cominciò quella sua lotta con la Costituzione, che chiese di riformare, anche con qualche strappo. Non era di quelli che credevano all'intoccabilità della Costituzione, la considerava un frutto della storia e non della religione, dunque modificabile.

Ma Miglio entrò a far parte dei miei pochi riferimenti viventi quando teorizzò una Repubblica mediterranea per l'Italia. Scrisse memorabili pagine per rivendicare la peculiarità italiana. L'Italia, disse non è come i paesi nordici e protestanti, in cui vige il comando impersonale della legge; ma è un paese mediterraneo in cui conta molto la mediazione personale. Da qui dunque l'idea di una repubblica con un leader carismatico e fondata su un rapporto fiduciario e diretto tra popolo e leader. Anche perchè Miglio, che riconosceva schmittianamente l'autonomia sovrana della politica, non amava il dominio delle oligarchie, finanziarie, tecnocratiche o d'altro tipo. Non voleva neutralizzare la politica ma caricarla di pathos decisionista e partecipativo. Oggi lo chiamerebbero populismo, ma Miglio  era sicuramente un fautore del decisionismo su base popolare.

Quando diventò teorico del federalismo, della Lega e della secessione, io gli ricordai in più occasioni, anche nel libro che scrivemmo insieme e che Libero ha ripubblicato (il dialogo Padania, Italia), la sua repubblica mediterranea. Ma lui spiegò la sua mutazione con una lucida deviazione. Disse che la repubblica mediterranea era stata pensata per l'Italia, dunque per roma e il sud, non per la padania. E si ritirò in una cultura nordico-protestante che era estranea al suo humus cattolico e schmittiano.

Ci vedevamo quasi ogni estate a Madesimo con Miglio, perchè presiedevamo un premio che avevamo per primi condiviso nel '96. L'ultima volta che lo vidi la sordità era peggiorata e le sue orecchie appuntite, che sembravano le antenne di un alieno, si erano ancor più divaricate come se se cercassero disperatamente di captare le parole. C'era uno strano feeling con lui, nonostante avessi la metà dei suoi anni e fossi dell'altra metà d'Italia. Ma lui non era un accademico pomposo; gli piaceva anzi fare un po' il genio del male, di quelli che predicono catastrofi, con una punta di sadica allegria. Grazie a lui la cultura politica riprese il contatto con la terra, sottraendosi al non-luogo e riscoprendo le identità territoriali. Peccato che non ebbe la possibilità di fare il ministro della riforme nel primo governo Berlusconi, che fu affidato curiosamente a tale Speroni, forse per non scontentare i professori del Polo (Miglio, Urbani, Fisichella ed altri). Ma i tempi e i modi della politica non sono quelli della cultura. Vale per lui quel che accadde a Machiavelli che quando scrisse il Principe donò il primo esemplare a Lorenzo de Medici - che non era Lorenzo il Magnifico- insieme a due cani da caccia. E il sovrano apprezzò molto i due segugi, trascurando il libro...Ma Il Principe di Machiavelli restò nei secoli e nel mondo; di quel Lorenzo, invece, non si ricorda nulla, quasi come i suoi cani.


C'eravamo tanto amati

30/05/09 Di Eugenio Benetazzo oper www.eugeniobenetazzo.com 30/05/2009


Chi segue le mie indicazioni ed i miei outlook macroeconomici si ricorderà molto bene di come dall'inizio del 2008 abbia sempre consigliato il posizionamento in titoli di stato tedeschi, preferendoli di gran lunga ai titoli di stato italiani.  Chi avesse partecipato ai seminari finanziari di fine 2008 e di inzio 2009 o chi avesse recentemente letto il libro intervista Banca Rotta ha recepito di come il titolo di stato tedesco potesse essere considerato come il titolo di stato più sicuro da detenere in portafoglio per dormire sonni tranquilli.  A distanza di oltre sei mesi mi sento di non avallare ancora questa ipotesi, in quanto ritengo, e non sono il solo, che anche il titolo tedesco (Bund a 10 anni e Bobl a 5 anni) possa in futuro riservare qualche spiacevole sorpresa (non è molto probabile, tuttavia è possibile, soprattutto per quello che sto per raccontare tra poco).

Il detto di borsa che ha sempre condizionato ed orchestrato le mie scelte di allocazione patrimoniale rimane sempre lo stesso: preferisco essere troppo prudente che esserlo troppo poco. Questa mia considerazione si origina da mutate valutazioni che caratterizzano lo scenario macroeconomico e le potenzialità della locomotiva tedesca. Iniziamo con lo snocciolare alcuni dati tutt'altro che confortanti: dopo i primi cinque mesi del 2009, la Germania presenta un deficit di bilancio drammatico, senza precedenti dal dopoguerra ad oggi, oltre 80 miliardi di euro (oltre il 4 % del PIL), esposizione che lascia presumere ad un consistente aumento della fiscalità diffusa al pari di quanto sta già avvenendo in Islanda, Irlanda e Regno Unito.

Il debito sul PIL è aumentato vertiginosamente, oltre l'80 % entro il 2010, l'export tedesco ha subito una violenta contrazione di oltre il 25 %, mentre il debito pubblico tedesco diventa il terzo debito più grande del mondo dopo quello di Giappone ed USA (in termini quantitativi). L'andamento della spesa pubblica ormai incontrollata (500 miliardi solo per tamponare le difficoltà del sistema bancario tedesco) inizia a far lievitare inquietanti preoccupazioni sul futuro del paese sassone, non è casuale infatti la corsa all'acquisto di lingotti d'oro da parte di piccoli risparmiatori tedeschi che hanno portato la Germania a diventare il primo compratore al mondo di lingotti d'oro nel primo trimestre dell'anno (davanti a Svizzera ed USA): l'opinione pubblica è molto sensibile all'argomento temendo un ritorno di ondate inflattive stile anni trenta.

Recentemente la cartellonistica stradale nelle grandi città tedesche è pervasa da una provocante propaganda del NSM (Neue Soziale Marktwirtschaft) che ostenta come in 50 anni il debito pubblico gravante su ogni bambino tedesco sia passato dai 188 euro del 1950 agli oltre 22.000 euro di oggi. Sostanzialmente iniziano ad emergere istanze popolari che pretendono un sensibile ridimensionamento del welfare tedesco. Anche la Germania adesso fa i conti con il turbocapitalismo e con la strategia scellerata di abbracciare "sine ulla dubitatione" i processi di delocalizzazione industriale per aumentare la competitività delle aziende tedesche: tutto questo invece a distanza di tempo si trasforma in un radicale cambiamento delle dinamiche produttive che mirano a distruggere e frantumare le potenzialità dei distretti industriali tedeschi a favore del ponte commerciale con la Cina.

Aumentano di settimana in settimana le richieste di aiuto dal mondo imprenditoriale che esige prestiti e garanzie sui prestiti per continuare a stare in piedi. In considerazione di quanto menzionato sino ad ora e vista la caduta vertigionosa dei tassi di interesse, non mi sentirei più tanto sereno nella detenzione di titoli di stato tedesco, visto il recente mutamento dello stato di salute della Germania. Infatti potrebbe essere poco prudente in questo momento di mercato, esporsi finanziariamente con un paese che si sta sgretolando molo velocemente e che soprattutto ha visto lievitare vistosamente in poco tempo il proprio debito pubblico. Per questo motivo consiglio più opportuno un posizionamento attraverso un fondo obbligazionario di area governativa oppure un fondo di liquidità che diversifichi al proprio interno con titoli di stato sia dal punto di vista geografico che temporale (quindi con scadenze di rimborso di varia lunghezza).

In molti lettori mi scrivono chiedendomi su come intenda investire il mio patrimonio visti i recenti rialzi di borsa e l'inconsistenza di rendimento odierno di una operazione pronti contro termine o di un BOT: la risposta non è univoca ma varia con il mutare delle condizioni di mercato, ad esempio vi posso anticipare come verrà investito il patrimonio dell'arca di noè finanziaria (una holding di investimento configurata in società per azioni) che abbiamo costituito lo scorso anno assieme ad oltre 50 piccoli investitori, ognuno dei quali ha investito attraverso microconferimenti di capitale: un terzo del patrimonio verrà utilizzato in una gestione flessibile curata tra tutti noi azionisti per l'ingresso sui mercati azionari ed obbligazionari, un terzo sarà allocato in un fondo di private equity che investirà in piccole e medie imprese del trivento, ed infine l'ultimo terzo verrà utilizzato per l'acquisizione di un impianto fotovoltaico di recente realizzazione con 500 KW di potenza in Puglia.

Lo scopo è quello di essere il più diversificati possibile, non solo con investimenti mobiliari tradizionali, ma anche con investimenti in capitale di rischio legati ad attività imprenditoriali concrete e redditizie. Ormai il rischio di un evento Cigno Nero sul mercato (dal nome della teoria economica avanzata dal Prof. Nassim Taleb, il quale definisce un evento Cigno Nero come un evento finanziario di portata planetaria che nessuno è in grado di ipotizzare) espone tutti noi a possibili fenomeni di polverizzazione della ricchezza, pertanto investimenti considerati fino a qualche mese fa da cassettista sicuro (come l'acquisto di un bund) dovrebbe essere completamente rivisitati sulla base di mutate condizioni di mercato dell'intero pianeta. Di certo chi era abituato a vivere con rendite di posizione dovrà iniziare a cambiare radicalmente le proprie abitudini ed aspettative di rendimento.



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Primo Maggio in Catene

01/05/10 Di Massimo Fini per www.ilribelle.com


Non ho mai capito la festa del Primo Maggio, festa del lavoro. Che cosa, in realtà, festeggiano in questo giorno i lavoratori? La loro schiavitù. Non è una festa, gli "han fatto la festa". Il lavoro diventa un valore con la Rivoluzione industriale e i pensatori che cercano di razionalizzarla. Per Marx è "l’essenza del valore", per i liberal-liberisti è quel fattore che, combinandosi col capitale, dà il famoso "plusvalore". Prima il lavoro non era affatto un valore. Tanto è vero che è nobile chi non lavora e artigiani e contadini lavorano solo per quanto gli basta. Il resto è vita. Non che artigiani e contadini amassero il loro mestiere – che peraltro è un concetto diverso dal lavoro come spiega R. Kurz in "La fine della politica e l’apoteosi del denaro" – meno di un operaio di fabbrica o di un impiegato o di un ragazzo dei call-center, certamente lo amavano molto di più perché gli permetteva di esprimere le proprie capacità e la propria creatività, ma non erano disposti a sacrificargli più di tanto del loro tempo che è "il tessuto della vita" come dice Benjamin Franklin che peraltro lo usava malissimo: a fare denaro (anche scopare, per questo perfetto prototipo della borghesia protestante e autopunitiva, è una perdita di tempo, lo si fa "solo per la salute").


Serpico

19/12/11 Tratto da beppegrillo.it

Serpico, acronimo di Servizi per i Contribuenti, è un'applicazione della Sogei per controllare i conti degli italiani. Sogei è una società di informatica passata da Telecom Italia al Ministero dell'Economia nel 2002. Le informazioni che ci riguardano saranno contenute in un milione di miliardi di byte di memoria. Duemila server che gestiscono 22.000 dati ogni secondo. Grazie a questa potenza di fuoco ogni singola transazione dei nostri conti degli italiani verrà esaminata. Ogni versamento, ogni bonifico dovrà avere il suo perché, le sue motivazioni. Questo sarà possibile dal primo gennaio 2012, quando tutti i conti correnti saranno a disposizione del Fisco anche senza accertamenti in corso. E' un passo avanti verso la Repubblica Italiana dei Soviet. I Grandi Evasori non transano sul conto corrente, i Grandi Corruttori non fanno bonifici. Chi ha usufruito dello Scudo Fiscale non ha dato disposizioni alla banca per un versamento di 100 milioni di euro sull'estero.

Chi si vuole controllare? Il panettiere, il pensionato, l'artigiano, il piccolo imprenditore prossimo suicida perché lo Stato non gli paga le fatture? E quanto ci costa Serpico in uno Stato dove la banda larga è una misura dei pantaloni mentre lo Stato investe in centinaia di nuovi server?
Le transazioni sul nostro conto corrente fotografano la nostra vita: pagamenti per la scuola, per le vacanze, un prestito a un amico, la tessera annuale dei mezzi pubblici, il ristorante sotto casa. Noi e il nostro conto corrente siamo la stessa cosa. Il sapere che la mia identità, di contribuente onesto, è a disposizione di decine o centinaia di persone non mi sta bene. E' violazione della privacy. Chi mi assicura che i miei dati personali non saranno violati? Il rapporto non è più tra me e la mia banca, ma tra me e il Fisco. Si dovrà rendere conto a un funzionario di un bonifico di 1200 euro al proprio zio? Stiamo scivolando lentamente verso il controllo totale della vita dei cittadini. Il motivo addotto è che stiamo per fallire, che dobbiamo salvare l'Italia. Bene! Chi ci ha portato in questa situazione, a partire dai parlamentari, renda pubblico in Rete i movimenti del suo conto corrente degli ultimi cinque anni. Ogni membro di un'amministrazione pubblica che ha indebitato i cittadini restituisca i soldi. C'è poi una domanda da fare. A cosa servono le tasse se i nostri servizi pubblici fanno schifo e quei pochi che funzionano sono falcidiati dai tagli? Se pago voglio essere servito e riverito. Il padrone di questo Paese è il cittadino, non un Governo di banchieri neppure eletto. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?. Noi neppure.


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